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lunedì 31 luglio 2017

MAMMASANTISSIMA

L’inchiesta Mammasantissima e la storia delle mafie da riscrivere

ARTICOLOTRE
La processione dei fedeli per la festa della Madonna della Montagna al Santuario di Polsi in una foto di archivio.
''Polsi è la nostra storia. Punto e basta. Soprattutto la gente per bene, gli intellettuali della Locride e della Piana, del Reggino e del Messinese sanno che non dico il falso che, cioé, Polsi, rappresenta la storia di gente, della nostra gente, rappresenta la devozione filiale verso la Vergine Maria, rappresenta il luogo sicuro dove rifugiare le nostre ansie e le nostre attese". E' quanto scrive in una lettera aperta il presidente dell'Associazione dei Comuni della Locride e sindaco di Gerace, Salvatore Galuzzo. FRANCESCO CUFARI/ANSA
-Giorgio Mottola_ Per anni abbiamo pensato a Cosa nostra, ‘ndrangheta e camorra come a tre entità del tutto distinte.
Rette parallele, con qualche eccezionale, episodico e inspiegabile punto di incontro. Ciascuna confinata nel proprio territorio, nei propri riti tribali e nelle proprie sacre gerarchie. Da qui la convinzione che ciascuna organizzazione mafiosa fosse un prodotto innanzitutto culturale, quasi antropologico, della propria area geografica di origine.
E, in virtù di questo pregiudizio “culturalista”, difficilmente potesse varcarne i confini.
Le inchieste giudiziarie raccontano però tutta un’altra storia. L’ultima in ordine di tempo è “Mammasantissima”, l’indagine della Procura di Reggio Calabria resa pubblica pochi giorni fa, che ha evidenziato come durante il periodo delle stragi tra il 1992 e 1993 fosse stata pianificata una strategia comune tra ‘ndrangheta e Cosa nostraper destabilizzare il Paese.
Le dichiarazione più sorprendenti sono di Giuseppe Costa, ex boss della cosca di Siderno: « I legami fra Cosa Nostra e ‘Ndrangheta – racconta in uno dei passaggi riportati nell’ordinanza - erano strettissimi. Non so in concreto per quanto tempo, né con quali risultati operativi, ma, sicuramente, si arrivò, anche a progettare e poi a dare forma (parliamo del periodo immediatamente successivo alle stragi di Falcone e Borsellino) ad una super-struttura che comprendeva le due organizzazioni: la cosiddetta Cosa Nuova. Si trattava di una sorta di organizzazione mafiosa di vertice che ricomprendeva sia gli elementi di spessore e di peso di Cosa Nostra che quelli della ‘Ndrangheta. Ciò avrebbe consentito uno scambio di favori ancora più intenso e continuo fra siciliani e calabresi. Ma non solo: Cosa Nuova serviva anche ad inserire in modo più organico nel tessuto del crimine organizzato siciliano e calabrese, persone insospettabili, collegamenti con entità politiche, istituzionali e massoniche... Un esempio concreto delle sinergie fra Cosa Nostra e ‘Ndrangheta è costituito sicuramente dall’omicidio del giudice Scopelliti».
L’idea che Cosa nostra e ‘ndrangheta possano aver concertato la strategia stragista, o una parte di essa, non è del tutto inedita. Già agli inizi degli anni ‘2000 il magistrato Roberto Scarpinato, con l’inchiesta “Sistemi criminali”, aveva fatto emergere come, prima dello scoppio delle bombe del ’92, ci fossero stati proprio in Calabria, dalle parti del santuario di Polsi sull’Aspromonte, una serie di riunioni a cui avrebbero partecipato rappresentanti di Cosa nostra, ‘ndrangheta, camorra, logge deviate, servizi segreti italiani e stranieri e faccendieri varie.
Argomento dei consessi segreti sarebbe stata la strategia stragista e la riorganizzazione politica dell’Italia e del Sud del paese, realizzabile anche attraverso una «secessione», termine da poco entrato nel vocabolario politico dell’epoca grazie all’ideologo della Lega nord Gianfranco Miglio. «Sistemi criminali», però, venne archiviata e di sinergie tra differenti organizzazioni mafiose non si è più parlato.
Ecco perché Mammasantissima, al di là dell’esito che avrà il procedimento giudiziario, può rappresentare una grande opportunità.
Anche il pentito siciliano Gaetano Pennino, citato nell’ordinanza, conferma l’esistenza di rapporti stabili tra l’organizzazione siciliana e quella calabrese: «La cosa non deve sorprendere in quanto Cosa Nostra, ‘ndrangheta e Sacra Corona Unita, sono da sempre unite fra loro. Sarebbe meglio dire sono una "cosa sola”».
Tali dichiarazioni attribuiscono ulteriore vigore alla ricostruzione dei rapporti tra Cosa nostra e camorra, fatta di recente da Franco Di Carlo.
Secondo il suo racconto, la mafia napoletana moderna sarebbe una diretta filiazione di quella siciliana, che avrebbe avviato la colonizzazione criminale della Campania nell’immediato dopoguerra, dando vita a una famiglia mafiosa che aveva un capo partenopeo, il leggendario boss Alfredo Maisto, ma rispondeva direttamente alla Commissione provinciale di Palermo.
Mettendo insieme la versione di Di Carlo a quella di Pennino e Costa emerge il quadro di una mafia che si muove in modo omogeneo e organico in tutto il territorio meridionale e nazionale. Una mafia che, come abbiamo scoperto grazie alle dichiarazioni di Di Carlo, fin dagli anni ’40 non ha limiti territoriali e limitatezze etnico-tribali.
 Le cui dinamiche sono determinate quasi esclusivamente da processi macroeconomici nazionali e internazionali e scelte politiche condivise. Sta finalmente venendo alla luce il racconto di una mafia che si declina al plurale, ma che ha alla base una strategia comune. Una mafia la cui vera storia è forse tutta da riscrivere.
31 luglio 2017

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