Avevano anche lanciato l’hastag #cairispondi. Le coppie adottive erano andate sotto Palazzo Chigi per farsi sentire, perché nessuno si degnava di rispondere alle loro mail. Ora che è saltato il tappo si scopre la banalità del male: semplicemente nessuno le leggeva, da mesi, tanto che molte sono andate perse. Cai, Commissione Adozioni Internazionali, comunicazione secca sul sito ufficiale: “In data 20 giugno 2017 si è rilevato che la casella di postaelettronica istituzionale risultava piena con restituzione al mittente delle email in arrivo. E’ emerso che tale situazione si protraeva da tempo e precisamente da agosto 2016; tale casella di posta poteva essere visionata esclusivamente dalla ex Vice Presidente dott.ssa Silvia Della Monica con password riservata. Si è provveduto pertanto a svuotare la relativa casella che ora è pienamente operativa”. Fuori dal gergo istituzionale e garbato: la vicepresidente uscente della Cai che predicava trasparenza, pulizia e collaborazione tra enti, famiglie e istituzioni per quasi un anno si è ben guardata dallo scaricare la posta elettronica della Commissione di cui lei sola deteneva l’accesso. Esiste anche la pec, va detto, ma quella indicata tra i contatti della Cai risponde(rebbe) all’indirizzo commissioneadozioni.internazionali@governo.it.
Sembra un dettaglio e non lo è, non solo perché la Pubblica amministrazione avrebbe l’obbligo di rispondere entro 60 giorni mentre qui nessuno ha risposto da 316. Dalla verifica è infatti risultato che molti messaggi in giacenza non erano stati neppure letti e che tutte le mail inviate dopo il 10 agosto 2016 si sono materialmente perse. Poi ci si lamenta che le adozioni in Italia sono crollate del 50% in una manciata di anni.
L’amara scoperta è stata fatta pochi giorni dopo l’insediamento della nuova vicepresidente della Cai, il giudice minorile Laura Laera, a seguito della presa di possesso dell’ufficio. Due dirigentisono stati ora incaricati di leggere e controllare le mail in giacenza per fornire in ogni caso una riposta tempestiva laddove sarebbe stato necessario. Sui messaggi non recapitati però questo non sarà possibile.
A parte un problema di comunicazioni, banale fin che si vuole ma pur sempre lesivo del diritto dei cittadini a una leale collaborazione da parte dell’amministrazione pubblica, sta emergendo un problema ben più sostanziale sempre determinato dalla condotta poco lineare dell’ex vicepresidente già nella bufera per le rivelazioni del Fatto sul suo coinvolgimento nella vicenda Airone, tra intercettazioni compromettenti e accuse dei pm di “volersi sottrarre”, di voler “sindacare l’orientamento delle indagini” e di aver “sparso una cortina fumogena” attorno alle vicende oggetto della loro inchiesta penale.
Muovendo la superficie del pozzo è venuto a galla il tema dell’operatività e insieme quello della legittimità della Commissione adozioni. Su tutta l’attività espletata dall’ex vicepresidente pende infatti l’incognita dell’efficacia di legge di quanto disposto, firmato e sottoscritto nel corso di tre anni di gestione sostanzialmente monocratica. Per tre anni la vicepresidente uscente non ha convocato la Commissione, tra molte polemiche. Ebbene quegli atti, ai sensi del regolamento, per essere pienamente efficaci devono essere ratificati dall’organismo collegiale, pena la decadenza. Per questo Laera ha subito annunciato la volontà di convocarla prima dell’estate.
C’è però un problema: il 15 giugno ha preso possesso dell’ufficio ma non c’è stato alcun passaggio di consegne utile anche a individuare, nella mole dei 150mila numeri di protocollo dell’ufficio, gli atti che rischiano di diventare carta straccia. Ma non è stato possibile per il semplice fatto che Della Monica, avvisata da tempo e ricontattata quella mattina dalla segreteria, non si è presentata all’appuntamento. Era tutto pronto, con il capo dipartimento, il segretario generale, il capo dell’ufficio del personale; mancava giusto colei che per tre anni quella macchina in consegna ha condotto in sostanziale autonomia. Così a villa Ruffo è partita anche una revisione delle carte che si annuncia monumentale. E potrebbe riservare nuove sorprese.