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mercoledì 12 luglio 2017

I SITUAZIONISTI

La trasformazione del presente – di m@cwalt – un colpo di remo

uncolpodiremo – La trasformazione del presente – m@cwalt
Uno dei maggiori elementi che caratterizza di solito il cambiamento sociale, che in parole povere si dice rivoluzione, è il naturale accompagnamento di modifiche epocali che sono sia strutturali che di costume. In tal senso “ballano” comprensione e linguaggio.
Il linguaggio è uno dei cardini dell’avvenuta trasformazione politica e sociale. I situazionisti* lo indicavano come un lavoro essenziale nell’ambito di quell’evoluzione politica che andava strutturandosi.
Di estrazione e studio marxista i Situazionisti spaziando nell’evoluzione artistica indicavano al soggetto Uomo un percorso capace di aiutarlo a mantenere la rotta positiva nel caos che ogni grande cambiamento genera.
L’uomo dell’800 era culturalmente più indietro delle trasformazioni che proponeva. Nuove classi sociali e culturali venivano delineandosi dall’abbattimento di antichi privilegi feudali e dal collocamento di evolute condizioni umane, sia statuali che municipali.
I risultati della rivoluzione francese col nuovo disegno dei Diritti Umani e Civili aveva seminato attorno a condizioni servili e monarchiche la pianta di una crescita filosofica e sociale che avvisava dell’arrivo di nuove “forme politiche” quali Socialismo e Coscienza rivoluzionaria in un mondo borghese immobile da più di 500 anni.
Era dalla Rivolta dei Ciompi che l’Europa non si confrontava con le istanze del mondo del lavoro avvolta com’era nell’assolutismo quasi divino di diocesi e regni che avevano negato ogni evoluzione e riscatto da quella condizione disumana che rendeva “schiavi” milioni di individui.
Lo status-quo faceva acqua, ecco il linguaggio s’avanza e come nuova semina accompagna la nuova stagione politica. Un vento dell’est che musica una rivoluzione totale, che è sociale, culturale, monetaria e di espressione. Va disegnando nuovi rapporti tra le persone, apre nuove prospettive letterarie e di condizione sociale generale nel riconoscimento sia soggettivo che politico della “condizione umana”.
E’ un nuovo “dizionario” di attività quale non si era mai visto nella grande storia del genere umano. Se il liberalismo aveva dato il la alla ricerca filosofica e scientifica, il socialismo ridisegnò la mappa della condizione sociale tra gli enti, gli Stati, il mondo produttivo e il proletariato (cioè il mondo dei lavoratori).
Proletari e padroni, salario, cottimo e produzione furono la traccia del confronto politico, la frontiera di unavvicendamento sociale linguistico e culturale negli Stati nazionali che andavano formandosi.
Da questa paura, la paura dei “soviet”, i comitati sindacali dei lavoratori, la paura della Rivoluzione socialista e proletaria generò nell’Europa d’inizio del ‘900 movimenti politici nazionalisti che virarono verso dittature nazi-fasciste e militari che fecero ancor più arretrare le condizioni generali dei lavoratori che andavano emancipandosi. Un sussulto padronale e finanziario del capitalismo andava rinforzandosi, distruggendo le istanze del mondo lavorativo popolare. Generando distruzione, caos, guerra.
Ma la storia del cambiamento umano continua. Le “forze del male” sconfitte dal riconoscimento di una grande stagione di crescita e sviluppo. Il presente, il soggetto, il surreale, l’artistico, lo psicologico e l’avventura della scoperta del “se’” sono stati leva della trasformazione e del cambiamento per una nuova Coscienza politica.
Ad oggi il grande assente è la Rivoluzione dei rapporti di Giustizia Sociale e dell’equa distribuzione dei profitti… ultimi muri da abbattere per scoprire nuove frontiere di un comune sapere al quale non possiamo sottrarci.
m@cwalt

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