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giovedì 31 maggio 2018

MANOMESSI I VERBALI SU CUCCHI

Cucchi, c'è l'ipotesi che i verbali di arresto e perquisizione siano stati manomessi

Oggi nel processo bis che vede imputati cinque militari dell'Arma è stato ascoltato il carabiniere Gabriele Aristodemo. Una deposizione che presenta molte incongruenze
Stefano Cucchi
globalist31 maggio 2018
Stefano CucchiQuante cose non quadrano in questa vicenda. Non solo il verbale di arresto. Anche quello legato alla perquisizione domiciliare a casa dei genitori di Stefano Cucchi, effettuata dai carabinieri che erano alla ricerca di droga, non sarebbe genuino. La conferma ai sospetti della Procura di Roma sull'esistenza di più documenti falsificati viene dalla deposizione di Gabriele Aristodemo, all'epoca in servizio presso la stazione Appia, sentito dal pm Giovanni Musarò in corte d'assise nel processo-bis che vede imputati cinque militari dell'Arma, accusati, a vario titolo, di omicidio preterintenzionale (in relazione al pestaggio), falso e calunnia (ai danni dei tre agenti della Polizia penitenziaria, processati e definitivamente assolti). 
Una deposizione caratterizzata da numerosi e ripetuti "non so" e "non ricordo", tanto da suscitare l'ironia di ilaria Cucchi su Facebook. Molte le incongruenze tra le deposizioni fornite da Aristodemo che era presente quando Stefano Cucchi venne arrestato per detenzione di droga il 16 ottobre del 2009 (per morire sei giorni dopo all'ospedale Sandro Pertini): la firma del 31enne geometra, peroònon figura nel verbale di arresto e neppure in quello di perquisizione. Il testimone ha spiegato così l'anomalia: "E' normale, perché è un atto nostro". Nell'udienza del luglio 2015 però il carabiniere disse che Cucchi si era rifiutato di firmare quell'atto. "Mi sbagliai, mi ero confuso" èla sua nuova versione. 
Tre anni fa Aristodemo dichiarò anche anche che "Cucchi non aveva segni in volto", mentre oggi ha chiarito meglio che "quando venne portato in caserma, il ragazzo era rosso sotto gli occhi". Altra incongruenza è legata alla preoccupazione dei carabinieri di concordare una versione di comodo di quanto accaduto da fornire all'autorità giudiziaria: Aristodemo ha spiegato che durante la perquisizione domiciliare "Cucchi era seduto sul divano ed era calmo". In una telefonata del 2015, intercettata dalla Procura, Raffaele D'Alessandro (altro carabiniere sotto processo, ndr) chiamò Aristodemo, presente nell'appartamento, per dirgli che si era ricordato che Cucchi cominciò a dare testate contro il muro e che per calmarlo dovettero ammanettarlo Ulteriori anomalie sembrano emergere anche dalla relazione di servizio redatta dai carabinieri cinque giorni dopo la morte del giovane: in quella non si fanno i nomi di due dei militari sospettati dal pm di aver pestato Cucchi e che, stando a quanto raccontato da Aristodemo, erano presenti fin dell'arresto. Nello stesso documento, poi, si fa presente che al momento della consegna alla polizia penitenziaria, la mattina dopo l'arresto e il presunto pestaggio, in vista della direttissima in tribunale "Cucchi non paventava alcun malore né atteggiamenti che potevano farlo intuire". Oggi è lo stesso Aristodemo ad affermare che, quella mattina, l'arrestato gli era sembrato "moscio" e che "camminava molto lentamente".

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