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sabato 8 luglio 2017

LA FOTO DELLA RAGAZZA SUL BLINDATO AD AMBURGO

Intervista “Il G20, un pensiero a porte chiuse”

ARTICOLOTRE
Amburgo, 7 luglio 2017
(BORIS ROESSLER/AFP/Getty Images)
-S.G.- Uno dei temi più diffusi nei media tedeschi è al momento quello delle violenze e dei disordini scoppiati ad Amburgo in questi giorni in occasione del G20, il vertice tra i capi di stato dei paesi più ricchi del mondo, riunitisi per parlare di vari temi, tra cui la lotta al terrorismo, il cambiamento climatico, la povertà nel mondo.
Sono in molti, però, ad essere fortemente critici nei confronti del Vertice. Si svolgono due manifestazioni  ad Amburgo: una organizzata dall'SPD, partito di cui fa parte il sindaco di Amburgo Olaf Scholz, e una il cui slogan è “Grenzenlöse Solidarität statt G20” (“Solidarietà senza confini anziché G20”) a cui prendono parte circa 80 mila persone.
Articolotre ha intervistato un manifestante, Massimo Chindamo, amburgese di adozione, dato che vive  nella città anseatica da vent'anni.
Com'è la situazione  ad Amburgo?
«I media parlano quasi esclusivamente degli scontri, delle vetrine spaccate, si vedono filmati di guerriglia urbana su You-Tube, ma in realtà la maggioranza dei manifestanti vuole lanciare un messaggio pacifico, critico e costruttivo di come dovrebbe essere la politica internazionale. Ieri con il gruppo di Attac abbiamo manifestato pacificamente vicino all'Elbphilarmonie (la nuova sala concerti di musica classica, costata 789 milioni di Euro, n.d.r.), nella zona rossa, e la polizia ci ha lasciato rimanere proprio perché eravamo pacifici. Poi sono arrivati anche dei gruppi violenti, che sono stati respinti e sono andati a fare danni negli altri quartieri come Sternschanze»
Qual è il messaggio che si vuole trasmettere?
«Innanzi tutto non ha senso che esista un G20, per parlare dei problemi di politica internazionale mondiale esiste l'ONU, organizzazione a cui possono prendere parola tutti gli stati, dove possono esprimersi anche le nazioni colpite dalla povertà e dalle guerre. Quali accordi si potranno mai prendere al G20, dove vengono invitati il Brasile e la Cina che producono per noi, per l'Occidente, l'Arabia Saudita e la Turchia che ci servono militarmente, perché comprano da noi le armi. A cosa può servire parlare di democrazia con uno stato golpista e con uno come Erdogan?»
Dunque non è ipotizzabile che il G20 possa portare a vere soluzioni?
«Quando Frau Merkel dice “investiamo in Africa” non intende fare progetti che aiutino davvero la popolazione locale. Non dimentichiamo che l'unico stato africano invitato è il Sudafrica, in cui in realtà l'economia è in mano alla minoranza bianca: i proprietari dei latifondi, i produttori del vino, sono bianchi, boeri. I paesi del G20 vogliono usare l'Africa per produrre a prezzi più bassi, ancora più bassi che in Asia. E anche se costruiscono delle strade, intanto poi a chi apparterranno le opere finite? E in ogni caso, cosa collegheranno? Le aziende occidentali ai porti, non i villaggi alle città, non saranno opere a costruite a favore della popolazione»
Quale sarebbe il giusto modo di affrontare i problemi mondiali?
«Parlarne all'ONU invece che hai vertici, o in consigli che siano veramente rappresentativi di tutti i paesi. Non dimentichiamo che si è svolto ad Amburgo il 5 e 6 luglio anche un vertice parallelo: al “Vertice per la solidarietà globale”  politici, associazioni, ONG e attivisti hanno preso a parte a venti workshop per trovare delle soluzioni ai problemi de razzismo, dell'omofobia, la violenza contro le donne e per pensare ad un sistema politico ed economico più equo»

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