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venerdì 9 giugno 2017

LE STRAGI DEL 1993 E SILVIO

Stragi del '93, il boss Graviano intercettato in carcere fa il nome di Berlusconi

Il capo-mafia parlava in carcere con un altro detenuto. Gli atti depositati dalla procura di Palermo
Dell'Utri e Berlusconi
globalist9 giugno 2017
Dell'Utri e BerlusconiTra la ricorrenza della strage di Capaci per uccidere Giovanni Falcone e quella di via d'Amelio per eliminare Paolo Borsellino escono pezzi di verità che annunciano tempesta. Nuovi elementi, forse, per arrivare alla verità su quell'attacco frontale allo Stato, sferrato per eliminare due magistrati mai così vicini al livello più alto della trama terroristica contro la democrazia. Parla Giuseppe Graviano, anzi sussurra: "Berlusca mi ha chiesto questa cortesia… per questo è stata l’urgenza…”,. Si, sussurra Giuseppe Graviano, il boss delle stragi, al suo compagno di ora d’aria. Non sa che una telecamera nascosta registra quel colloquio, quella confidenza pesantissima. Prosegue Graviano: “Nel '92 già voleva scendere… voleva tutto, ed era disturbato, perché era… acchianavu (sono salito, ndr)… nei… con quello…”. Giuseppe Graviano, il boss delle bombe, chiama, dunque, in causa Silvio Berlusconi.  "Lui voleva scendere, però in quel periodo c’erano i vecchi, lui mi ha detto: ci vorrebbe una bella cosa”. Parole pesantissime che irrompono nel processo sulla presunta trattativa tra Stato-mafia. Secondo la procura di Palermo, Graviano sembra voler attribuire a Berlusconi il ruolo di mandante delle stragi del 1992-1993. Per questo, i verbali sono stati trasmessi, tramite la direzione nazionale antimafia, alle procure di Caltanissetta e Firenze, che si occupano delle indagini sulla stagione delle bombe mafiose. Dal processo, altri elementi per valutare il reale stato di salute e di lucidità di Totò Riina. Ma di questo parleremo dopo. Torniamo a Graviano e alle sue bombe. Resta da capire se Graviano non pensava di poter essere intercettato o se, sapendo di poter essere intercettato ha voluto dire le cose ora nelle mani dei magistrati che si occupano di quella stagione di sangue, misteri e trame con protagonisti quelle menti raffinatissime evocate da Falcone.
“Trent’anni fa, 25 anni fa, mi sono seduto con te, giusto è?”, il boss arrestato a Milano nel gennaio 1994 è un fiume in piena contro quello che chiama “il traditore”, o anche “pezzo di crasto che non sei altro, ma vagli a dire com’è che sei al governo, che hai fatto cose vergognose, ingiuste”. Graviano affida i suoi racconti su Silvio Berlusconi al camorrista Umberto Adinolfi, è lui il compagno dell’ora d’aria nel carcere di Ascoli Piceno. Sono stati intercettati per 14 mesi, dal febbraio 2016 all'aprile 2017. “Ti ho portato benessere – dice Graviano di Berlusconi - Poi mi è successa una disgrazia, mi arrestano, tu cominci a pugnalarmi. Per cosa? Per i soldi, perché tu ti rimangono i soldi… dice, non lo faccio uscire più e sa che io non parlo perché sa il mio carattere e sa le mie capacità”.
I pubblici ministeri Nino Di Matteo, Roberto Tartaglia, Francesco Del Bene e Vittorio Teresi hanno depositato questa mattina in udienza 5000 pagine di intercettazioni. C’è un mistero dietro l’altro nel nuovo capitolo del processo Trattativa, che fra gli imputati vede Marcello Dell’Utri, il braccio destro di Berlusconi, attualmente detenuto per scontare una condanna a sette anni per concorso esterno in associazione mafiosa. Graviano spiega anche perché all’improvviso nel 1993 si chiuse con le bombe: “Non volevano più le stragi... la montagna mi diceva, no… è troppo”. Chi è la montagna? Poi svela cosa gli avrebbero offerto, non è ben chiaro chi: “Ci proposero il passaporto e 50 milioni”. E, ancora, si vanta di aver concepito il figlio in carcere, nel 1996: “Con mia moglie dormivamo in cella insieme”.
Intercettazioni che sono destinate ad aprire nuove strade al lavoro dei magistrati. Negli anni scorsi, indagini sui cosiddetti mandanti occulti hanno visto come indagati proprio Berlusconi e Dell’Utri, a Caltanissetta e a Firenze. Accuse archiviate per ben due volte. Adesso, parla Graviano e la partita si riapre.
Giuseppe Graviano è stato interrogato dai PM di Palermo, in carcere, il 28 marzo scorso. Gli hanno contestato alcuni passaggi delle intercettazioni, chiedendo spiegazioni. Il boss si è avvalso della facoltà di non rispondere. “Sono distrutto psicologicamente e fisicamente con tutte le malattie che ho, non sono in grado di affrontare un interrogatorio”. Ma ha lanciato un messaggio: “Quando sarò in condizione sarò io stesso a cercarvi, per chiarirvi alcune cose che mi avete detto”. E c’è già un’indagine bis sulla “Trattativa Stato-mafia”. Giuseppe Graviano è il primo indagato di una lista al momento segretissima. Da Graviano a Riina.
Ben lontano dall'invocata dignitosa morte, Riina parla e lucidamente: "Ciancimino era in rapporti con Gelli", ha detto. a voce alta, Totò Riina, mentre deponeva un testimone al processo sulla presunta trattativa Stato-mafia. E la considerazione del capo mafia è stata registrata e messa a verbale dall'agente che lo sorvegliava. Riina - dunque - è perfettamente lucido e "orientato nel contesto", come ha detto in aula il pubblico ministero Nino Di Matteo. I fatti risalgono al 30 marzo, durante un'udienza del processo "Stato-mafia", il capo di Cosa nostra ha iniziato a fare dei commenti a voce alta nella saletta delle videoconferenze. Riina ha anche fatto riferimento ai rapporti fra Provenzano e Ciancimino. Adesso, la procura chiede di acquisire questa relazione di servizio e di ascoltare l'autore.
E' il momento della richiesta di nuove prove al processo Trattativa. Per un anno e due mesi la Dia ha intercettato nel carcere di Ascoli Piceno Giuseppe Graviano: il boss delle stragi è stato ascoltato su disposizione dei pubblici ministeri del processo "Trattativa Stato-mafia". E questa mattina i magistrati Di Matteo, Teresi, Tartaglia e Del Bene hanno chiesto di acquisire i nuovi documenti al processo. I Pm hanno spiegato in aula che alcune di queste intercettazioni sono state trasmesse "ad altre autorità giudiziarie per quanto di competenza", nelle parole di Graviano potrebbero esserci riferimenti alle stragi del 1992-1993.
Le considerazioni a voce alta di Riina, lucide e con riferimenti precisi a persone e fatti promettono di costituire una pietra tombale sull'ipotesi di un diverso trattamento per il boss di Corleone, attualmente ricoverato - con le dovute cautele e misure di sicurezza - in un reparto dell'ospedale di Parma. E Di Matteo, il magistrato più sorvegliato d'Italia per il suo lavoro attorno alla trattativa Stato-mafia? Il ministero della Giustizia gli ha comunicato che dovrà prendere subito possesso del suo nuovo ufficio, a Roma. entro il 15 giugno. Il ministero però, ha anche indicato la possibilità dell'applicazione, per consentire al magistrato di completare il processo Stato-mafia.

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