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domenica 16 luglio 2017

ECCIDIO ANNUNCIATOA VIA D'AMELIO

Speciale via D’Amelio. Cronaca di un eccidio annunciato

ARTICOLOTRE
-R.C.- L’altra strage, come viene definito l’eccidio di via Mariano D’Amelio, se possibile ancora più avvolta nei misteri di Stato.
Giacomo Lauro, un mafioso calabrese residente in un paese del Nord Europa, avvertì il console italiano di un sicuro attentato a Palermo contro il giudice Paolo Borsellino. La comunicazione venne trasmessa a Roma il 14 luglio 1992, Palermo la ricevette il 25 luglio, sei giorni dopo la strage.
Il 15 luglio 1992, un confidente del Ros,  milanese, rivelò che era in preparazione contro Antonio Di Pietro e Paolo Borsellino. I carabinieri, considerata attendibile la fonte, inviarono un’informativa urgente alla procura di Milano e a quella di Palermo.
La protezione del pm milanese venne rafforzata, Di Pietro, insieme alla sua famiglia, lasciò l’abitazione abituale, mentre il rapporto a Palermo venne spedito con posta ordinaria; un  maresciallo dell’Arma tentò di contattare la procura del capoluogo siciliano: invano, il telefono squillò a vuoto..
Una telefonata arrivò alla Questura di Palermo due ore prima della strage di via D’Amelio. Lo attesta una relazione di servizio redatta da un operatore del 113, con turno 12-19, 19 luglio 1992.
Questo il contenuto “La sottoscritta Giuseppina Cadore, agente della Polizia di Stato, in servizio quale operatore del 113, con turno 12-19, riferisce alla S.V. che alle 13 e 45, una telefonata anonima, con voce maschile, riferiva rapidamente quanto segue –tra mezzora esploderà una bomba-. Dopodi ciò interrompeva la comunicazione. Di questo veniva informato il funzionario di turno, dottor Soluri”.
L’esplosione di via D’Amelio avvenne poche ore dopo.
Il tenente Carmelo Canale ha rivelato “Il dottor Borsellino mi confidò che entro la fine dell’estate avrebbe richiesto l’arresto per un alto esponente della procura, in quanto riteneva che avesse manipolato e non avesse raccontato quanto di sua conoscenza in merito all’omicidio di Salvo Lima. L’ultima volta che gli parlai, due giorni prima che morisse, mi raccontò che Mutolo aveva accusato Bruno Contrada di favorire Cosa Nostra”.
La domenica mattina di quel 19 luglio, Paolo Borsellino ricevette una telefonata dal procuratore Giammanco, il quale, curiosamente proprio quel giorno, gli comunicava di volergli affidare la delega per i reati di associazione mafiosa , oltre che su Agrigento e Trapani, anche per Palermo. , “così la partita è chiusa”.
Agnese Borsellino ricorda che con stupore senti il marito urlare “No, la partita si apre adesso”.
Via D’Amelio fu un evento del tutto anomalo rispetto alla strategia stragista di Cosa Nostra. La fretta di Riina di “fare il fatto di Borsellino”, lasciò interdetti gli altri componenti della Cupola, che la ritenevano sbagliata, come in effetti si rivelò.
Salvatore Cancemi suggerì una chiave di lettura “Riina non era un pazzo, se l’ha fatto è perché una qualche garanzia ce l’aveva avuta”.
Il dirigente del Sisde, Bruno Contrada, il pomeriggio del 19 luglio 1992, stava godendosi una gita in barca al largo di Palermo, in compagnia di alcuni amici, tra i quali Gianni Valentino, commerciante con provate frequentazioni con il boss mafioso Raffaele Ganci., a bordo anche un altro funzionario del Sisde, Lorenzo Narracci.
Contrada raccontò che nel pomeriggio, Valentino ricevette una telefonata dalla figlia, che lo avvertiva dell’esplosione di una bomba a Palermo. Forse un attentato.
Narracci chiamò immediatamente il centro Sisde , ottenendo conferma e indicazioni più precise.
Bruno Contrada, avuta conferma che l’attentato era avvenuto in via D’Amelio, dove risiedeva la madre di Paolo Borsellino, si fece accompagnare a riva, tornò a casa e solo in serata giunse in via D’Amelio.
Ma gli orari, ricostruiti con i tabulati telefonici dal consulente della procura, Gioacchino Genchi, raccontano qualcosa di diverso.
L’ora esatta della strage venne fissata dall’Osservatorio Geosismico, alle 16,58 minuti e 20 secondi. Alle 17, un minuto e 40 secondi dopo l’esplosione, Contrada e Narracci contattarono con il loro cellulare il centro Sisde di Palermo e di Roma. Fra l’esplosione e la chiamata di Contrada, ci fu certamente un’altra telefonata, quella ricevuta da Valentino.
Telefonata nella quale un informatore, stando a Contrada, la figlia del commerciante, avvertita dell’accaduto.
Valentino informava Contrada che immediatamente contattava il Sisde, servizio efficientissimo, perché un istante dopo l’esplosione era perfettamente a conoscenza che l’attentato era avvenuto in via D’Amelio
Tutto questo vorticoso giro di contatti, telefonate e scambio di informazioni in poco più di un minuto: un record mondiale.

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