VACCINOTERAPIA

Vaccini, ancora disinformazione

L’anno passato avevo scritto un intervento su questo argomento a cui rimando per i concetti generali sulle vaccinazioni, la loro storia, la loro utilità, la grande efficacia e la sostanziale innocuità. La questione però ha avuto notevoli sviluppi in questi ultimi mesi e ancor più negli ultimi giorni ed è perciò il caso di fare un aggiornamento. Le novità cominciano con l’iniziativa della Regione Emilia-Romagna che a novembre del 2016 ha approvato una legge: “Misura a tutela della salute pubblica e dei bimbi più deboli”.
di UAAR - A ragion veduta (sito) 
sabato 29 aprile 2017
  AGORAVOX
È la prima approvata da una Regione italiana, dopo il via libera dell’Assemblea legislativa alla riforma dei servizi educativi per la prima infanzia. Per accedere ai nidi, pubblici e privati, bisogna aver somministrato ai minori l’antipolio, l’antidifterica, l’antitetanica e l’antiepatite B, cioè i vaccini legalmente obbligatori. Poco tempo dopo arriva l’iniziativa della Regione Toscana che rincara la dose impedendo per legge l’accesso agli asili non solo a chi non ha eseguito le 4 vaccinazioni obbligatorie, ma anche a chi non ha effettuato tutte quelle raccomandate dal Piano nazionale prevenzione vaccinale (PNPV). E il nuovo PNPV 2017-2019 è probabilmente il più avanzato piano vaccinale al mondo. A questo punto mi pare opportuno fare un’osservazione relativa ai costi di un piano vaccinale.
Perché uno degli argomenti che più frequentemente vengono sollevati dagli antivaccinisti (sì, chiamiamoli col loro nome, anche se a loro non piace) è che la spesa per i vaccini è sostenuta sotto le pressioni della cosiddetta “Big Pharma” che, secondo i complottisti sarebbe il “cartello che riunisce in sé tutte le più grandi multinazionali del farmaco, ovvero la potentissima lobby che detiene il monopolio delle cure sulla nostra salute”. In realtà, a ben vedere, una lobby farmaceu­tica avrebbe tutti gli interessi a sconsi­gliare ed evitare le vacci­nazioni di massa, perché a fronte di un investimento a regime pari a circa l’1% della spesa farmaceutica italiana, si otterranno benefici di lungo termine a livello societario di almeno 4 volte superiori, ma secondo diversi studi anche molto superiori a tale valore. Se per un momento volessimo giocare a fare i complottisti potremmo sostenere che tutti i movimenti antivaccinisti sono foraggiati, loro sì, da Big Pharma, perché la cura di tutti i malati e delle malattie non prevenute dai vaccini hanno costi monetari (ma anche sociali) di gran lunga superiori.
Anche in seguito a tali provvedimenti legislativi, in questi mesi le polemiche sul web sono divampate, tanto più che si parla con sempre maggiore insistenza di un’estensione a livello nazionale dell’obbligo vaccinale per poter frequentare i nidi d’infanzia e gli asili e di un’estensione delle vaccinazioni attualmente obbligatorie (tranne che nella Regione Veneto), ferme da anni alle quattro “storiche” cioè antidifterica (1939) antipolio (1966) antitetanica (1968) e anti epatite B (1991). Le vaccinazioni contro pertosse, morbillo, parotite, rosolia e infezioni da Haemophilus Influenza b (Hib), sono fortemente raccomandate, ma non sono (ancora) state imposte per legge. Inoltre il PNPV 2017-2019 prevede anche altre novità con l’introduzione di nuovi vaccini.
Un piano ben studiato che, se applicato correttamente, porterà a un miglioramento della salute e a una diminuzione della spesa sociale. In questo susseguirsi di novità si scopre però che il calo di copertura vaccinale, verosimilmente proprio in seguito alla propaganda dagli antivaccinisti, ha portato a una recrudescenza del morbillo con focolai epidemici sparsi e un aumento di casi di oltre il 230% rispetto all’anno precedente. Notizie recenti confermano che l’Italia ha il triste primato di essere la seconda nazione in Europa per numero di casi di morbillo dopo la Romania. E il morbillo non è per niente quella malattia innocua “che abbiamo fatto tutti” come alcuni superficialmente e/o colpevolmente sostengono, ma ha causato nel mondo 2,6 milioni di morti stimati ogni anno prima della vaccinazione su larga scala messa in piedi nel 1980, come riportato dall’OMS.
Le ultime notizie vengono dalla RAI e dall’Ordine dei Medici. La (pessima) puntata del 17 aprile 2017 di Report, programma di approfondimento giornalistico del servizio pubblico RAI, apparentemente dedicata alle reazioni avverse da farmaci, in realtà è stata incentrata sul vaccino per l’HPV. Ma con scarsezza di professionalità e senza che esperti del settore fossero stati consultati, si è di fatto trattato di una puntata contro quel tipo di vaccinazione. Un’argomentata critica al modo in cui è stato condotto il programma la si può trovare nel bel blog del prof. Lopalco, epidemiologo dell’Università di Pisa. Ne sono seguite polemiche e i giornalisti di Report hanno promesso che avrebbero chiarito la loro posizione alla puntata successiva (ribadendo fra l’altro il solito ritornello “non siamo antivaccinisti” che ricorda tanto l’affermazione “non sono razzista, ma…”), puntata in cui però hanno detto che “se siamo stati fraintesi, la responsabilità è anche nostra”, dichiarando così i loro evidenti limiti professionali, ma confermando l’impianto sostanzialmente di contrarietà alla vaccinazione della trasmissione.
Si conferma così che in Italia, al fianco di un giornalismo scientifico serio, portato avanti da giornalisti formati e preparati che conoscono gli argomenti e verificano e controllano le loro fonti, è presente un giornalismo che si dichiara “di inchiesta” ma che spesso manca di preparazione e dimostra deficit di professionalità. E questo non aiuta certo la diffusione di un’informazione corretta in un paese in cui la competenza scientifica e l’educazione allo spirito critico nella scuola non sono certo privilegiati e in cui l’analfabetismo funzionale vede l’Italia tristemente in testa alle classifiche mondiali. L’ultimo capitolo di questa vicenda lo ha scritto l’Ordine dei Medici della provincia di Treviso.
Nel mio articolo precedente ricordavo che nel 2015 un gruppo di medici aveva sottoscritto una lettera-appello indirizzata al Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, lettera sostanzialmente priva di riferimenti e di validità scientifica, in cui si rivendicava fondamentalmente una pretesa “libertà di non vaccinare”. Il primo firmatario di quella lettera era il dottor Roberto Gava, farmacologo, tossicologo e cardiologo (nella lettera però non si firma anche come omeopata e agopuntore titoli che troviamo nella presentazione del suo sito e nel suo profilo dell’Ordine dei Medici). Il dottor Gava, assieme al dott. Serravalle, è probabilmente il più famoso medico italiano ad avere manifestato posizioni contrarie alle vaccinazioni con frasi come questa, tratta da un suo libro: “i vaccini possono essere causa di molti danni. Danni che, ovviamente a mio avviso, oggi superano nettamente gli scarsi benefici che essi ci possono offrire”.
Il 25 ottobre 2016 Gava, a cui era giunta voce dell’interessamento dell’Ordine dei medici della provincia in cui è iscritto, scriveva sul suo profilo Facebook una dichiarazione sorprendente in cui affermava fra l’altro: “I vaccini, se usati adeguatamente, sono molto utili per ridurre nel ricevente la probabilità di ammalarsi di alcune specifiche patologie infettive”, “i vaccini svolgono un’azione protettiva, oltre che sul singolo, anche sulla popolazione”, quindi è giusto raccomandarli, come si fa in tutti i paesi del mondo. “È noto altresì che la stragrande maggioranza dei bambini, trovandosi in buona salute, quando viene vaccinata non presenta reazioni avverse obiettivabili e quindi non evidenzia danni vaccinali”. Insomma un improvviso dietrofront che ha sconvolto molti dei seguaci del movimento antivaccinista. Ma che non è bastato a metterlo al riparo dalle conseguenze dell’indagine in corso.
Infatti il 21 aprile 2017 l’Ordine dei Medici di Treviso ha comminato la massima sanzione disciplinare prevista, radiando Roberto Gava. Ci sono state reazioni diverse, di soddisfazione da parte di chi difende la validità scientifica e sociale delle vaccinazioni e di rabbia da parte del movimento antivaccinista. Gli avvocati di Gava si sono spinti fino a paragonarlo a Galileo per enfatizzare un supposto fumus persecutionis nei confronti del loro assistito. E ovviamente è partito il ricorso contro la decisione dell’Ordine, che di fatto ne sospende l’esecutività. Ma quello che conta è che è stato lanciato un segnale forte. Il segnale che non si possono vendere bugie e falsità mediche impunemente. Come confermato anche dalla notizia più recente, quella dell’arresto di Davide Vannoni, il fondatore dell’imbroglio Stamina.
Il principio della libertà di cura sancito dall’art. 32 della Costituzione non si può applicare nel caso delle vaccinazioni, in quanto tale scelta coinvolge non solo le persone interessate, ma anche terzi e cioè gli individui che non possono vaccinarsi per motivi medici (per esempio 1500 bambini all’anno in cura per leucemia), bambini ancora troppo piccoli per essere vaccinati o individui che, negli anni, potrebbero avere perso l’immunità verso alcune malattie infettive.
Chi si batte contro le vaccinazioni fa una battaglia che porta all’arretramento dei progressi di salute e sociali faticosamente conquistati dalle generazioni che ci hanno preceduto, generazioni che hanno dovuto dolorosamente combattere contro malattie oggi debellate come il vaiolo o quasi sconfitte come il morbillo e la poliomielite, e che non vorrebbero mai vedere un doloroso ritorno al passato.
Dott. Massimo Albertin, ematologo, allergologo, patologo clinico

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