Si avvicina l’estate, arriva il momento dell’iscrizione ai campionati e le squadre spariscono: stavolta tocca a Latina e Como. La crisi del pallone italiano sembra non avere fine: negli ultimi cinque anni in terza serie sono fallite addirittura 26 società. E l’elenco potrebbe allungarsi: altre 3-4 sono in bilico e saranno incerte fino all’ultimo. A pagare, infatti, sono sempre i più piccoli: i club della rinata Serie C – ha da poco ripreso il vecchio nome, abbandonando quello di Lega Pro – dove non esiste paracadute e non arrivano i soldi dei diritti tv, l’unica risorsa del nostro calcio per cui i grandi presidenti continuano ad accapigliarsi.
SCOMPAIONO COMO E LATINA – Il 30 giugno era l’ultimo giorno per presentare la domanda di ammissione ai tornei professionistici. A non avercela fatta, per il momento, sono Latina e Como: due piazze importanti, due storie molto diverse tra loro, unite dal minimo comune denominatore della cattiva gestione societaria. I laziali, che solo tre anni fa si giocavano la finale playoff per la promozione in Serie Aerano spacciati da tempo, travolti dai guai giudiziari dell’ex presidente Pasquale Maietta. I lariani, invece, sono stati dalla moglie del calciatore Michael Essien, imprenditrice inglese che a marzo aveva rilevato il titolo del club salvo poi non procedere al rinnovo dell’ affiliazione alla Figc. La domanda di iscrizione al campionato sarebbe pure stata presentata, ma senza il riconoscimento da parte della Federazione è praticamente nulla: anche dalla stessa Lega considerano il Como ormai ufficialmente fuori dai giochi.
26 CLUB FALLITI IN 5 ANNI – Con loro sale a 26 il numero delle squadre che negli ultimi cinque anni non sono riuscite a iscriversi al campionato di Serie C: si passa da microscopiche realtà come Castiglione e Borgo a Buggiano a piazze storiche come VeneziaSiena, o GrossetoIl passaggio alla divisione unica, con la sforbiciata da 90 a 60 squadre, sembrava aver fermato l’emorragia: dopo la riforma si era passati dai 7 fallimenti del 2013/2014 ai 4 del 2014/2015. Ma poi la situazione è precipitata di nuovo: 8 non iscritte (record negativo) nel 2015, 5 nel 2016, in attesa di conoscere il dato finale del 2017. Tanto che si è tornati a parlare della possibilità di ridurre il numero delle società professionistiche (uno dei cavalli di battaglia di Claudio Lotito), anche se il presidente Gabriele Gravina non ha intenzione per quest’anno di cambiare formula: “Non è una mia scelta, sono le regole che dicono che il campionato è a 60 squadre. Qualcuno si illude di risolvere la questione tagliando le squadre, ma ci vuole una riforma di sistema: il problema è il calcio italiano, non la Serie C”. Per sostenere un campionato ci vogliono circa 3 milioni di euro, mentre i contributi della Lega si fermano a 500-600mila euro: i club di Serie C perdono in media 1,2 milioni di euro l’anno. In molti fanno fatica ad arrivare a fine stagione, specie le squadre che sono retrocesse dalla Serie B, visto che, contrariamente a quanto succede per chi non raggiunge la permanenza in Serie A, il paracadute è irrisorio: lo dimostrano proprio i casi di Latina e Como (tra i cadetti due anni fa), ma anche i precedenti di Lanciano, Varese e Padova.
FIDEJUSSIONI, DEBITI E RIPESCAGGI – L’incubo non è ancora finito: se è vero che tutte le altre aventi diritto sono riuscite a presentare nei termini la richiesta d’iscrizione, in diversi casi la domanda risulta incompleta. La Maceratese, ad esempio, ha inoltrato il modulo senza l’assegno d’iscrizione, il Mantova è gravato da centinaia di migliaia di euro di debiti, anche il Messinatraballa. La prossima data segnata in rosso sul calendario è quella del 5 luglio, entro cui va depositata la fidejussione obbligatoria da 350mila euro a garanzia del campionato (passaggio tutt’altro che scontato); poi bisognerà passare dal vaglio della Covisoc, l’organo di vigilanza contabile sulle società. Alla fine a saltare potrebbero essere tre, forse quattro squadre. “E io ci metterei la firma: sarebbe comunque un miglioramento rispetto agli anni scorsi”, commenta Gravina. Probabile, comunque, che si aprano altri buchi nell’organico del torneo. E anche colmarli non sarà facilissimo: tra la tassa a fondo perduto da 500mila euro e i parametri stringenti (escluso chi ha già beneficiato di ripescaggi o subito penalizzazioni), si contano sulle dita di un mano le società in grado di ambire a un ripescaggio. Per ora in pole position ci sono Lumezzane, Triestina, Rieti e Rende. In attesa del prossimo fallimento.