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venerdì 7 luglio 2017

NON VOGLIO MORIRE PRECARIO

Il disagio rimosso: ribellarsi alla precarietà – Al di là del Buco

Risultati immagini per lavoro precarioabbattoimuri – Il disagio rimosso: ribellarsi alla precarietà. – da Eretica
Lei scrive:
Cara Eretica,
ho una figlia di un anno e un lavoro precario, esattamente come il mio compagno.
Mi domando perchè.
Continuamente.
Probabilmente qualcuno qui sotto mi scriverà che avrei dovuto aspettare a fare un figlio, aspettare una posizione stabile con tanto di dito puntato contro. E se questa posizione stabile non arrivasse mai? Perchè avrei dovuto rinunciare all’unica gioia che mi porta avanti, nell’attesa, nella vana speranza, di un posto di lavoro migliore che probabilmente non arriverà mai? Perchè ormai i figli sono un lusso e non più una gioia?
Mi sono sempre illusa, quando lavoravo a nero, che se un giorno fossi riuscita ad avere un contratto vero, tutto sarebbe cambiato. Quanto mi sbagliavo. Forse mi venivano riconosciuti più diritti quando non avevo nessun contratto. Perchè?
Studio per passione. Perchè studiare non porta avanti una famiglia fino al giorno della laurea e del lavoro. Studio nella vana speranza di cambiare la mia vita. Devo pagare la retta, non ci sono ancora riuscita quest’anno.
A lavoro, il mio lavoro precario con un contratto vero, mi negano i permessi studio per andare a sostenere gli esami nonostante gli porti tutta la documentazione necessaria. Al massimo mi mettono il giorno dell’esame il giorno libero, in maniera tale che io comunque faccia tutte le ore settimanali previste senza usufruire del permesso studio che invece mi spetterebbe.
E ogni volta che ho avuto un esame e mi hanno messo il giorno libero, la sera prima mi hanno fatto fare chiusura. Abito lontano dal mio posto di lavoro, così sono sempre tornata a casa a mezzanotte, se non oltre, e sono arrivata la mattina all’esame sfiancata e demoralizzata (faccio un lavoro stancante a livello fisico più che mentale che comporta lo spostamento di pesi e nessuna possibilità di mettersi seduti durante il turno, nemmeno per 5 minuti perchè proprio fisicamente non abbiamo sedie).
Sembra che lo facciano apposta di mettermi sempre chiusura prima di un esame, probabilmente dovrei togliere il “sembra”, probabilmente lo fanno apposta e basta.
Non ho mai fatto né un venerdì né un sabato né una domenica di riposo.
Mai.
Figuriamoci un week end.
Da contratto me ne spetterebbe uno al mese.
Non è mai successo.
Mi manca un sabato al parco con mia figlia.
Mi manca un pranzo domenicale in famiglia.
Quando provo ad andare all’ufficio del personale, non mi fanno nemmeno varcare la soglia. Mi obbligano a stare lì, sull’uscio, a parlare mentre loro continuano a fissare i loro computer senza nemmeno alzare lo sguardo per un secondo.
Mettersi a sedere 5 minuti come essere umani e spiegare la propria problematica, è come un sogno.
Mio padre mi chiede con aria di sfida e rimprovero se credevo davvero che sarebbe stato facile.
Facile no, non credevo che lo sarebbe stato, ma neppure così disumano.
A lavoro per qualsiasi comunicazione non mi chiedono il mio nome, ma il mio numero.
Non posso alzare la testa, il mio contratto scade tra poco, a loro che sia io o un altro numero non cambia niente. Anzi, meglio un altro che accetta tutto, senza dire una parola in più, uno che l’ufficio del personale non sa nemmeno dove sia.
Perchè? Credevo vivessimo in un modo civile, in una Repubblica fondata sul lavoro. Questo è lo stesso Paese dei partigiani, delle donne nell’assemblea costituente? Davvero?
Mi sembra un incubo.
Il contratto a tempo indeterminato un miraggio sempre più lontano. Pur di non farci l’indeterminato, ci tengono a casa per un mese o due e poi ci richiamano così da far ripartire il conto dei famosi 3 anni da zero. Perchè?
Eppure mi dovrei sentire fortuna, diranno tanti qui sotto infuriati. Io almeno un lavoro ce l’ho.
Avete ragione, io un lavoro ce l’ho.
Ma è davvero questa la vita che ci deve spettare? Il posto che il mondo vuole che occupiamo?
Lavora per il minimo sindacale,
accetta gli straordinari perchè se non ci sei te c’è un altro pronto a prendere il tuo posto (e poi accetta un cazzo, tanto te li mettono direttamente senza chiederti nulla),
scordati un sabato o una domenica con tua figlia,
un sera per metterla a dormire,
una cena con la tua famiglia o i tuoi amici,
vuoi studiare? Elevare la tua cultura? Scordatelo.
Vuoi parlare con qualcuno della tua situazione? Puoi farlo sull’uscio senza che nessuno ti ascolti o si degni di guardarti in faccia.
E ovviamente nessuna tua richiesta verrà accolta.
E’ questa la vita che mi aspetta in questo Paese, mi chiedo.
Per mia figlia rinuncio a tutto. Ma ormai riesco a passarci pochissimo tempo, sembra che abbia più piacere a stare con la nonna che con me. E questo mi frantuma il cuore. Anche perchè sua nonna non capisce quanto io sacrifichi di me stessa per sostenere economicamente mia figlia e gode nel vederla andare in contro a lei piuttosto che a me.
Anche quando ci sono, me la strappa via di mano, se la porta in un’altra stanza perchè le va, cerca di tenersela il più attaccata possibile. Ma questo è un altro discorso.
Immagine correlata
E’ giusto che al giorno d’oggi per mantenere uno o più figli i genitori li debbano necessariamente affidare a nonni /asili/ babysitter sacrificando anche il loro affetto, i momenti condivisi con loro, dal pranzo, al bagnetto, alla favole della buonanotte?
Mio padre ha sempre lavorato come un mulo per crescermi, io mi rendo conto solo oggi di averlo trafitto più volte dicendogli che preferivo vivere con la Nonna che mi aveva cresciuta piuttosto che sola con lui.
Lui che faceva due lavori per mantenerci. Lui che lavorava la notte e non poteva prendersi nemmeno un giorno di malattia.
Lui che riunciava a comprarsi anche solo una maglietta, per comprarla a noi. Lui che ha dovuto lottare per 14 anni prima che gli venisse concesso un contratto vero.
Non voglio fare questa fine.
Non voglio passare una vita chiusa in un posto di lavoro dove non mi viene riconosciuto nessun diritto mentre mia figlia cresce con qualcun’altro.
E’ chiedere troppo, vero? E’ chiedere troppo pretendere che gli straordinari invece di esserci imposti ci vengano richiesti e che ognuno di noi si senta libero di accettare o meno senza sentirsi dire frasi del tipo “attenta che se dici troppe volte di no, il contratto non te lo rinnovano”?
Che quel week end libero che mi spetta il mese mi venga dato? Che i permessi studio che mi potrebbero permettere di uscire da questa vita mi siano riconosciuti?
Io penso di no, ma penso anche che siamo tanti disperati, con figli a casa, mutui e rette da pagare. Tanti alla ricerca disperata di un lavoro.
Risultati immagini per lavoro precario
Allora mi devo arrendere? Devo scappare in qualche paese scandinavo? Deve dire a mia figlia quando crescerà che io non essendo figlia di qualcuno, non avendo conoscenze, non la potrò mai avviare in qualche famosa azienda?
Che dovrà quindi arrangiarsi con tanti lavori precari e se avrà un figlio non avrà mai la maternità o tanto meno la pensione quando sarà vecchia esattamente come sua madre?
Mi sento un cappio al collo che ogni giorno si stringe irrefrenabilmente sempre più.
imago’s dal web

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