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mercoledì 5 luglio 2017

WASHINGTON-VARSAVIA

Trump e l’asse Washington-Varsavia

    ALTRENOTIZIE
di Mario Lombardo
L’inizio del vertice del G20 di Amburgo nel prossimo fine settimana sarà preceduto da una visita-lampo del presidente americano Trump in Polonia che potrebbe rappresentare una sgradita anticipazione delle crescenti divisioni tra i paesi europei e tra alcuni di questi ultimi e gli Stati Uniti della nuova amministrazione repubblicana.

La probabile calda accoglienza che Trump riceverà a Varsavia non sarà solo un breve conforto per un presidente in grave difficoltà sul fronte interno e osteggiato dalla gran parte dell’opinione pubblica internazionale. L’intesa già preannunciata con i leader del governo di estrema destra polacco servirà soprattutto a rafforzare l’asse tra Washington e alcuni paesi dell’Europea orientale, più o meno in rotta con Bruxelles, e con ogni probabilità ad alimentare le frizioni tra i blocchi in fase di formazione in un vecchio continente che sta attraversando un momento di gravissima crisi politica.

A livello formale, l’intesa dell’amministrazione Trump con il governo polacco della premier, Beata Szydlo, la quale peraltro non incontrerà il presidente USA, e soprattutto del vero leader del partito di governo (PiS), Jaroslaw Kaczyński, si fonda su una sostanziale convergenza di vedute su questioni come quelle della lotta all’immigrazione, dell’impulso al militarismo e della promozione del nazionalismo.

Lungo queste linee sono emerse anche le critiche del governo di Varsavia e dello stesso Trump ad alcuni governi europei, a cominciare da quello tedesco, impegnato nella costruzione di un’alleanza con la Francia del neo-presidente Macron in netto contrasto con l’alleato americano.

Lo scontro tra Bruxelles e Varsavia si è manifestato finora principalmente in relazione alla trasformazione in senso anti-democratico del sistema politico e della società polacca fin dal ritorno al potere del PiS di Kaczyński nell’autunno del 2015. Il successo di questo partito di estrema destra nelle elezioni aveva rimesso all’opposizione in Polonia i moderati europeisti di Piattaforma Civica (PO), a cui appartiene l’ex primo ministro e attuale presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk.

Dietro alla retorica dei diritti democratici vi sono tuttavia fattori economici e strategici che contribuiscono all’aggravamento delle tensioni nell’Europa centro-orientale, primo fra tutti l’ostilità nei confronti di Germania e Russia del partito che governa a Varsavia, il quale auspica da sempre il rafforzamento dell’alleanza della Polonia con Washington senza l’intermediazione di Bruxelles o Berlino.

Una recente analisi dell’imminente visita di Trump a Varsavia del britannico Guardian ha quanto meno sfiorato la questione, in particolare nella citazione di un’intervista al ministro della Difesa, Antoni Macierewicz, nella quale quest’ultimo spiega con entusiasmo come l’arrivo nel suo paese del presidente americano servirà a mostrare “quanto è cambiata la posizione nella geopolitica mondiale della Polonia”.

Speculare a questa dichiarazione è stata quella del consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca, generale H. R. McMaster, che ha anticipato come Trump dovrebbe esporre “una visione non solo dei futuri rapporti degli USA con l’Europa, ma del futuro stesso dell’alleanza transatlantica”.

Anche la scelta del luogo in cui Trump terrà giovedì il suo discorso nella capitale polacca appare simbolico dell’evoluzione del quadro strategico europeo e americano. Il presidente USA parlerà infatti di fronte a un monumento eretto a ricordo della fallita insurrezione di Varsavia nel 1944 contro l’occupazione della Germania nazista.

Le ragioni del crescente conflitto tra Washington e Berlino, inaspritosi a partire dall’insediamento di Trump alla Casa Bianca, sono d’altra parte per molti versi simili a quelle che hanno messo di fronte negli ultimi anni il governo polacco a quello tedesco e ai vertici UE. Varsavia ha cioè spesso criticato aspramente la presunta politica delle “frontiere aperte” promossa da Bruxelles e Berlino o la distruzione delle “radici cristiane” dell’Europa come elemento alla base del dilagare della minaccia terroristica.

Ancora più significativo è lo scontro in atto sulla costruzione del gasdotto “Nordstream 2”, l’infrastruttura che raddoppierà la quantità di gas naturale russo trasportato verso la Germania attraverso il mar Batltico e da qui al mercato dell’Europea centrale e occidentale bypassando l’Ucraina.

Il progetto da quasi dieci miliardi di euro è nelle mire di Washington, così come di Varsavia, dal momento che finirebbe per consolidare la posizione della Russia sul mercato energetico europeo. Allo stesso modo, il “Nordstream 2” si scontra con gli sforzi dell’amministrazione Trump di vendere il gas naturale americano da questa parte dell’Atlantico. Un tema, quest’ultimo, che dovrebbe essere al centro dei colloqui di giovedì tra Trump e i leader polacchi.

Le preoccupazioni americane sono più che evidenti dal contenuto del nuovo pacchetto di sanzioni contro Mosca recentemente approvato quasi all’unanimità dal Senato di Washington. In esso è previsto che la Casa Bianca possa imporre misure punitive alle aziende russe coinvolte nella costruzione di oleodotti o gasdotti. Non solo, il provvedimento in discussione negli USA collega esplicitamente le sanzioni alla promozione dell’export energetico americano.

Il riferimento al “Nordstream 2” nell’iniziativa del Congresso, anche se non esplicito, è stato riconosciuto quasi universalmente e ha provocato una risposta insolitamente dura nei confronti degli Stati Uniti da parte dei ministri degli Esteri di Germania e Austria. Nella costruzione del “Nordstream 2” sono coinvolte cinque compagnie europee, oltre al gigante russo Gazprom, di cui due tedesche e una austriaca.

Le divisioni transatlantiche che rischiano di esplodere nel G20 di Amburgo, sotto la spinta delle crescenti rivalità generate dalla crisi del capitalismo internazionale, troveranno dunque un’anticipazione nella breve trasferta polacca di Trump.

Una trasferta che, dopo i colloqui con i leader del governo di Varsavia, sarà chiusa dall’incontro con i rappresentanti della cosiddetta “conferenza dei Tre Mari”, promossa da Polonia e Croazia e di cui fanno parte dodici paesi situati tra il Baltico, l’Adriatico e il Mar Nero.

Come hanno spiegato in questi giorni vari giornali occidentali, per gli stessi ideatori la “conferenza” dovrebbe rappresentare, evidentemente con il consenso e l’appoggio di Washington, un contrappeso centro-europeo all’asse franco-tedesco che domina indiscutibilmente le politiche del continente.

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