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Venezia speaks American. E in seconda lingua italiano e francese. Premessa la pre-apertura British con Dunkirk di Chris Nolan già annunciata e prevista il 28 agosto all’Arsenale.  Così si presenta la 74ma Mostra del Cinema di Venezia (30/8 – 9/9), il cui ricchissimo programma è stato oggi annunciato dal direttore artistico Alberto Barbera nella consueta conferenza stampa ufficiale a Roma.
Altisonanti e di grande appeal per critica, pubblico e media, il transatlantico yankee è notoriamente capitanato in apertura da Alexander Payne (Downsizing) che trainerà con sé in concorso sei colleghi tanto diversi fra loro quanto indiscutibilmente interessanti e naturalmente accompagnati da star di prim’ordine: Darren Aronofsky (Mother, con Jennifer Lawrence), George Clooney (Suburbicon con Matt Damon e Julianne Moore), Martin McDonagh (Three Billboards Outside Ebbig, Missouri, con Frances McDormand e Woody Harrelson), Paul Schrader (First Reformed, con Ethan Hawke) e il grandissimo documentarista Friedrick Wiseman con Ex  Libris – New York Public Library.
E un po’ americani (o quantomeno anglofoni..) sono anche metà degli italiani in concorso, già ufficiosamente noti da giorni e che rispondono ai nomi di Paolo Virzì (The Leisure Seeker con Helen Mirren e Donald Sutherland) e Andrea Pallaoro (Hannah con Charlotte Rampling) a cui si aggiungono gli altrettanto rumoreggiati Sebastiano Riso (Una famiglia, con Micaela Ramazzotti e Pippo Delbono) e i Manetti Bros (Ammore e malavita, con Giampaolo Morelli e Serena Rossi), musical partenopeo ad alto tasso di divertimento e follia creativa. Dalla cinefila e sempre prolifica Francia arrivano l’atteso nuovo film di Abdellatif Kechiche (Mektoub, my love: Canto Uno) ma anche di Robert Guédiguian (La Villa), del giovane libanese ma francese di adozione Ziad Doueiri (L’insulte) e dell’esordiente Xavier Legrand (Jusqu’a la garde), con l‘unica opera prima del concorso Venezia 74.
Ma tra i grandi attesi c’è anche – un po’ fuori dal coro glamour – il messicano Guillermo Del Toro con la sua nuova fiaba nera fra il mistery e la fantascienza The Shape of Water, ricca di attori importanti quali Michael Shannon e Sally Hawkins. Dalla Gran Bretagna si farà apprezzare la nuova opera del talentuoso Andrew Haigh (Lean On Pete) mentre da Israele occhi puntati su Samuel Maoz (Foxtrot) già vincitore al Lido con il discusso Lebanon (2009). L’Oriente è rappresentato dal documentario Human Flow del cinese Ai Weiwei connazionale della regista Vivian Qu (Jia Nian Hua) concorrente con la sua opera seconda, mentre dal Giappone il veterano Hirokazu Kore-eda (The Third Murder) torna alla Mostra dopo una lunga presenza agli ultimi Festival di Cannes. Dall’Australia, infine, il regista aborigeno (il primo in assoluto a Venezia) Warwick Thorton porta il suo Sweet Country.Fin qui la corsa all’agognato Leone d’oro, che chiaramente non esaurisce le attese e le sorprese (almeno dalle parole di Barbera) di cui si fa carico l’edizione 2017 della Mostra. Spicca, ancora una volta, l’elevatissimo numero di italiani presenti, con la nota a margine del direttore che “accanto alla quantità abbiamo trovato una magnifica qualità, elemento che non trovavamo da tanto tempo”. E dunque ecco i “magnifici quattro” tricolori competitivi in Orizzonti, Brutti e cattivi dell’esordiente Cosimo Gomez con Santamaria, D’Amore e Serraiocco, La vita in comune di Edoardo Winspeare, il già annunciato per l’apertura Nico, 1988 di Susanna Nicchiarelli e il film di animazione Gatta Cenerentola di Alessandro Rak, Ivan Cappiello, Marino Guarnieri e Dario Sansone. E ancora dal Belpaese emergono fra gli altri sparsi fra fuori concorso, documentari e proiezioni speciali Il colore nascosto delle cose di Silvio Soldini con Valeria Golino e Adriano Giannini, Diva! di Francesco Patierno docufilm su Valentina Cortese, Nato a Casal di Principe di Bruno Oliviero, Evviva Giuseppe di Stefano Consiglio sul talento di Giuseppe Bertolucci, Il Signor Rotpeper di Antonietta De Lillo, La voce di Fantozzi di Mario Sesti. Significativa anche la presenza in programma di una serie tv italiana (Suburra – la serie) di cui saranno offerte le prime due puntate: il progetto – il primo italiano prodotto da Netflix –  è diretto da Michele Placido, Andrea Molaioli e Giuseppe Capotondi e vede nel cast Alessandro Borghi, Claudia Gerini e Filippo Nigro. Suburra non sarà la sola serie tv al Lido: a farle compagnia – sempre di produzione Netflix – è Wormwood dell’americano Errol Morris.
Fuori dal concorso e dalle produzione italiane, avranno parecchio spazio mediatico titoli assai attesi come Victoria and Abdul di Stephen Frears, Loving Pablo dello spagnolo Fernando Leòn De Aranoa con la coppia anche nella vita Javier Bardem e Penelope Cruz, il doc Piazza Vittorio di Abel Ferrara, The Private Life of a Modern Woman dell’indipendente cult James Toback con Sienna Miller, My Generation di David Batty con Michael Caine che racconta la Swingin’ London e il documentario The Devil and Father Amorth dal regista più esperto di esorcismi, ovvero William Friedkin. Chiuderà le danze, out of competition, il maestro giapponese Takeshi Kitano con Outrage Coda.
Vera novità di Venezia anno 2017 è – infine – la nascita di un nuovo concorso Venice VR – Virtual Reality che vede gareggiare una ventina di opere di realtà virtuale: fra specialisti di questa forma audiovisiva e artisti ad essa “prestati”spicca il nome di Laurie Anderson.