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domenica 25 giugno 2017

LIONEL STANDER, UN GRANDE ATTORE EPURATO DAL VATICANO

Lionel Stander: l’epurato di Hollywood che "andò contro" l'Italia cattolica 

30 Novembre 2015 - 03:46
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di Francesco Carini
Il più famoso fu Charlie Chaplin, ma non c’è soltanto il celebre “Charlot” fra le vittime del maccartismo. Un grande numero di artisti e di gente famosa fu letteralmente distrutta o fortemente danneggiata dall’odio anticomunista che soffiava negli Stati Uniti fra gli anni ‘40 e ‘50. Uno di questi personaggi fu Lionel Stander, scomparso proprio il 30 novembre di 21 anni fa. Figlio di emigrati russi di origine ebraica, il buon Lionel si fece subito apprezzare per il timbro della sua voce nell’ambiente cinematografico statunitense, dove fu tra i fondatori del sindacato degli attori, lo Screen Actors Guild
Ma dopo il 1947, anche la sua promettente carriera teatrale, oltre che quella radiofonica, subì una brusca frenata a causa delle dure posizioni prese dal governo statunitense, costringendo Stander ad emigrare definitivamente nel 1963 dopo essere stato costretto ad abbandonare la recitazione.
In Europa e soprattutto a Roma, questo attore si impose come straordinario istrione in una seconda carriera sancita non da premi, ma da splendide parti in film come Milano Calibro 9 di Castellari o persino New York, New York di Martin Scorsese, il quale lo richiamò nella città natale dopo la ritrovata giovinezza romana.
Che dire? Un artista del genere non avrebbe mai potuto avere una vita tranquilla e neanche interpretare ruoli anonimi. Infatti, la sua fisionomia e la straordinaria mimica lo resero adatto a parti che lasciarono il segno.
A tal proposito, oltre a quella del boss in Milano Calibro 9, Stander fu chiamato in due circostanze a disintegrare i dogmi e le ipocrisie della religione cattolica. Queste due pellicole sono: Per grazia ricevuta Nonostante le apparenze... E purché non se ne parli... All’onorevole piacciono le donne. Nel primo lavoro, sotto la regia di Nino Manfredi, l’attore statunitense interpreta il ruolo di un farmacista (Oreste Micheli) che vive di notte, il quale diverrà la guida del protagonista Benedetto Parisi (lo stesso Manfredi), eterno indeciso a causa di un’infanzia difficile, nella quale credenze religiose popolari gli sono state imposte in modo a dir poco deprecabile. In particolare, ci sono due monologhi in cui Oreste spiega al futuro genero la propria filosofia di vita, attraverso cui tale parte è divenuta memorabile per gli amanti del genere:
  1. «Dormo di giorno. Il mio sonno assume un preciso significato di rifiuto: la vita così com’è non mi piace e, visto che gli ingranaggi principali come la politica e le banche girano di giorno, invece di viverlo, io me lo dormo. Di notte la realtà me la invento io, come mi pare. È fantasia, è pensiero».
2. «Prova a pensare che Dio non esiste... Mica ti ho chiesto di esserne convinto... Fa solo finta per un momento che non c'è. E ora pensa a te, al mondo, alla gente, senza nessuno che ti minaccia dall'alto, che ti spia e ti ricatta. Non ti sembra che la vita sia più allegra, più onesta, più leggera, senza il cacchio della provvidenza e del perdono? Tutto diventa chiaro, tutto ritorna... Capisci finalmente ogni cosa, persino il male, il dolore... Mostruoso se te lo manda Dio; diventa più accettabile se lo giustifichi come un fenomeno naturale. Qualcuno ha detto che se Dio non esistesse dovrebbero inventarlo, io invece dico che se esistesse dovrebbero eliminarlo, come un dovere sociale, una misura di salute pubblica. Ma tu non devi mica capire tutto insieme, comincia a vincere qualche tabù, certe regole morali... Come le chiamate voi? I peccati».
Nel primo monologo, Stander attraverso il suo stile di vita si oppone in modo importante alla società abbastanza passivamente, volgendole le spalle; il secondo diventa una protesta attiva nei confronti delle credenze e della morale non solo cristiana, bensì religiosa in genere, anche se il riferimento al cattolicesimo è più che manifesto vista la situazione tragicomica di Manfredi. In poco meno di 10 minuti, il verace Oreste Micheli ha spiazzato il suo interlocutore distruggendone certezze ed autentiche zavorre che ne avevano impedito un’esistenza serena.
Invece, in All’onorevole piacciono le donne, Stander veste i panni del terribile cardinale Maravidi, il quale, attraverso la mafia e la Chiesa, riesce a tenere sotto scacco mezzo paese indossando le vesti del buon pastore. L’onorevole Giacinto Puppis, interpretato da Lando Buzzanca, è un parlamentare democristiano che sta per diventare Presidente della Repubblica, ma comincia improvvisamente a soffrire di una patologia psichiatrica legata all’irrefrenabile voglia di toccare i fondoschiena femminili. Fra gag comiche e cadute grottesche, comunque la pellicola rappresenta uno spaccato impietoso della politica e della società italiana.
Celebre resterà la battuta di Renzo Palmer (nel film padre Lucion): «Che vuoi che gliene freghi al popolo? Fra poco inizia la campagna acquisti del campionato...»; senza dimenticare quella di Sua Eccellenza (Arturo Dominici): «Noi sappiamo solo che l'onorevole Puppis è il maggiore esponente di una frangia sinistra di una corrente di destra di un partito di centro. Ma è una frangia che si trova a sinistra dopo la scissione di una corrente di destra moderata. Insomma, dipende da come si osserva la situazione». In questi pochi minuti di film è racchiusa l’incredibile difficoltà a comprendere un paese come l’Italia, intelligente e pieno di cultura, ma pigro e distratto dal calcio o ancora peggio di un parlamento dove vigono sottilissimi compromessi e sotterfugi che rendono quasi impossibile la comprensione della realtà.
Comunque, l’autentico tremendo burattinaio di tutta la politica è il cardinale Maravidi, il quale, tramite tre battute, spiega l’eterna tendenza alla conservazione da parte della Chiesa e del paese in generale. 
Il primo è uno scambio molto arguto con padre Lucion, domenicano pervaso di disincanto e che auspica un cambiamento all’interno delle istituzioni:
Cardinale Maravidi: «Conosco bene, reverendo, gli sforzi cha lei sta facendo per cambiare la Chiesa. Ma le voglio dire però una cosa. Prima di cambiarla, bisogna salvarla. Non lo vede che così va tutto a rotoli? Se qui continuiamo a chiudere un occhio su tutto, a dare diritti e libertà ad ogni fesso che apre la bocca, io le assicuro che tutto va a farsi fottere! Patria, Chiesa, Famiglia, Ordine, Gerarchia! Questa è la via della disgregazione».
Padre Lucion: «Ma Giacinto invece è quello che rimette tutto a posto. Insomma è un altro “omo” della provvidenza».
Cardinale Maravidi: «E perchè no? Si, ma stavolta è tutto nostro! Allevato e cresciuto per questo unico scopo!».
Padre Lucion: «Insomma, come un pollo da batteria...»
Cardinale Maravidi: «Esatto!».
Il secondo è l’epilogo di un dialogo fra Puppis e lo stesso cardinale, dove Stander, dopo aver disintegrato l’autostima di Buzzanca, rimettendolo al suo posto e facendogli capire di trovarsi in quella posizione di potere solo per volontà e macchinazioni altrui e senza alcun merito, sentenzia:
«E ora pensiamo a questi signori (parlamentari). Lì, quelli che tengono importanza li puoi contare sulla dita di una mano, gli altri sono come le biglie di un pallottoliere... Vero Giacintuzzu? Quanto agli italiani, quelli se ne fottono. Pensano al calcio, ai quiz e a Sanremo!».
In queste parti, oltre che al precedente ed al più eloquente: «Per un momento ho pensato di accordarmi pure con lui, ma quel cretino è pure onesto...», (riferito all’avversario di Puppis, il senatore Torsello), Stander riesce ad imprimere tramite la sua mimica una vis straordinariamente forte, che mette a nudo i vizi e le manie di un paese totalmente nelle mani di una Chiesa marcia e di politici corrotti, controllati dal connubio cattolicesimo-mafia.
Pur con tutte le esagerazioni del genere, il film di Lucio Fulci è ancora uno spaccato straordinariamente attuale, in cui Lionel Stander domina la scena, riportando l’attenzione dello spettatore dalle scene erotico-grottesche che vedono protagonista un seppur ottimo Lando Buzzanca, a quelli che sono sempre stati i difetti e i vizi di una nazione che non ha mai realmente conosciuto i significati degli aggettivi: laico e trasparente.
Per ciò che concerne Stander, ci si ritrova davanti ad un fenomeno curioso, come se la Chiesa abbia per lui assunto quasi il valore simbolico del maccartismo e attraverso le sue interpretazioni ne abbia voluto svelare rabbiosamente e con classe i lati oscuri, sia nel ruolo di deus ex machina che di mentore diabolico. L’attore americano ha rappresentato un outsider del sistema e dell’intera industria cinematografica mondiale, esprimendo talentuosamente davanti alla cinepresa e per mezzo dei suoi ruoli, gli aspetti assurdi che ne impedirono due decenni prima l’autentico exploit in patria.
Quello che in USA fu l’anticomunismo, in Italia era sostituito dall’atteggiamento conservatore ed anti-laicista, e proprio tale linea di continuità permise a questo grande artista di caricare su di sé le energie più negative e veicolarle nella costruzione di personaggi straordinariamente affascinanti e soprattutto eloquenti.

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