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domenica 29 aprile 2018

L'UE CACCIA I PROFUGHI E NOI LI PAGHIAMO

L'Ue respinge i profughi. E l'Italia li riprende (pagando altri 4 milioni)

In 6 mesi 500 migranti di ritorno dagli altri Paesi. Il governo: bandi extra per accoglierli

IL GIORNALE
Numeri alla mano gli sbarchi sono in diminuzione anche se, nell'ultima settimana, complice l'inizio della bella stagione, i dati del Viminale riportano quasi un migliaio di nuovi arrivi.
E se questo non bastasse negli ultimi sei mesi ha incominciato a pensarci anche l'Unione Europea a rispedire, in territorio italiano, circa 500 stranieri per il reinsediamento. Resettlement è il termine preciso, ovvero accesso sicuro e legale per i richiedenti asilo. Un percorso che costerà alle casse dell'erario nazionale ben 3 milioni e 870 mila euro. Nuovi soldi che si andranno a sommare agli oltre 5 miliardi messi a disposizione per l'accoglienza, la cura della salute e i progetti di integrazione per i richiedenti asilo.
È l'inclusione socio economica personalizzata l'ultimo pallino del dipartimento Libertà civili e immigrazione che fa capo al ministero dell'Interno e che, malgrado gli sforzi prodotti di anno in anno, continua a raccogliere ancora molteplici insuccessi. Eppure periodicamente e a tappe forzate ci riprova. Il governo in scadenza e ridotto ormai a un fil di fiato ha chiesto a cooperative, enti benefici, onlus ma anche a ong e consorzi sociali di mettere in piedi progetti per attivare percorsi biennali e aiutare gli immigrati a intraprendere anche proprie iniziative imprenditoriali.
Per cominciare le esigenze sono minime: 7 aziende al Sud, impegnando 2 milioni e 320 mila euro per un bacino di 300 stranieri, 5 al Centro Nord, indirizzate ad altri 200, per un totale di 1 milione 550 mila euro. Questi soldi verranno impiegati anche per l'inserimento abitativo come sussidi economici utili per l'affitto, per l'inserimento scolastico e formativo dei giovani, la riqualificazione professionale. All'occorrenza e in caso di particolari carenze linguistiche dei richiedenti asilo saranno previsti addirittura corsi di lingua italiana personalizzati. Il Viminale infine si prefigge anche di monitorare i risultati prodotti: fino a oggi però ogni azione ha rivelato il frutto di enormi fallimenti contando che per attività imprenditoriali si intendono spesso negozi di ortofrutta o piccoli market senza le opportune certificazioni di qualità. Questo accade soprattutto all'interno delle reti Sprar (Servizi protezione richiedenti asilo e rifugiati) dislocate nelle diverse province. Ed ecco che, quasi come un'ossessione, proprio nelle collettività locali partono le corse ai progetti di inserimento socio economico.
A Bari è stata messa a disposizione dei richiedenti asilo annoiati, anche una palestra comunale dove sono stati organizzati corsi di sport ovviamente gratuiti. A Crotone invece la prefettura ha deciso che i beni immobili confiscati alle mafie possono essere messi a disposizione dei migranti per alloggi e centri di accoglienza. Scontato che il Viminale procederà all'impiego delle risorse necessarie per adeguare gli stabili in questione. E sempre a Crotone, soltanto qualche giorno fa, presso il centro di accoglienza di Isola Capo Rizzuto è stato inaugurato un nuovo parco giochi per i bambini immigrati dove è stato allestito un galeone: la barca del sorriso è stata denominata. Quasi a rievocare il viaggio fatto per arrivare via mare in Italia: una vera e propria gaffe. Eppure finora nessuno degli organizzatori sembra abbia valutato questa idea come inopportuna e fuori luogo.

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