Tutto come previsto. Anche Frontex ha chiuso la porta in faccia all’Italia: sui migranti Roma è sottoposta a una “pressione straordinaria“, bene il codice di condotta per le ong, ma niente apertura dei porti alle navi che salvano vite umane nel Mediterraneo.
Nel vertice di martedì a Varsavia, sede dell’Agenzia europea deputata al controllo delle frontiere esterne, la delegazione del ministero dell’Interno guidata dal direttore della Polizia delle frontiere, Giovanni Pinto aveva chiesto che “in caso di massiccio afflusso di migranti” gli altri Stati Ue aprano i loro porti agli sbarchi dei migranti. I comunicati della serata parlavano di un’apertura: nella capitale polacca “è stato concordato che sarà stabilito un gruppo di lavoro per identificare ed elaborare cosa deve essere rivisto nel concetto operativo di Triton”. Verrà quindi redatto un “nuovo piano operativo” che sarà successivamente sottoposto ai Paesi dell’Unione.
Il giorno dopo, però, è arrivata una prima risposta reale: i Paesi che hanno partecipato al vertice di Varsavia “non hanno espresso la disponibilità a modificare i piani operativi in modo da consentire lo sbarco di migranti in porti diversi da quelli italiani”, ha spiegato in mattinata il direttore dell’Agenzia europea deputata al controllo delle frontiere esterne Fabrice Leggeri in audizione al Parlamento europeo. La questione è innanzitutto tecnica: “Le autorità italiane hanno formulato questa richiesta”, dice Leggeri, sottolineando però che “”un piano operativo deve essere condiviso tra lo Stato ospite, e attualmente l’Italia è lo Stato ospite, e Frontex, ma gli Stati che partecipano all’operazione devono essere d’accordo con il piano operativo”.
Ma in ballo ci sono anche ragioni di altra natura: “Non è una questione tra l’Italia e Frontex. E’ una questione complessa, prima di tutto per ragioni politiche. Non spetta a Frontex risolverle”. Il gruppo per migliorare il mandato dell’operazione Triton, “che lavorerà con le autorità italiane e gli esperti di Frontex – ha aggiunto ancora Leggeri – si riunirà immediatamente, questa estate. L’obiettivo è potere condividere per settembre un progetto con gli Stati membri dell’Ue e di Schengen che partecipano alla missione Triton”.
Di politico, intanto, monta la polemica: “Stiamo incontrando il direttore di Frontex – scrive, in un post su Facebook, il vicepresidente della Camera M5S Luigi Di Maio, in queste ore a Bruxelles – ci ha confermato che Triton, voluta da Renzi, prevede che tutti i migranti siano portati in Italia. Questa è la verità: ci hanno svenduti per 80 euro trasformandoci nel più grande porto d’Europa”. “L’Italia ha accettato e autorizzato gli sbarchi esclusivamente nei propri porti in cambio di flessibilità perché Renzi potesse dare i suoi bonus”, ha aggiunto Di Maio, dopo avere incontrato Leggeri al Parlamento europeo. “Quanto deciso su Triton è legato alla maggiore flessibilità concessa al governo in quei giorni – ha aggiunto alla richiesta se avesse elementi a sostegno delle sue parole – ce lo confermano anche ex ministri del governo Pd come Emma Bonino e Mario Mauro che erano ministri del governo Letta prima dello ‘stai sereno’ di Matteo Renzi”.
La stessa accusa rivolta all’ex premier da Massimo D’Alema: “Il governo Renzi ha firmato un accordo che consente alle navi battenti bandiera straniera di portare profughi in Italia, perché ha sottovalutato le dimensioni del fenomeno e perché in cambio ha avuto soldi, utilizzati poi per una politica dei voucher“, ha spiegato l’esponnte di Mdp martedì sera a Padova, a margine di un incontro organizzato dal gruppo Socialisti e Democratici del Parlamento europeo.