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venerdì 27 aprile 2018

IL FIGLIO DEL CHE IN MOTOTOUR IN CRIMEA

Il figlio del Che in tour per la Crimea in moto – Sputnik Italia

Il cinquantatreenne Ernesto, dopo aver messo insieme nel 2010 una compagnia appassionata di motociclismo a Cuba, ha visitato la Crimea dove ha scoperto a Sinferopoli una mostra fotografica dedicata al padre il quale era stato a Sebastopoli. A Mosca il 23 aprile è stato ospite d’onore dell’apertura di una mostra fotografica dedicata al Che.
Ernesto Guevara (a destra) e Víctor Ternovsky (a sinistra)
© Sputnik . Víctor Ternovsky
Ernesto Guevara (a destra) e Víctor Ternovsky (a sinistra)
— Qui tantissime persone la seguono letteralmente! Immagino che sia faticoso, no?
— Un po’. Ma in generale siamo molto soddisfatti del viaggio e degli incontri che abbiamo fatto con cari amici sia russi sia cubani. Negli anni ’80 ho studiato qui e ho conseguito il diploma di giurista-avvocato militare. Poi sono tornato a Cuba nel 1986. A Cuba non ho avuto opportunità di praticare il russo e così ho cominciato a dimenticarlo. Capisco quasi tutto ma parlare non è affatto facile.
— Ernesto, parliamo del Suo viaggio in Crimea. Le è piaciuta?
— È stato un viaggio molto interessante! Siamo stati a Sebastopoli e a Sinferopoli. Voglio ringraziare gli amici che ci hanno insegnato molte cose sulla storia della Crimea. Penso sia molto importante che più russi possibile vengano qui e sostengano gli abitanti della Crimea perché ormai è un territorio russo! È una zona con una storia così ricca che comincia già con gli antichi greci. Ne sono affascinato. Mi sono innamorato di queste due città dove siamo stati. Sono entrambe stupende!
— A Lei come persona che si occupa continuamente di turismo a Cuba come è sembrata la Crimea da questo punto di vista?
— Qui c’è un potenziale enorme per lo sviluppo di un buon turismo, di un turismo specializzato come c’è da noi: noi, ad esempio, ci occupiamo di turismo motociclistico a Cuba. Tutti i luoghi che abbiamo attraversato su strada qui sarebbero perfetti per sviluppare il mototurismo. Meglio non inventarsi niente, ma semplicemente venire qui in moto. Poi un altro vantaggio è il mare che bagna la penisola su due lati. La situazione è simile a quella di Cuba: strade e spiagge.
— Ernesto, so che questo viaggio in Crimea Le ha creato qualche problema: è stato inserito nella “lista nera” delle autorità ucraine.
— Per me questo è un territorio russo e lo sarà sempre. E in generale la questione dei rapporti tra la Russia e l’Ucraina, ne sono sicuro, si risolverà ad un certo punto. Non so quando, ma si risolverà. Perché la situazione attuale non ha alcun senso.
Quello che stanno facendo oggi le autorità di Kiev consiste nel provare a dividere (e non solo a dividere) il Paese. Lo stanno letteralmente vendendo agli stranieri. Agli americani (gli yankee) e in generale a chiunque sia disposto a comprare. Alla fine dei conti questo non porterà che a un indebolimento dell’Ucraina.
— Parliamo di quello che Lei fa a Cuba. Il mototurismo è business vero e proprio? Negli ultimi anni le autorità cubane hanno fatto molto per sviluppare quest’attività?
— La gente di Cuba non perdono tempo: ogni giorno si vedono persone che fanno qualcosa di nuovo: non appena ottengono i permessi, si mettono subito a lavorare per lanciare la loro attività.
A Cuba ci sono grandi forze in grado di dare impulso all’economia, il che rappresenta un bene per tutto il popolo: ogni cubano e noi, in particolare, lavoriamo nel settore del mototurismo. E noi, azienda cubana che ha stretti rapporti con il governo, concordiamo tutti i luoghi da far visitare ed elaboriamo i percorsi per i tour in moto.
— Lei ha ereditato l’amore per le moto da Suo padre, non è così?
— Sarebbe stato bello se oltre alle moto avessi potuto ereditare da mio padre la sua mente: se così fosse probabilmente non avrei mai alcun problema! (ride)
— Allora Le giro la domanda: cosa ha imparato da Suo padre?
— Ho ricevuto un’educazione militare. Ho trascorso un periodo in Angola per una missione internazionale in cui aiutavamo i nostri fratelli angolesi. Poi in Namibia e in altri posti. Noi, giovani rivoluzionari internazionalisti, andavano al fronte per aiutare gli altri. Questo è l’internazionalismo. E per fortuna è stato questo che ho ereditato da mio padre. Per fortuna, è stato proprio questo.
— In un’intervista alla BBC Lei ha cercato di presentare la presenza di uomini d’affari nella Cuba rivoluzionaria come una contrapposizione. Secondo Lei come è possibile trovare un punto di incontro? 
— Noi non abbiamo un’agenzia per l’organizzazione del mototurismo. È una compagnia che si occupa di attirare motociclisti da tutto il mondo per far loro ammirare dal volante delle loro moto cos’è Cuba e come sono i cubani. E qui sta la differenza: noi non abbiamo niente a che fare con le agenzie turistiche, io personalmente non ho niente a che fare con le agenzie turistiche. È una compagnia sui generis, il suo proprietario è uno straniero e noi ci lavoriamo solo. “Gaviota Tour” è il nostro rappresentante nella Repubblica di Cuba, io sono il coordinatore tra la compagnia straniera e il governo di Cuba.
— Sono 30 anni che non viene in Russia. Come Le è parso il Paese?
— Io me ne sono andato dall’URSS e adesso arrivo in Russia. È incredibile, i cambiamenti sono enormi. Costruzioni giganti, strade piene di luce: insomma, una meraviglia! Prima non era così, Mosca era molto grigia. Noi poi venivamo da Cuba, un Paese felice e luminoso, e arrivavamo qui dove tutto era così grigio. Allora pensavamo “sì, non dev’essere facile vivere in questo comunismo”.
Ritrovare l'URSS a Cuba
© AFP 2018 / Yamil Lage
Mosca ha vissuto una fase di sviluppo incredibile. Per me è una città sensazionale, bellissima, curata, dove tutto funziona.
— I russi hanno sempre amato e amano Cuba. Basti pensare a quanti turisti ci vanno.
— Sì, ce ne sono molti e sono sempre in crescita. Un gran numero di turisti russi arriva a Cuba e questo non solo ci rende felici ma anche fratelli. E spero che vedano coi loro occhi come abbiamo salvaguardato quello che avevamo e come cerchiamo di ricostruire il nostro socialismo. E continueremo a farlo come ce lo ricordiamo.

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