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giovedì 27 luglio 2017

SICCITA' OVUNQUE ECCETTO IN VATICANO DOVE, TRA L'ALTRO, NON SI LAVANO ED E' GRATIS

Siccità, razionamento, sprechi. Ma per il Vaticano tutto gratis

Milioni di cittadini romani rischiano il razionamento idrico. Ma tra i destinatari dell’acqua erogata dall’Acea qualcuno è sempre stato più uguale degli altri. Non paga la bolletta e annaffia 23 ettari di lussureggianti giardini. In parte visitabili pagando un salato biglietto (esentasse), e in parte riservati alle meditazioni del pontefice.
di UAAR - A ragion veduta (sito) 
giovedì 27 luglio 2017 AGORAVOX
 Meditazioni che beffardamente possono diventare propaganda generica di una vita povera e onesta. O propaganda del momento: farsi passare come benefattori spegnendo per qualche giorno fontane dove scorre acqua pagata probabilmente da chi davvero conduce una vita povera e onesta.
Già, per i suoi 44 ettari di superficie la Città del Vaticano, in base all’articolo 6 dei Patti Lateranensi, scrocca all’Italia «un’adeguata dotazione di acque in proprietà». Non solo: anche l’energia è gentilmente offerta dai contribuenti. Un totale stimato in 5 milioni l’anno di costi pubblici a favore di uno degli stati proporzionalmente più ricchi del pianeta e contemporaneamente più povero in termini di diritti.
Ma i governi italiani vanno addirittura oltre gli onerosi vincoli di fascista memoria dei Patti Lateranensi. Quando nel 1999 l’azienda idrica romana Acea fu quotata in borsa, ci pensò il governo a pagare i 25 milioni che la società chiedeva al Vaticano per arretrati non legati all’effettivo utilizzo di acqua, quali la manutenzione delle fognature e la gestione dei liquami. Per pagare il conto del Vaticano anche negli anni a venire, poi, la legge finanziaria per il 2004 fissò un versamento annuo all’Acea di 4 milioni di euro.
In tempi di crisi i privilegi e le immunità risaltano per la loro plateale ingiustizia sociale: da un lato onesti contribuenti che pagano l’acqua e conseguentemente ne limitano i consumi per non gravare sul bilancio familiare. Dall’altro una lussuosa e religiosa enclave che può permettersi sprechi, tanto pagano i contribuenti di cui sopra. Sia chiaro: la responsabilità non è tanto degli scrocconi di turno, ma è principalmente di una classe politica clericale che non prende in esame la riforma costituzionale più ragionevole e necessaria: abolire il Concordato e gli anacronistici privilegi e immunità su base religiosa che si porta appresso, in tutta evidenza incompatibili con i principi di una democrazia liberale.
Roberto Grendene

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