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mercoledì 12 luglio 2017

PROTEZIONE TESTIMONI

Servizio Centrale di Protezione: in che mani i poveri collaboratori e testimoni di giustizia

ARTICOLOTRE
-Gianfri-  E’ recentissima la notizia della cresta di 600 mila euro sistematicamente praticata da un poliziotto e da due funzionari del Servizio Centrale di protezione, sui fondi destinati ai collaboratori di giustizia.
Poveri collaboratori e testimoni di giustizia, in che mani sono finiti.
Personalmente ho l’impressione che siano, come si suol dire, caduti dalla padella alla brace.
 Si tratta di persone, i primi, fuorusciti da confraternite di malaffare, oppure, i secondi, soggetti che hanno denunciato situazioni vessatorie e insostenibili, e sono precipitati tra le grinfie di un nucleo di mariuoli, che approfittano della loro condizione.
Collaboratori e testimoni di giustizia, convinti di essere garantiti e protetti da uno Stato che promette mari e monti, ma in realtà li abbandona a se stessi.
Ma non è la prima volta che spariscono soldi destinati ai collaboratori e testimoni, già era accaduto tempo fa, parlo del 1999-2000, quando si volatilizzarono circa duecento milioni di lire in contanti, contenuti in una cassaforte in dotazione al Servizio Centrale di protezione.
Subito dichiararono che si sarebbe aperta un’inchiesta interna, talmente interna e per pochi intimi,  che non se ne seppe più nulla.
Siamo davvero malmessi in Italia, ma proprio male, dal momento che l’incolumità di coloro che necessitano di protezione, deve essere garantita e gestita da mariuoli.
12 luglio 2917

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