La Regione Lazio ha reintegrato Pompeo Savarino alla direzione Controllo e Vigilanza e come responsabile dell’Anticorruzione. Il 21 marzo era stato rimosso da Nicola Zingaretti in persona, due giorni dopo essersi rifiutato di firmare il provvedimento di nomina di un commissario, reo di aver dichiarato il falso, in un ente vigilato dalla Regione Lazio.
L’Anac stessa (l’Autorità nazionale anticorruzione, ndr) aveva censurato la decisione del presidente della Regione ma non aveva ottenuto seguito al suo sollecito per il reintegro. Ora il Tar del Lazio sembra aver messo la parola fine, almeno per il momento, al braccio di ferro tra Zingaretti e il presidente dell’Anac Raffaele Cantone. Il presidente della prima sezione ha accolto il ricorso presentato da Savarino chiedendo la sospensione della revoca e la Regione non ha potuto far altro che reintegrarlo, in attesa che la camera di consiglio del Tar si pronunci il prossimo 29 maggio. Anac e Tar sembrano dare ragione a Valentina Corrado, consigliere regionale 5 Stelle, che ha presentato un’interrogazione sulla vicenda, evidenziando l’illegittimità delle delibere di Zingaretti che revocavano la direzione “attività di controllo e vigilanza” assegnata a Savarino e indicavano come nuovo responsabile anticorruzione Andrea Tardiola, già segretario generale di Giunta. “C’è una illegittimità al cubo qui – sottolinea la Corrado – perché Zingaretti ha revocato l’incarico a Savarino con una delibera in assenza della Giunta, che si doveva ancora formare dopo le elezioni e ha anche nominato come sostituto all’anticorruzione Tardiola, che essendo segretario generale della Giunta è in conflitto di interesse visto che il responsabile Anticorruzione dovrebbe essere una figura indipendente senza ruoli apicali in Regione. Tardiola incarnava il classico esempio del controllore e del controllato in un’unica persona”.
“Anche il Tar, dopo l’Anac – sottolinea Roberta Bernardeschi del sindacato dei dirigenti regionali Direr Sidirs – censura l’operato di Zingaretti. Riteniamo che il segnale sia chiaro e forte affinché vengano sospese tutte le iniziative di riposizionamento della dirigenza interna ed esterna con criteri fantasiosi ed arbitrari per aprire finalmente un confronto su criteri di funzionalità e legalità sia per l’assetto organizzativo che per gli incarichi dirigenziali a partire da quelli di vertice”.