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domenica 2 luglio 2017

SUL PALERMO CALCIO

Closing Palermo, lettera aperta dell’ avvocato palermitano Ermanno Zancla

ARTICOLOTRE
-Redazione- Riceviamo e pubblichiamo la lettera aperta dell'avvocato palermitano Ermanno Zancla, sul mancato closing del Palermo calcio da parte di Paul Baccaglini e la decisione di Maurizio Zamparini di restare alla guida della squadra di calcio della città siciliana.
Ci sono date che segnano un passaggio. La mia data la ricordo perfettamente: 19 ottobre 1975, Stadio della Favorita, Palermo-Taranto campionato di serie B. Per descrivere quel che ho provato quel giorno basterebbe andare su Youtube e ripescare il film “Febbre a 90”. Il pranzo prima di andare allo stadio, la conversazione con gli amici di mio padre, i loro discorsi e soprattutto il loro linguaggio da adulti per me che fino ad allora ero stato tenuto lontano dalle parolacce. E poi avvicinarmi allo stadio, percorrere il tunnel buio che fa accedere agli spalti, i cori dei tifosi, la luce che ti si scaglia addosso e quell'immenso colore verde e il rosa e nero delle maglie. Ecco queste sono le immagini che da quel momento in poi mi si sono cucite addosso, non le ho mai scordate e hanno segnato il passaggio dall'età, per così dire, bambinesca a una che ancora non sapevo come definire ma certamente segnata da un grande innamoramento per quella squadra, carica di tante promesse e novità che da lì in poi avrebbero fatto parte della mia vita. 
Da quel momento non c'è stata partita, non c'è stata nessuna squadra e nessuna serie: dalla C2 contro il Pro Cisterna all'incontro in trasferta per la Coppa Uefa al Montjuïc a Barcellona contro l'Espagnol. E posso affermare con tutta onestà che affrontavo quelle partite con la stessa carica, con lo stesso entusiasmo. Lo stesso entusiasmo con cui da ragazzino ricevetti la mia prima maglia del Palermo. Me l'avevano fatta in un negozietto in città che produceva camicie. Fu mia nonna, a casa, che cucì sopra due strisce una rosa e una rosa. Quella maglietta ce l'ho ancora, anche se oggi ovviamente ce ne sono di più belle e di certo molto più costose. 
Per chi come me ha seguito e segue da tifoso il Palermo, posso accettare che una squadra vinca in trasferta in Coppa Uefa e perda in C2 contro il Pro Cisterna, e ci può stare anche – fa parte questo sì anche del gioco – che si fallisca qualora ci siano problemi economici. Quello che non ammetto però, ripeto da tifoso rosanero di quelli che non segue altre squadre in Campionato e che ha partecipato alle sorti del Palermo nel bene e soprattutto nel male, dicevo quello che non ammetto è la presa in giro. Ovvio il caso di questi giorni a cui mi riferisco: il mancato closing del Palermo calcio da parte del signor Paul Baccaglini e la decisione dell'ex (?) presidente Maurizio Zamparini di restare alla guida della mia squadra e anzi di proseguire. 
Quello che sta succedendo adesso è la cosa più grave mai accaduta fino ad ora nella storia del Palermo. Ed esprimo questo giudizio perché lo ritengo un lungo, infinito gioco portato avanti da una persona probabilmente disturbata, che crede di poter fare della squadra quello che vuole e purtroppo, aggiungo, assecondata da una classe di giornalisti la cui acquiscienza agli incredibili accadimenti di questi mesi non riesco a comprendere e che certamente non voglio commentare. C'è un signore che come un bambino, come tutti i bambini, quando si scoccia del suo giocattolo preferito, lo rompe o magari decide di regalarlo, di venderlo e perfino di cambiare idea alla fine e di tenerlo. Siamo, di fatto, nelle mani di un altro signore che si è prestato, forse a pagamento, a recitare una parte mostrando di essere peraltro anche un attore pessimo. Abbiamo accettato una segretezza che non c’era mai stata da nessuna parte ed infatti poi alla resa dei conti non c’era alcunché dietro. 
Ma c'è un altro fatto che voglio sottolineare: siamo una città in cui purtroppo non esiste più il tifo organizzato e, sia ben chiaro, non mi riferisco a quello con le bandiere o che fa coreografie e che oltretutto nemmeno c'è in questo senso. Piuttosto parlo di tifosi che invece di andare allo stadio a fare la compilation dei cori uno dietro l'altro e che non servono a nessuno, men che mai alla squadra, abbia invece una capacità di pressione, di intervento, di interlocuzione con la dirigenza della squadra, con la squadra stessa, che si faccia sentire e magari scenda in piazza.
Credo che questo tipo di tifoseria non esista perché sostanzialmente manca una generazione di ultrà di una certa età, mentre sono per la maggior parte ragazzini. Inoltre tendono a spaccarsi in fazioni e probabilmente non c'è nemmeno un legame politico che li tenga assieme, cosa che prima invece accadeva. Soprattuto perché non esistono capi ultrà di spessore. Con grande amarezza devo riconoscere che la tifoseria rosanero confrontata con quelle del Catania o del Messina è inesistente. Se si va a una partita del Messina, serie C, ci sono 500 persone che sembrano 5mila. Da noi alle partite della Favorita le curve fanno ridere. Con questo non voglio dire di riconoscere un grande peso agli ultrà, ma credo che dovrebbero spingere la squadra dentro il campo e soprattutto farsi sentire fuori. 
In un’altra città il mancato closing del Palermo da parte di Baccaglini, nelle modalità con cui è avvenuto, non sarebbe potuto succedere. Quando a Messina il presidente Franza ha iniziato ad avere problemi con la squadra non usciva più e non si faceva vedere in giro, perché evidentemente aveva paura delle reazioni dei tifosi. È vero che qui Zamparini non viene mai, ma è pur vero che esiste una società, dei dirigenti, qualcuno insomma a cui andar a chiedere. Perché ad esempio non rivolgersi a chi per decenni è andato gratis a tutte le partite anche le trasferte? Dov’è? Attualmente non c'è nessuno che rappresenta il Palermo con cui confrontarsi e cui chiedere spiegazioni. Anche questa, a mio avviso, è qualcosa che reputo allucinante. Direi che questo ci fa essere una squadra di serie B, anzi forse nemmeno quello.
La mia rabbia di tifoso deriva anche da un'altra constatazione: che fosse una lunga presa in giro era già evidente. Non lo dico per via del personaggio Baccaglini, dei tatuaggi, della moglie in copertina e dei suoi gusti culinari, ma perché era evidente che si trattasse di un protagonista assolutamente improbabile. Altra amara considerazione è stato poi l'atteggiamento di tanti giornalisti, anche di lungo corso, che lo hanno guardato e salutato come la novità e se ne sono innamorati domostrando d'essere più tifosi che professionisti, dando credito a questo signore senza nemmeno sognarsi di fargli delle domande più attinenti e precise in merito ai capitali, alla sua natura di broker finanziario e via dicendo. Chi invece, anche nei social, si è permesso di esprimere delle critiche è stato oggetto di sberleffo, definito perfino il cosiddetto “nemico della contentezza” come si dice qui a Palermo, insomma la posizione di chi si lamenta sempre. Eppure non era e non è così. Personalmente tra i pochissimi articoli che leggo in merito a questa vicenda, prediligo quelli di Carlo Brandaleone, l'unico che ha scritto fin dall'inizio cose ragionevoli e che alla fine, pur non potendo scrivere “io non gli credo” l'ha fatto capire.
È questo il livello che ci meritiamo? Forse. Di certo tutto questo non lo merito io, non io singolo ben inteso, ma il tifoso palermitano storico che non tifa squadre come Milan, la Juventus, l'Inter ma ha a cuore soltanto i colori rosanero, che ha seguito la squadra sempre e che quindi vorrebbe tornare a quella famosa partita che ho visto per la prima volta nella mia vita, Palermo – Ternana del '75. A quella ne sono seguite altre e mi piace ricordare, tra le altre, le trasferte a Trapani quando eravamo squalificati, l'amichevole contro l'Ajax (era 19 maggio 1988, ndr) quando abbiamo vinto quattro a zero, il gol di Cappioli dell'ultimo minuto con il Savoia, il rigore parato a Vittorio Torino…O la finale a Roma nel 2011. Da quella prima partita di calcio del Palermo con cui ho iniziato, e alla quale sono andato con mio padre e mio fratello, il cerchio non si chiude anzi continua. Anche per la finale di Coppa Italia eravamo di nuovo io, mio padre e mio fratello. Da quel 1975 erano passati trent'anni ma eravamo sempre lì tutti e tre. Ricordo bene anche quel giorno e la sensazione che lega quelle due giornate e mi riporta all'autunno del '75 quando sentii il rombo ravvicinato dei tifosi della curva tanto da farmi venire la pelle d'oca senza nemmeno aver capito quello che stava succedendo. Trent'anni dopo, direzione Olimpico a Roma, siamo scesi dal taxi e abbiamo cominciato a camminare verso lo stadio. In quel momento abbiamo iniziato a sentire, molto in lontananza, un frastuono impressionante di gente che intonava “Palermo! Palermo! Palermo!”. Un suono fortissimo. Entrare in quello stadio stupendo e vedere 40.000 persone vestite di rosanero è stato qualcosa di incredibile: mi sentivo come se avessi ancora 10 anni, sentivo la stessa emozione. 
Mi piace chiudere con un'altra citazione di “Febbre a 90”. Il ragazzino, ormai adolescente, è in macchina col padre il quale gli prospetta un programma diverso alla partita dell'Arsenal e quando gli dice “Credevo fossimo usciti da questa fase” il figlio risponde: “Noi non usciremo mai più da questa fase”. 
Ecco, lo stesso vale per me.
Avv. Ermanno Zancla

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