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sabato 1 luglio 2017

VIVERE DA INVALIDO A ROMA

«VI RACCONTO COME È VIVERE DA DISABILE A ROMA (CON IL COMUNE CHE MI DEVE ANCORA MIGLIAIA DI EURO)»

Maria Teresa, 32 anni a luglio, lavora a Cinecittà ed è in sedia a rotelle da una vita. Ogni giorno deve arrivare lì partendo da Rocca Cencia, periferia est di Roma. Per arrivare a lavoro usufruisce dei servizi trasporti disabili del Comune di Roma. Ultimamente però il percorso casa-lavoro non è più sostenibile. Costa, nonostante Roma Mobilita dia alla cooperativa taxi 3570 ben 1100 euro, ogni mese, solo per il suo trasporto.

IL TRASPORTO DEI DISABILI A ROMA: COSA FUNZIONAVA E COSA NO

Partiamo però con ordine. Perché esser un disabile a Roma non è facile. Lo diventa ancor meno se si lavora, anche nei giorni festivi o nei turni serali. Nel 2009 il trasporto per i romani, per motivi di lavoro, studio, terapia veniva effettuato sul singolo disabile, via pulmino. Un servizio molto limitato: operativo dalle sei fino alle 21 solo dal lunedì al venerdì. «Già all’epoca la mia azienda, per venirmi incontro, fece diversi cambi turno», spiega. «Visti i vari disagi avuti con il pulmino – aggiunge la giovane – anche perché si trattava di mezzi fatiscenti, diversi disabili hanno potuto optare per il 3570». Molti scelsero il taxi per arrivare tranquilli e sereni nel proprio ufficio, centro Asl, Università. Al tempo non c’era un limite di budget per utente e quel servizio era la cosa ideale perché copriva anche i festivi. Poi le cose son cambiate. Sono arrivati i pulmini con più disabili a bordo (impossibile se si vuole arrivare in orario), il taxi (con il 50 per cento delle spese a carico dell’utente) e il trasporto autogestito.

ROMA CAPITALE  E QUEI 5 MILA EURO ANTICIPATI DAL DISABILE

Maria Teresa scelse quest’ultima opzione, l’autogestito. Si trattava di un sistema di ferro. In primis perché l’accompagnatore non poteva essere un familiare o convivente, ma una persona esterna al nucleo familiare. Non solo: il disabile doveva dimostrare la sua presenza al lavoro (con orario d’entrata e uscita) in un foglio firmato dal datore, ogni mese. Il Comune doveva poi versare sul conto dell’assistito 750 euro, come rimborso per il servizio concordato. Immaginate un disabile che può scegliere una persona amica, che conosce perfettamente i suoi orari, che lavora o vive vicina casa. Con 750 euro mensili si rientra sia con la benzina che con le piccole spese di manutenzione dell’auto. Ma non tutto è perfetto. «I soldi? Li ho dovuti sempre anticipare», spiega Maria Teresa. «Ad oggi – aggiunge – sto aspettando la somma di luglio, agosto, settembre, ottobre, novembre, dicembre 2016, gennaio e febbraio 2017». Una somma che supera i 5mila euro, cifre che il Campidoglio deve ancora a Maria Teresa. Ma non è finita qui. A febbraio arriva una raccomandata a casa. «Roma mobilita – spiega la ragazza – comunica che non c’è più il trasporto autogestito ma si può scegliere o con un contratto di trasporto autogestito con NCC, bus multiplo o il taxi». Una navetta multipla sarebbe impossibile. Immaginate in alternativa il giro di un minivan per accompagnare almeno cinque disabili in vari punti della città. Si rischia di arrivare tardi a lavoro o rientrare a casa diversi, troppi, minuti dopo.
E il noleggio con NCC? Anche lì diventa un bel problema. Maria Teresa ha dato fondi alle sue finanze, anticipando quei 750 euro mensili. Come può permettersi ora di pagare un NCC? La ragazza ha scelto la terza opzione. E qui viene il bello. Come funziona?

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