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lunedì 3 luglio 2017

LA ROBOTICA CI TOGLIERA' IL LAVORO?

La robotica ci ruberà il lavoro? Perché lavorare meno, ma lavorare tutti

Mario Barcellona, professore ordinario di diritto civile all’Università di Catania nella facoltà di Giurisprudenza, in una intervista concessa al Fatto Quotidiano del 1° luglio, alla domanda “ancora tanti perderanno il lavoro?“ risponde così:
di paolodegregorio 
lunedì 3 luglio 2017 AGORAVOX
”Ha sentito una sola riflessione su ciò che avverrà tra 10 o 20 anni? La robotica produrrà altre espulsioni dalla produzione e non saranno solo braccia ma anche menti. L’unica strada che resta è la socializzazione del lavoro. Non reddito minimo garantito ma dividere per due le ore che oggi fa un solo lavoratore. Avere il coraggio di dirlo”.
Chi dovrebbe dirlo? Risposta del professor Barcellona: “Io purtroppo non so risponderle, spero però che qualcuno si prenda la briga”. Caro professore, ci aspetteremmo qualcosa di più da un accademico del suo livello, che oltre a dire, denunciare fuori dal coro, dovrebbe spiegarci perché la classe politica e quella industriale ci mantengono in questa palude sociale, dove i vecchi sono al lavoro e i giovani a spasso.Un anno fa, nel mio ebook, pubblicato gratuitamente e tuttora scaricabile gratis da varie librerie online (amazon, mondadori, bookrepublic, etc), intitolato “Le regole del gioco”, parlavo della necessità di andare in pensione a 60 anni e di lavorare meno per lavorare tutti, 4 ore al giorno, come gli unici provvedimenti capaci di generare piena occupazione. Il problema che lei, ex cathedra, avrebbe il dovere di denunciare, è che noi siamo nelle mani di una classe politica che non ha alcun interesse a risolvere i problemi dei cittadini, e per uscire da questo immobilismo è urgentissimo che si capovolga il modo di far politica, non partendo dai leader o dagli esperti, ma cercando il consenso elettorale su un programma chiaro e comprensibile che metta proprio al primo posto la questione lavoro.
Destra e sinistra non esistono più, sono postideologici, non hanno valori di riferimento, sono partiti di centro, governativi, totalmente subalterni alla globalizzazione e alla logica capitalista, pesantemente corrotti e da gettare nella pattumiera della storia. Dalla disintegrazione dei vecchi partiti, stanno prendendo forma degli anticorpi, nell’unico tentativo in atto di rifondare la politica, dando il potere di decidere programma e candidati alla base degli iscritti e attivisti, e non alle gerarchie di partito.
L’unico tentativo in Italia di capovolgere il modo di fare politica ha tutti contro, è accusato di essere populista e antipolitico, come se legarsi agli interessi del popolo ed essere contro la vecchia politica siano comportamenti da censurare. Mi rendo conto che gli intellettuali, abituati ad essere considerati per le loro specifiche competenze, trovino strano che la politica e le decisioni vengano prese dal basso, e che le prime qualità di una nuova classe politica devono essere onestà e legame con il territorio dove si vive e si lavora, dove ci si deve far conoscere per le iniziative concrete a favore della popolazione, la conoscenza delle persone, dei problemi e della storia sociale.
Tutte competenze che non si improvvisano dall’oggi al domani, ma senza le quali si resta generali senza eserciti e senza elettori. E’ da questo rapporto con il territorio, corretto, impegnato, onesto, trasparente e con un programma discusso con i cittadini che può e deve nascere una nuova classe politica che affronti gli enormi problemi del nostro futuro, con quella credibilità che i vecchi partiti hanno perduto per incapacità, corruzione, interessi personali, bramosie di potere, che hanno generato il fallimento economico e morale al quale stiamo assistendo.
Caro professor Barcellona, l’unica strada possibile per far camminare le nostre comuni idee sulla indispensabile diminuzione dell’orario di lavoro, è quella dell’appoggiare e aiutare l’organizzazione politica che metta questo impegno nel proprio programma elettorale e cercare di vincere le elezioni. La cosa non è proprio facilissima, ma la strada è questa e il metodo è l’unico possibile. Se è vero che tutta la vecchia politica (falsa destra e falsa sinistra) ci è saltata addosso vuol dire che siamo sulla strada giusta e offriremo una speranza a quel 50% di cittadini italiani che non vanno più a votare. Paolo De Gregorio

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