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lunedì 31 luglio 2017

OGGI: LO SPLENDIDO VIDEO DI LAMAR & RIHANNA E L'AUDIO DEGLI ARCADE FIRE: CAPOLAVORI DELL'ANNO

Mr. Probz - Fine Ass Mess (Official Video)

Ne-Yo - Another Love Song

Major Lazer - Sua Cara (feat. Anitta & Pabllo Vittar) (Official Music Vi...

Arcade Fire - Put Your Money On Me (Audio)

Kendrick Lamar - LOYALTY. ft. Rihanna

IL PROF FOLLIERO E I RISULTATI DELLE ELEZIONI IN VENEZUELA

https://umbvrei.blogspot.it/2017/07/venezuela-i-primi-risultati-per.html

DAL BLOG DEL PROF. FOLLIERO

In Venezuela si vota per l’elezione dell’Assemblea

Costituente.



Foto di Caracas tranquilla alla vigilia delle elezioni

Cordiali saluti Attilio

APOCALISSE ORA

Home / Attualità / I cinque segni dell’Apocalisse

I cinque segni dell’Apocalisse

DI ALESSANDRA DANIELE
carmillaonline.com
Se fosse in atto l’inizio d’una zombie apocalypse, sappiamo che i media mainstream farebbero di tutto per nasconderla e dissimularla il più a lungo possibile, innanzitutto per evitare il panico.
Dovremmo quindi imparare a riconoscerne da soli i principali segnali.
1) Irrazionali e imprevedibili esplosioni di violenza individuale, spesso con armi improvvisate, i cui esecutori vengono sbrigativamente eliminati, e derubricati come lupi solitari, terroristi o psicopatici.
2) Razionamento idrico, per aumentare i controlli negli acquedotti sospettati di diffondere il contagio.
3) Incendi diffusi. Bruciare i cadaveri dei rianimati sarebbe infatti il modo più veloce per occultarli, e cercare di arginare il contagio. I falò organizzati in zone disabitate finirebbero spesso per degenerare, sfuggendo al controllo. Allarmi di nubi tossiche verrebbero lanciati per allontanare i curiosi.
4) Intensificarsi parossistico e pretestuoso del controllo poliziesco sulle piazze reali e virtuali, con brutali retate nelle zone di assembramento, e tentativi di controllare e censurare le notizie che circolano su internet.
5) Chiusure delle frontiere e blocchi navali, in contraddizione con tutti i precedenti accordi internazionali. Iniziative inutili, perché il contagio per sua natura sarebbe comunque già globale.
Naturalmente per ciascuno di questi avvenimenti verrebbe data una spiegazione ufficiale, ma se dovessero verificarsi tutti contemporaneamente sapremmo cosa sta accadendo davvero.

Alessandra Daniele
Fonte: www.carmillaonline.com
Link: https://www.carmillaonline.com/2017/07/30/cinque-segni-dellapocalisse/
30,07.2017

SCHIAVI DI DEBITI E CARTE

Home / ComeDonChisciotte / Siamo schiavi di una montagna di debiti o di un castello di carte?
La piramide finanziaria del debito

Siamo schiavi di una montagna di debiti o di un castello di carte?

DI FABIO CONDITI
comedonchisciotte.org
C’è un sentimento che mi pervade da quando ho capito come funziona il sistema monetario e questo sentimento è di incredulità. Da quando ho acceso la luce su questo assurdo sistema, continuo a chiedermi come la gente non veda chiaramente che il suo funzionamento ci rende schiavi nella nostra vita di tutti i giorni.
La Crisi economica viene attribuita ai motivi più svariati e la popolazione non si rende conto che la realtà è ben diversa. Una realtà che ci viene descritta come l’unica possibile, ma che invece è solamente quella che ci fanno vivere. Un vivere virtuale, tipo quello di The Truman Show o di Matrix.
Frase di Henry Ford sul sistema bancario
Pensare che quasi un secolo fa Henry Ford disse apertamente come ci stavano ingannando e che bastava poi poco perché il popolo si svegliasse. Ma invece di svegliarci siamo caduti in un sonno profondissimo, che ha peggiorato addirittura le cose.
Siamo sempre stati e lo siamo tutt’ora Sovrani della nostra moneta. Ma essendo stata legata all’oro, è stata sempre scarsa quindi, ha avuto bisogno di essere affiancata da altri strumenti “a debito”, come le banconote e la moneta bancaria, che permettessero di ampliare la base monetaria per soddisfare le esigenze di scambi elevati della nostra economia.
Fortunatamente la moneta non è più legata all’oro dal 1971, e quindi può essere creata dallo Stato senza necessità di alcun valore intrinseco, ma purtroppo gli Stati hanno rinunciato ad emettere moneta “fiat” senza debito, costringendoci ad usare la moneta elettronica creata a debito dal sistema bancario, sostenuto dal più generale sistema delle Banche Centrali.
Questa evoluzione è stata accompagnata dalla volontà dei nostri Governanti, di rendere il sistema bancario completamente indipendente dagli Stati, senza che nessuno si ponesse il problema di verificare chi controlla la creazione e gestione del denaro, ma soprattutto nell’interesse di chi.
Falcone diceva : “Segui il denaro e troverai la mafia”. Proviamo a seguire il suo consiglio e cerchiamo di capire dove finiscono i soldi e perché.
La piramide dei flussi finanziari del nostro sistema monetario
Abbiamo immaginato il sistema economico come una grande piramide, dove gli strati inferiori sostengono quelli superiori con continui flussi di denaro dovuti alla particolare situazione monetaria che è stata realizzata, mentre il vertice della piramide controlla e gestisce tutta la moneta che usiamo negli scambi economici.
Alla base di questa piramide ci siamo noi, come cittadini e come aziende. Noi cittadini ed aziende che lavoriamo e viviamo nell’economia reale, siamo più del 99% di tutta la popolazione mondiale e siamo la mandria di pecorelle inconsapevoli da tosare, grazie al nostro bisogno di moneta per scambiarci beni e servizi e alla necessità di pagare le tasse.
Sopra di noi lo Stato, che avendo rinunciato ad utilizzare la propria e quindi la nostra sovranità monetaria, non fornisce più moneta a cittadini ed aziende, ma anzi ne toglie, inventandosi tasse,  alzando aliquote, chiedendo nuovi oneri, non rigirando poi questi balzelli nella spesa pubblica. Avendo anche un debito pubblico elevato e dovendo pagare interessi, si finanzia con l’emissione di titoli di Stato per ricevere in definitiva moneta creata dal nulla dal sistema bancario privato, che in realtà avrebbe potuto creare direttamente.
Ma il denaro creato dal sistema bancario privato viene solamente prestato, per cui le banche private percepiscono sia gli interessi sulla moneta creata per comprare i Titoli di Stato, cioè sul debito pubblico, che sulla moneta presa in prestito da cittadini ed aziende, cioè sul debito privato, sottraendo risorse all’economia reale.
Solo il costo degli interessi sul debito pubblico e privato, in Italia raggiunge un valore orientativo di circa 200 mld di euro all’anno, pari a più del 12% del nostro PIL, ma c’è ben altro.
Le banche a loro volta sono inserite nel sistema delle Banche Centrali, alle quali pagano interessi sul denaro che ricevono prima di moltiplicarlo a dismisura attraverso la creazione dal nulla della moneta elettronica bancaria.
Le Banche Centrali, compresa la BCE, che dovrebbero essere indipendenti, sono in realtà controllate dal sistema bancario stesso, nominando uomini a loro “fedeli”, che fanno apertamente gli interessi del settore bancario e finanziario, come ho già spiegato nei miei articoli precedenti su Mario Draghi della BCE ed Ignazio Visco della Banca d’Italia.
Arrivando con non poca fatica fino in cima alla piramide troviamo il settore finanziario, che oltre a controllare buona parte del sistema bancario, quindi anche le Banche Centrali, viene continuamente alimentato di liquidità da parte di queste ultime, come la BCE, attraverso operazioni di Quantitative Easing, con giustificazioni ridicole come quella che in questo modo tutti saranno incentivati ad investire nell’economia reale.
Ma questo non avviene quasi mai!
Infatti l’economia reale continua ad essere depredata, attraverso la vendita alla popolazione, di prodotti finanziari sempre più complessi e di beni e servizi reali prodotti da multinazionali sempre più grandi e globali, che avendo accesso illimitato al credito, sono in grado di eliminare qualsiasi concorrenza da parte delle aziende locali.
Il risultato è una piramide finanziaria che permette a meno dell’1% della popolazione di arricchirsi, attraverso l’emissione e la gestione della moneta a debito, tutto ciò senza che il 99% se ne renda minimamente conto.
In questo modo una cerchia di persone sempre più ristretta, ha le risorse per aumentare la propria influenza nella società, annullando il potere degli Stati e colonizzando di fatto l’economia reale, cioè in definitiva la nostra vita.
Un sistema così congegnato sembrerebbe inattaccabile, ma la Crisi Finanziaria Globale del 2007 ha invece dimostrato che è fragilissimo, in grado di innescare grandi perdite non solo nell’economia finanziaria che l’ha generata, ma anche in tutti gli altri settori dell’economia in tutto il mondo.
Questo è accaduto perché tutti gli strumenti monetari che usiamo sono basati sulla fiducia perchè sono un debito, cioè un “pagherò”. Se dall’interno del sistema bancario e monetario qualcuno non è in grado di mantenere la propria promessa, a catena tutti si sentono a rischio e il sistema crolla perché basato solo sulla fiducia, soprattutto degli utilizzatori maggiori che siamo noi componenti di quel 99% della popolazione che sta alla base della piramide.
Il castello di carte nel cielo
In realtà più che di piramide potremmo parlare di castello di carte, dove gli strati inferiori, noi, sostengono tutta la struttura, senza rendersi conto, ignoranti o inconsapevoli, che intanto ai piani alti continuano ad arricchirsi grazie al nostro lavoro.
Come Nio all’inizio del film Matrix, o Jim Carrey in The Truman Show, sentiamo che c’è qualcosa che non va, cominciamo a capirlo pian piano vedendo che la fatica quotidiana che ci sobbarchiamo, dopo tanto lavorare, ci lascia fermi allo stesso livello di quando abbiamo cominciato.
In realtà lo sappiamo che così non va, ma le distrazioni a cui ci sottopongono, dal lavoro sempre più stressante, agli svaghi di massa, alla televisione o ai social sempre più strumenti di controllo assoluto, ci oscurano la vista non facendoci vedere la semplice realtà. Perché la realtà è semplice siamo noi che dobbiamo renderci conto che queste distrazioni sono fette di prosciutto sui nostri occhi. Abbiamo gli occhi foderati di prosciutto e non ce ne rendiamo conto.
La percezione che abbiamo nei riguardi della moneta, è che venga generata dal nostro lavoro o dalla produttività delle nostre aziende.
Niente di più falso, il lavoro è solo uno dei mezzi con cui viene fatta girare. Più lavoro c’è, più veloci sono gli scambi di beni, più moneta riesce a girare. Più beni si scambiano, meno lavoranti li producono, più moneta arriva ai piani alti. È un problema o un vantaggio, per la punta della Piramide, la dissocupazione?
Ma prima ancora di essere scambiata, la moneta deve essere creata da qualcuno, altrimenti non si genera da sé. Non è il lavoro a generarla, il lavoro produce solo beni e servizi, non moneta. E se manca la moneta tutto si ferma, anche se abbiamo abbondanza di risorse ambientali ed umane.
La Moneta si crea, tutto il denaro che maneggiamo viene creato dal nulla, non nasce grazie alla nostra attività, ma questo fatto entra in totale contraddizione con la continua mancanza di denaro in ogni settore della nostra vita pubblica e privata.
Non ci sono soldi per manutenzioni ordinarie nei nostri Comuni, per nuove infrastrutture, per case e scuole sicure, per ampliare l’offerta dell’insegnamento ai nostri figli. Non ci sono soldi per aumentare le pensioni minime, anzi li vanno a prendere dalle pensioni, perché dicono che non ne hanno. Non ci sono soldi per nuovi ospedali, per assumere nuovi dottori e infermieri, non ci sono soldi per curare malati terminali, non ci sono soldi per nuove macchinari. Non ci sono soldi per raccogliere le macerie post terremoto, figuriamoci per ricostruire. E quando all’improvviso questi soldi appaiono, i politici si ergono fenomeni, salvatori della Patria, miracolanti 2.0.
Siamo arrivati all’assurdità, notizia di questi giorni è che il nostro sistema idrico perde letteralmente acqua lungo tutte le sue condutture, ma non abbiamo i soldi per ripararle. Nonostante l’emergenza siccità ci obblighi a risparmiare questo bene e nonostante sia evidente che il rifacimento della rete idrica potrebbe farci risparmiare acqua per gli anni a venire, continuano a dirci che non ci sono i soldi per farlo.
Questi sono tutti esempi nei quali un eventuale investimento da parte dello Stato, oltre a produrre un vantaggio immediato in termini di occupazione e di aumento del PIL, produrrebbe nel medio periodo un risparmio che permetterebbe di rientrare in pochi anni dell’investimento e nei successivi addirittura di guadagnarci.
Ma continuano a dirci che non ci sono soldi. 
In realtà non è così perché sappiamo che il denaro viene creato in grandi quantità da parte della BCE, solo che viene utilizzato unicamente per fornire liquidità ai mercati finanziari, tramite il Quantitative Easing, ed al sistema bancario, tramite gli LTRO, cioè prestiti a tasso negativo.
Ma la quantità creata dalla BCE è volutamente scarsa, costringendoci ad richiedere prestiti al sistema bancario, che crea dal nulla moneta elettronica e genera la maggior parte dei flussi della piramide. Perché tutti hanno bisogno di moneta, che viene prestata a Stati, aziende e cittadini, alimentando il debito pubblico e privato e sottraendo con gli interessi, enormi risorse dall’economia. Interessi sempre maggiori che portano continui guadagni alle banche e scoraggiano la richiesta di ulteriori Prestiti.
La gestione da parte di soggetti privati quali banche e mercati finanziari della moneta evidenzia quanto assurdo sia questo sistema. Perché alla fine siamo noi cittadini, con le nostre spese quotidiane e con il pagamento delle tasse che lo Stato ci impone, a darle valore e a renderla legale.
E’ come se noi fossimo proprietari di un terreno dove crescono spontaneamente alberi da frutto, che diamo in gestione ad un privato, al quale oltre a pagare la frutta che ci fornisce con gli interessi, paghiamo anche i mezzi per coltivarla senza chiedergli costi di gestione o l’affitto del terreno.
Tra l’altro la maggior parte della frutta che cresce sul nostro terreno, viene fornita solo a pochi privilegiati che se ne approfittano per arricchirsi sempre di più a scapito di tutti gli altri. A noi ed allo Stato, che siamo i proprietari del terreno, non rimangono che le bucce !
Sistema monetario che aspira risorse dal 99% della popolazione
Siamo immersi in una truffa colossale, una enorme piramide che come un aspirapolvere, risucchia  continuamente risorse dall’economia reale, costituita dal 99% della popolazione, a favore di un 1% di privilegiati.
Un castello di carte che deve la sua stabilità alla fiducia tra i singoli componenti, soprattutto degli strati inferiori. ma soprattutto alla loro inconsapevolezza di come funziona il sistema del debito.
Ma cosa succede se alcuni di noi tolgono la propria fiducia, cioè anche solo una carta del primo strato?
Il sistema crolla …
Ricordiamoci sempre che siamo noi e lo Stato che ci rappresenta a dare valore alla moneta che usiamo, dobbiamo solo diventare consapevoli e smetterla di credere che il sistema attuale sia l’unico possibile.
Logo di Moneta Positiva
La moneta deve e può essere di proprietà dei cittadini, libera dal debito ed utilizzata per il benessere di tutti.
Fabio Conditi con la collaborazione di Enrico Pasini         
Presidente e socio dell’Associazione Moneta Positiva www.monetapositiva.blogspot.it
articoli precedenti su Comedonchisciotte https://comedonchisciotte.org/?s=fabio+conditi
Fonte: www.comedonchisciotte.org
31.07.2017

QUESTO E' IL NUOVO ARCIVESCOVO DI MILANO

Le intercettazioni che rivelano il ruolo del neo eletto arcivescovo di Milano nel caso di don Mauro Galli

In una serie di intercettazioni telefoniche, effettuate dalla Procura di Milano, emerge il ruolo del neo arcivescovo Mario Delpini nella vicenda che vede coinvolto don Mauro Galli, il sacerdote di Rozzano (MI) accusato da un  giovane parrocchiano  di molestie sessuali ed attualmente sotto processo.
Le intercettazioni sull’utenza di don Mauro sono rilevanti ma, al di la di quello che sembra, non tirano in ballo solamente monsignor Delpini. Ad un occhio esperto non sfugge il modus operandi della chiesa che, come vedremo, segue uno schema ben preciso e che ha obiettivi ben differenti da quelli che vengono dichiarati pubblicamente.
Per comprendere meglio è necessario fare una breve sintesi dei fatti e una piccola premessa. 
I presunti abusi da parte di don Mauro ai danni di un parrocchiano 15enne sarebbero avvenuti la notte tra il 19 e il 20 dicembre del 2011, immediatamente denunciati e, nei giorni successivi, portati all’attenzione dei vertici della diocesi di Milano. Tale diocesi però, come da manuale, approfittando del fatto che la vittima (come tutte del resto) e i suoi familiari fossero cattolici praticanti  , quindi persone che si fidavano della correttezza della chiesa e si sentivano ulteriormente rassicurate dalla tanto acclamata “tolleranza zero” di papa Francesco, prende tempo e riesce a far passare ben due anni e mezzo prima di fare qualcosa. Dopo di che si scoprirà che malgrado la denuncia, i vari incontri con il prelato di turno, i solleciti della vittima, dei familiari e degli stessi sacerdoti della parrocchia di Rozzano, nei confronti di don Mauro non era stato preso alcun provvedimento, nessun processo canonico, neppure una sospensione cautelare a Divinis, e questo malgrado lo stesso don Mauro avesse ammesso i fatti.
Va detto che in casi come questo, dove la cosa non è di dominio pubblico, la tattica della chiesa è sempre stata, ed è tutt’ora, quella di cercare di tenere nell’ombra l’accaduto e limitare i danni per poi, una volta calmate le acque, reintegrare il sacerdote altrove. Il caso di don Francesco Rutigliano condannato per abuso di minore dalla Congregazione per la Dottrina della Fede e mai denunciato all’autorità civile è esemplare. (Caso successivamente riportato anche nel libro di Emiliano Fittipaldi)
Siamo nel luglio del 2014 quando, dopo tre anni, delusi dal comportamento della diocesi che, nei fatti, non era ancora minimamente intervenuta se non in favore del prete accusato “spostandolo” prima in un’altra parrocchia, e poi, con la scusa di valorizzarne i suoi studi, ne ha fatto perdere le tracce, la vittima supportata dai suoi familiari decide di denunciare, questa volta però presso l’autorità civile.
È il 29 luglio del 2014 quando verrà depositata la denuncia, ma pochi giorni prima, per una pura coincidenza accade qualcosa che successivamente vedremo, spiazzerà la diocesi. Il 26 luglio un sacerdote trova nella cappella dell’ospedale San Giuseppe un bambino abbandonato. Quel sacerdote è don Mauro Galli. La notizia del ritrovamento del bimbo viene battuta da tutti i giornali rivelando anche che don Mauro è ancora a Milano e senza restrizione alcuna.
Pochi giorni dopo, il 29 luglio, la vittima depositerà come abbiamo detto la sua denuncia e la magistratura si attiverà immediatamente. Già il 18 agosto l’utenza di don Mauro è sotto controllo e il 31la diocesi sembra già informata della querela.
Qualcuno si domanderà come abbia fatto la diocesi a sapere in così breve tempo della querela?
Semplice: glielo potrebbe aver detto la stessa magistratura vincolata da un articolo contenuto nel protocollo addizionale (art.2 punto B) dei Patti Lateranensi che recita “La Repubblica italiana assicura che l’autorità giudiziaria darà comunicazione all’autorità ecclesiastica competente per territorio dei procedimenti penali promossi a carico di ecclesiastici”. Un privilegio che tutti gli indagati d’Italia vorrebbero avere…
Al di la di come la diocesi abbia appreso la notizia, tanto sono stati immobili e omertosi quando si trattava di rendere giustizia alla vittima, quanto sono stati rapidi e efficienti nel soccorrere il sacerdote invece.
La prima intercettazione utile è del 31/8/2014 quando don Mauro parlando al telefono con un collega;
UT (utente): MAURO  INT (interlocutore): UOMO
” UOMO: “pronto?
MAURO: eccomi qua, scusami ma sono a XXXXX a dormire e avendo la camera di fianco a XXXXX e company ho preferito uscire. Tutto bene?
UOMO: si io si, te?
MAURO: eeeh… (ride) la domanda di riserva? No… nel senso che non so niente di che, oggi ho ricevuto alle dodici… dodici e uno una email di Delpini (probabilmente don Mario Delpini ndr) che diceva “sei da queste parti… eh… telefonami, scrivimi che ho bisogno di vederti” e allora io anche se ero all’estero l’ho chiamato subito e ho detto… dice no no dai, fissiamo un appuntamento così ci vediamo giovedì che ho bisogno di dirti delle cose… al che vabbè, non è che sono proprio deficiente, per cui la prima domanda che gli ho fatto è “MI DEVO PREOCCUPARE?” e lui… silenzio, dice “eeeh…” siccome non diceva niente, dico “MA HO COMBINATO ANCORA QUALCOSA?” dice “NO, NO, IL PROBLEMA NON E’ QUELLO CHE HAI COMBINATO TU, MA QUELLO CHE HANNO COMBINATO GLI ALTRI… COMUNQUE NON E’ IL CASO CHE NE PARLIAMO PER TELEFONO, VIENI QUI CHE TI SPIEGO.” (breve pausa) Mi ha detto l’unica frase che ha detto “POI DOBBIAMO STARE MOLTO ATTENTI”, ha chiuso così.”
 La conversazione prosegue con le riflessioni degli interlocutori e ad un certo punto;
MAURO: eh… cosa ti devo dire… ma io guarda cioè… nel senso che… posso anche immaginare che cappero è successo, (disturbo di sottofondo) LA QUESTIONE E’ QUELLA FAMOSA DEL BAMBINO, FINITO COME EROE DA TUTTE LE PARTI, QUESTA COSA NON CI VA BENE.
UOMO: ma dici che è quello…?
MAURO: però.. io spero sia quello, nel senso che se è così vabbeh…
È verosimile pensare che i timori di Delpini nel non voler parlare al telefono con don Mauro (che infatti contatta via mail) fossero dovuti alla consapevolezza che potessero esserci delle utenze sotto controllo. Si spiega anche l’irritazione per la vicenda del neonato trovato da don Mauro più di un mese prima, vicenda che a questo punto non era più pericolosa solo per il fatto che avrebbe confermato alla vittima che il sacerdote, malgrado tutto, era ancora a Milano, ma perché con un’indagine aperta sarebbe potuta diventare (come è stato) una delle prove agli atti che la diocesi non ha preso nessun provvedimento restrittivo o cautelativo lasciando don Mauro ufficialmente senza parrocchia, ma libero di girare ovunque… e lo ha fatto credetemi.
Pochi giorni dopo, il 4 settembre 2014, don Mauro incontra mons. Mario Delpini, non sappiamo cosa si siano detti nell’incontro, anche se possiamo immaginarlo perchè appena uscito don Mauro contatta uno studio legale al quale si presenta a nome di mos. Mario Delpini sottolineando all’interlocutore che il monsignore ha già parlato con  l’avvocato. Si incontreranno il giorno successivo.
Quanto accade nelle ore successive a quell’incontro è inquietante, tra i messaggi di amici e colleghi preoccupati che pregano per lui, emerge uno scenario di totale omertà, tanti sanno della vicenda e paiono muoversi in favore del sacerdote.
In un altro stralcio di intercettazione si intuisce anche quanto le gerarchie siano state tolleranti e generose con don Mauro il quale sembrerebbe evidente che malgrado la gravità della situazione avesse accondiscendenza nell’utilizzare un’altra carta offerta dalla diocesi;
“ MAURO: io guarda… io non ne posso… io davvero non ne posso più nel senso che in tutta questa cosa qui adesso non so cosa salterà fuori, però io piuttosto dico guardi io cambio anche diocesi e non me ne frega niente… però… mi dispiace però a questo punto se deve servire a essere tranquilli io mi (rumori) a Roma, poi nessuno mi vede più, vado in un’altra diocesi e vaffambagno… cioè, cosa devo fare? 
Un totale di 1789 intercettazioni nelle quali si ripetono sostanzialmente le stesse argomentazioni, si scoprirà che don Mauro, probabilmente temendo di essere controllato dagli inquirenti, attiverà una seconda sim e in più occasioni verrà chiamato in causa monsignor Delpini che, come sembrerebbe evidente, ha avuto un ruolo attivo nella vicenda.
Ora, al di la della rilevanza delle intercettazioni che sono un documento eccezionale, più avanti spiegherò il perche, credo sia utile fare alcune riflessioni e vedere le cose in modo un pò più approfondito per capire quale è il meccanismo che la chiesa utilizza ancora oggi sistematicamente per insabbiare e perché questo meccanismo sia civilmente inaccettabile.
Partiamo da un dato di fatto che potete verificare tutti ovvero, chi di voi sa di un solo precedente dove vediamo un sacerdote o un vescovo denunciare un crimine di pedofilia all’autorità giudiziaria?
Aiutatevi pure con internet ma vi avviso che non troverete un solo caso, e non mi limito all’Italia.
Possiamo quindi dire che la chiesa omette sistematicamente la denuncia all’autorità civile?
Direi proprio di si.
È vero che la chiesa ha i suoi tribunali, ma è anche vero che questi non sono neppure lontanamente equiparabili a quelli civili, uno perché la massima pena che possono infliggere a un prete criminale è la scomunica, due perché in un processo canonico seduto al banco della vittima non c’è chi ha subito l’abuso, ma Dio, il prete e la vittima invece stanno seduti al banco degli imputati, rei con il loro gesto di aver arrecato un’offesa a Dio e provate a indovinare chi dei due è il “tentatore”… (Leggi l’approfondimento sui tribunali canonici)
Va anche detto che i tribunali canonici, in più del 90% dei casi (come testimonia oramai persino la cronaca), si attivano non quando la vittima denuncia alla chiesa, ma solo quando la cosa finisce sui giornali o in tribunale, esattamente come nel caso di don Galli. (gennaio 2015, tre anni e un mese dopo la prima denuncia fatta alle autorità diocesane e sei mesi  dopo l’apertura di una indagine della magistratura).
Ora, per carità, la chiesa ha tutto il diritto di fare i suoi processi ma ne converrete che nei confronti delle vittime e sotto l’aspetto preventivo l’esito di questi processi non ha alcuna utilità, anzi stando a quanto prevede il Trattato di Lanzarote, che l’Italia ha ratificato nell’ottobre del 2013, nei processi canonici si violerebbero anche quelle che sono le regole di base che tutelano i diritti delle vittime di abusidurante i processi.
Per fortuna esiste la legge civile, certamente più concreta ed efficace che però, come vedremo, da dei privilegi al clero di fronte ai quali i cittadini ne restano pesantemente penalizzati e costretti, loro malgrado, a subire una disparità di trattamento notevole.
Parlo del Protocollo Addizionale dei Patti Lateranensi (che l’ONU nel 2014 chiese sia allo Stato Italiano, sia alla Chiesa di rivedere) il quale prevede che “La Repubblica italiana assicura che l’autorità giudiziaria darà comunicazione all’autorità ecclesiastica competente per territorio dei procedimenti penali promossi a carico di ecclesiastici”.
Durante un’indagine è fondamentale che gli inquirenti possano investigare nel massimo riserbo e, soprattutto, all’insaputa dell’indagato che, diversamente, starebbe attento a quello che fa e a dove va, a ciò che dice al telefono, insomma prenderebbe tutte le precauzioni per tutelarsi dall’indagine e se possibile inquinerebbe probabilmente anche le prove. Per questo prima dicevo che le intercettazioni a don Galli, al di la del contenuto che è rilevante, mostrano anche verosimilmente quelle che sono state le mosse della chiesa che si muove in un sottobosco decisamente poco rassicurante, come abbiamo visto assolutamente omissivo, pieno di connivenze e complicità.
Lo stesso Bergoglio che da un lato promette tolleranza zero e punizioni severe nei confronti dei vescovi insabbiatori, dall’altro, senza muoverci di un centimetro dal caso Galli (perché ce ne sarebbero anche altri), promuove un vescovo come Delpini, che al momento è accusato di aver insabbiato, arcivescovo di una delle diocesi più grandi d’Italia, quella di Milano.
Pensavamo che con Papa Francesco al timone, la Chiesa fosse sulla strada della trasparenza e invece, a quattro anni dalla sua elezione, le vittime lamentano ancora di essere ignorate, due preti pedofili su tre sono ancora nel clero e nessuno dei vescovi che hanno coperto gli abusi è mai stato punito.
Il quadro che emerge è quello di una chiesa che è sbagliato dire non abbia fatto nulla nei confronti della pedofilia clericale, ha fatto moltissimo infatti esistono in Italia ben 5 comunità per preti con devianze. Esiste un supporto legale ai preti accusati spesso fornito direttamente dalle diocesi tant’è che diversi studi in Italia hanno scelto di specializzarsi nella difesa dei preti pedofili.
Quello che non esiste, è qualcosa per le vittime alle quali la chiesa per ora neppure risponde lasciandole incivilmente senza giustizia e con il supporto legale che “come una madre amorevole” da ai suoi criminali, le mette spesso per non dire sempre in inferiorità perchè non in grado di permettersi una difesa alla pari.
In tutto ciò è importante e doveroso fare una ulteriore riflessione perché c’è un problema di fondo, la magistratura si muove in base alla legge (fatta dal legislatore) che deve applicare anche quando questa è resa assurda da articoli invalidanti come quello del concordato che abbiamo citato prima, la chiesa, o almeno i suoi vertici, dimostrano di avere una coscienza civile profonda quanto una pozzanghera e non si fanno scrupolo nell’agire anche contro le vittime in modo criminale, d’altra parte lo stato Italiano glielo permette…
Eccolo il problema, l’assenza più totale del Goveno Italiano, anzi l’atteggiamento omissivo che questo ha avuto in materia negli ultimi 15 anni. Un Governo che è venuto meno ai suoi doveri tradendo di fatto i cittadini italiani ai quali nega una doverosa tutela su fatti ampliamente conclamati.
A più di 15 anni dallo scandalo iniziato negli USA nel 1998, il Governo Italiano non ha ancora neppure messo in agenda una commissione parlamentare di inchiesta per poter quantificare l’entità del problema, stessa cosa vale per le raccomandazioni fatte al Governo dall’ONU, ignorate in toto.
L’unica cosa che ha fatto, non per coscienza ma in conseguenza alla ratifica dei vari trattati tra cui quello di Lanzarote, è stata l’applicazione del certificato antipedofilia, che a danno dei cittadini e per non scontentare lo Stato estero del Vaticano al quale i nostri politici sono perennemente genuflessi, nella sua applicazione ha lasciato esente la categoria del volontariato, alla quale tò, appartengono anche i preti, ma anche allenatori di calcio, scout ecc. ecc.
Oltre al danno la beffa perché adesso i pedofili (non solo quelli in abito talare) sanno dove poter andare a cercare le proprie prede senza bisogno di esibire il certificato.
Direi geniale …
Francesco Zanardi
Portavoce della Rete L’ABUSO.

WIKILEAKS INCOLLA MACRON

Wikileaks colpisce ancora: pubblicate 21 mila mail collegate alla campagna elettorale di Macron

Il caso scoppiato prima dell'elezione del presidente francese: saltate le piste che portavano a hacker russi e ultradestra americana
Macron e il caso delle mail trafugate: a pubblicarle è stato Wikileaks
globalist31 luglio 2017
"I russi, i russi, gli americani" cantava Lucio Dalla e non era neppure francese. Loro, i freancesi, hanno infatti preso male la mira e prima avevano pensato a un attacco degli hacker russi per puntare poi il dito contro l'ultradestra americana. Oggi sono saltate tutte le supposizioni fatte alla vigilia dell'elezione del presidente francese, Emmanuel Macron: a detenere email di rilievo dell'attività politica di Macron è Wikileaks, che oggi ha pubblicato un archivio on line contenente oltre 21mila mail "collegate alla campagna elettorale dell'attuale presidente".

In un comunicato rilanciato via Twitter, l'organizzazione internazionale che diffonde tramite il suo sito materiali spesso tenuti segreti da Stati, multinazionali o partiti, ha precisato di avere verificato l'autenticità di 21.075 email che vanno dal 20 marzo 2009 al 24 aprile 2017.

Prima di scalare l'Eliseo, lo staff del candidato alla presidenza francese aveva diffidato i media dall'utilizzarne i contenuti, lasciando intendere che si pensava alla pista russa prima e a quella americana poi. A elezione avvenuta, il primo giugno, l'Agenzia nazionale francese per la sicurezza dei sistemi di informazione aveva fatto sapere di non aver rilevato alcuna traccia di pirati informatici russi.

Macron e il caso delle mail trafugate: a pubblicarle è stato Wikileaks
Ora, tuttavia, Wikileks mette a disposizione i file che possono essere letti usando un motore di ricerca e indicando per ogni email se il contenuto è stato verificato come autentico o meno con il sistema DKIM (Domain Keys Identified Mail).