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sabato 8 luglio 2017

PAZZIA A EL SALVADOR

Aborto spontaneo dopo lo stupro: condannata a 30 anni per omicidio

L'assurda vicenda di una 19enne del Salvador, doppiamente vittima dei violentatori e di una legge che lede i diritti umani
Manifestazione in Salvador contro la violenza e i soprusi sulle donne
globalist8 luglio 2017
Manifestazione in Salvador contro la violenza e i soprusi sulle donne
Una storia assurda. Così assurda da apparire irreale: trent'anni di carcere per omicidio aggravato: è la pena inflitta da un tribunale di El Salvador a una 19enne che, dopo essere stata violentata, ha subito un aborto spontaneo. Per la giovane, Evelyn Hernandez Cruz, si sono mobilitate a livello internazionale associazioni per i diritti umani fra cui Amnesty Internacional, secondo cui "la legge anti-aborto di El Salvador è una normativa contraria ai diritti umani".
La ragazza, rimasta incinta a 18 anni dopo essere stata violentata a Los Vasquez, il piccolo villaggio dove viveva, non aveva mai denunciato lo stupro per paura, e si era accorta della gravidanza solo il 6 aprile 2016, quando era stata portata in una struttura sanitaria a causa di forti dolori. Secondo la ricostruzione dell'accusa la ragazza avrebbe partorito poco dopo in una toilette rifiutandosi di farsi ricoverare perché non voleva il bambino "favorendo" quindi la morte del piccolo.
Aiutata dalla madre, era stata quindi ricoverata presso un ospedale della città di Cojutepeque. A quel punto erano intervenute le autorità: in un primo momento era stata accusata di aver abortito, successivamente di omicidio aggravato. Evelyn è stata quindi portata in carcere, e pochi giorni fa condannata a 30 anni di prigione. Va detto che i medici non hanno potuto però sostenere che il bimbo sia morto dopo il parto essendoci la possibilità non scartata scientificamente che fosse già morto all'interno dell'utero. Nonostante ciò, la durissima condanna.

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