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giovedì 31 maggio 2018

MODUS CASALEGGIO

Di Maio assediato. Sotto accusa chi ha suggerito l’attacco a Mattarella. Il Metodo Casaleggio.

Con il consueto piacere ed interesse vi propongo questo pezzo di Nicola Biondo, autore del volume dedicato al Movimento 5 Stelle che sta facendo molto discutere. Nei prossimi giorni tornerò su questo tema molto importante in questa fase politica. A.G.
di Aldo Giannuli (sito) 
giovedì 31 maggio 2018 AGORAVOX
 
di Nicola Biondo. 
Mentre il caos politico e istituzionale non dà cenni di conclusione, la domanda che bisogna porsi è questa: come ne esce Luigi Di Maio da questo stress test tra veti, bugie e furbate?

Secondo noi male, malissimo, e in pieno isolamento. Lui e il Movimento.
Ha bruciato un capitale politico faticosamente accumulato nei confronti sia del Quirinale sia in ambienti di Sistema, nazionali e internazionali. Il suo crollo nervoso all’uscita del Quirinale, la richiesta di impeachment — istituto che nemmeno esiste nel nostro ordinamento — , le minacce a Mattarella e al suo entourage segnano un punto di non ritorno: la sua leadership ne esce a pezzi. I rapporti con il Presidente, ma anche con qualsiasi altro interlocutore istituzionale, saranno segnati a vita da questo atteggiamento. Chi si fiderà più di lui?
Immaginate se invece di quella reazione scomposta avesse usato un tono da vero capo, lucido e preciso. Una cosa del tipo: “ci sono problemi importanti da risolvere e me ne farò carico io con il Presidente e con il nostro alleato”, invece di sbroccare in quel modo. Sarebbe stata un’apoteosi.
È nei momenti di stress e nella scelta dei collaboratori che si misura la stoffa di un buon politico. Sono stati i due più stretti ghostwriter di Luigi — Pietro Dettori e Rocco Casalino — a suggerirgli quella mossa azzardata e piena di ricadute. D’altronde cosa chiedere di più a un navigato professionista di ospitate televisive di alto livello politico stile “Buona Domenica” e ad un genietto dell’insulto via social con profili altrui?
La folle fuga in avanti è l’applicazione del metodo Casaleggio: Gianroberto non è mai stato un calcolatore, un abile negoziatore. La sua mala educaciòn ha addestrato i suoi avatar al colpo di teatro, alla provocazione, alla prova di forza e basta, senza alcuna profondità di pensiero e con un senso morale del limite e del rispetto delle regole pari a zero. È Gianroberto Casaleggio il cattivo maestro di questo pericoloso passaggio storico.
“Trovate una legge che mi dia ragione” diceva quando i suoi desiderata non corrispondevano alla realtà.
Ma oggi l’isolamento del Movimento e di Luigi è un enorme problema, dalle grandi ricadute interne ed esterne. Tanti i fatti che lo provano. In poche ore Di Maio si è dovuto rimangiare tutto: le accuse a Mattarella e la richiesta di andare al voto subito, chiedendo in ginocchio a Salvini di ripartire dal loro contratto e al Quirinale di riannodare i rapporti. Una débacle.
Che in queste ore ha dato la stura a quello che sarà il più forte attacco dall’interno del Movimento contro di lui.
Luigi che ha portato al 32% il simbolo delle cinque stelle dopo averlo trasformato nel suo partito (in partnership con Casaleggio Jr), che ha rifondato le basi di politica estera ed economica del fu Movimento, che ha “borghesizzato” — svendendolo — il Movimento, oggi è sotto processo.
A partire — come ci informano dal quartier generale — dal suo inner circle, da chi lo consiglia e gli impone fughe in avanti e richiami alla piazza. Per passare poi ai quei parlamentari che gli hanno permesso prima la scalata al Movimento e poi la gestione autocratica dello stesso.
All’inizio di maggio dissi al Foglio in una lunga chiacchierata con Salvatore Merlo che Luigi era un prodotto di marketing e sarebbe stato sostituito.
Non sarà indolore, ma succederà. I fatti di queste ore sono per lui una sentenza, per me una conferma.
Quello che però la quasi totalità degli analisti e commentatori non capisce è che fatto fuori un avatar ce ne sarà un’altro. Le figure prodotte da Via Morone possono avere profili diversi, nomi diversi, possono chiamarsi Di Maio, Fico o Di Battista, possono apparire moderati o estremisti, ma sono solo attori protagonisti in un format strumentale solo alla scalata al potere.
La storia del Movimento finirà male, c’è solo da vedere se porterà giù con sé l’intero paese seguendo cupi sogni di potere di qualcuno.

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