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sabato 8 luglio 2017

PROCESSO CIVILE CHE STA DURANDO DA 23 ANNI

Processo civile dura 23 anni. Il ministero della Giustizia però non paga

ARTICOLOTRE
-Redazione - La sentenza è chiara: c'è un risarcimento da pagare per un totale di 200mila. Ma di quella cifra, dopo tre anni, ancora non si vede l'ombra di un centesimo e nonostante innumerevoli solleciti. Peccato che a pagare, rispettando così la legge, dovrebbe essere lo stesso Stato italiano, nella fattispecie il ministero della Giustizia, condannato per l'eccessiva durata di un processo. La soluzione, a questo punto, non può essere altro ce far intervenire l'ufficiale giudiziario che provvederà a un pignoramento. 
La vicenda giudiziaria nasce da un episodio di cronaca che ha coinvolto sei famiglie veneziane. Una gita di sei giovani amici di Portogruaro partiti con un camper in affitto per andare all'Oktober Fest finisce in tragedia
lI 30 settembre del 1988, alle 4,35 del mattino uno dei ragazzi alla guida (non si seppe mai chi di loro) decide di fermandosi nella corsia di emergenza perché troppo stanco. Una imprudenza pagata con la vita. Iragazzi infatti furono travolti e scaraventati giù dal ponte dove si trovavano da un camionista, a 100 all'ora, a causa di un colpo di sonno. Morirono in cinque, unica a salvarsi fu una ragazza, oggi sposata e madre di un bambino dopo numerose operazioni. 
Lei e le famiglie delle vittime fecero subito alle assicurazioni. Undici anni dopo, nel 2000, il tribunale di Treviso dispose un risarcimento di circa due miliardi di lire complessivi. La vicenda però continuò in Corte d’appello (sentenza del 2007) e in Cassazione con la sentenza definitiva del 2013 che confermò il milione di euro. Una cifra anche ridotta, perché sebbene la causa sia stata celebrata in Italia, per convenzione vengono applicate le norme del codice civile austriaco, che non prevede il danno morale.
Un nuovo fronte giudiziario a quel punto fu aperto dall’avvocato delle famiglie, Antonio Forza. Quella causa durata 23 anni avrebbe violato la cosiddetta “legge Pinto” sulla ragionevole durata del processo. A dargli ragione è stata la Corte d’appello di Trento (competente sul Veneto) che ha disposto il pagamento di 13.500 euro per ognuno dei ricorrenti, per un totale di circa 200 mila euro. Soldi dovuti dal ministero della Giustizia che però tra cavilli e modifiche legislative non paga, nonostante i ripetuti solleciti dell’avvocato Forza. L’ultimo è un precetto del 31 maggio, notificato il 12 giugno, che dava 10 giorni per saldare: lettera morta. 
A questo punto non resta altra soluzione che un’esecuzione forzata, oltre a un ricorso a Strasburgo alla Corte europea dei diritti dell’uomo – ha spiegato l’avvocato, che ha aggiunto - Questi ritardi sui ritardi sono un’assurda e infinita nemesi. Forse il ministro, invece di fare il capocorrente, dovrebbe occuparti di più di far funzionare il suo ministero”.
8/7/2017

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