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giovedì 1 giugno 2017

LA RIFORMA ELETTORALE

Riforma elettorale: a che punto siamo?

Sulla carta ormai dovremmo esserci e, contro tutte le previsioni, le maggiori forze politiche starebbero per trovare l’intesa sul modello tedesco.
di Aldo Giannuli (sito) 
giovedì 1 giugno 2017 AGORAVOX
Forza Italia si è schierata a favore, il Pd, pure fra mille ambiguità e anguilleggiamenti, si dichiara a favore, e la consultazione on line del M5s segna la piena e definitiva adesione del movimento di Grillo al modello tedesco. Per la verità, la plebiscitaria approvazione del Geyerhahan (questo il nome più corretto di quel sistema elettorale) non sorprende affatto: da sempre il M5s è stato proporzionalista, lo ha confermato sia con la presentazione del “democratellum”, poi con la battaglia contro l’Italicum, poi con lo scontro del 4 dicembre (che implicitamente investiva anche la legge elettorale voluta da Renzi).
Dunque, il fatto che gli altri oggi scelgano un sistema proporzionale puro come quello in vigore nella Rft, per il M5s è un clamoroso successo politico che completa quello del 4 dicembre. Il M5s si conferma, pur se con qualche indecisione o rattoppo, la più sicura forza in difesa della Costituzione Repubblicana del 1948 e sarebbe stato sciocco non cogliere questo successo.
Ovviamente (e lo abbiamo già detto) il modello tedesco non è applicabile sic et sempliciter al caso italiano perché la nostra costituzione fissa a 630 il numero dei deputati e 315 quello dei senatori e non è possibile adottare un modello che, per rendere perfettamente proporzionale la distribuzione dei seggi, aggiunge altri eletti nel caso un partito abbia avuto nell’uninominale più di quello che gli spetterebbe in tutto. Ma a questo è facile trovare la soluzione: ridurre ad 1/3 i seggi dell’uninominale e portare a 2/3 quelli della quota proporzionale e il rischio di disrappresentatività diventa una probabilità remotissima.
Poi c’è un altro perfezionamento da fare: il modello tedesco non ha preferenze ed, invece, ci sono due sentenze della Corte che inducono ad ammettere almeno una quota di eletti scelti con il metodo delle preferenze. Anche questo, però, è rimediabile.Il problema più delicato è qualche non sopita voglia del Pd di distorcere il tuttocon un qualche meccanismo premiale che azzeri la quota proporzionale. Già con il Rosatellum abbiamo visto quali disinvolte acrobazie è disposto a fare il Pd in materia. Dobbiamo metterci d’accordo: le scarpe si chiamano scarpe e non lampadine. Se continuiamo a chiamare le cose con nomi diversi da quelli che gli spettano, finiamo per non capirci ed il “Rosatellum” non era il modello tedesco, ma, al massimo, il Germanicum. Ci siamo capiti?
Dunque, è auspicabile la la legge che si sta facendo di discosti il meno possibile dal sistema di Geyerhahan, giusto quel tanto che è necessitato dagli adattamenti imposti dalla Costituzione. E, per piacere, niente pasticci come arzigogolate norme aggiuntive, improbabili premialità, e meccanismi distorsivi vari. Oppure, che la legge se la facciano gli altri (se hanno i voti) e poi si vede. Insomma: se stai facendo una torta alla panna, non puoi metterci sopra una frittata di cipolle. Vi pare?
Il ritorno al proporzionale (anche se personalmente trovo un po’ troppo alta la soglia di sbarramento al 5%) è l’atto che seppellisce definitivamente l’infausta Seconda Repubblica. Ora pensiamo a costruire un sistema politico diverso e più razionale.
Aldo Giannuli
ps: leggo dell’invito a votare il 10 settembre per non far scattare i vitalizi di questa legislatura; temo che ci si facciano delle illusioni. Infatti la norma prevede che essi maturino quando la legislatura duri meno di un certo limite. Il problema è quando finisca la legislatura: non quando il Presidente firma lo scioglimento delle Camere, e neppure il giorno delle votazioni, perché le vecchie Camere restano in carica sino all’insediamento delle nuove, che di solito avviene un mesetto dopo le elezioni. Quindi, temo che a far bene i calcoli, per evitare il vitalizio occorrerebbe votare fra fine luglio e primi di agosto, il che mi pare un po’ difficile da fare. La frittata è fatta, per cui, se la fretta di andare a votare ha questa motivazione, possiamo rilassarci perché la cosa sarebbe inutile. Piuttosto, occhio alla questione della finanziaria e dell’esercizio provvisorio che farebbe scattare l’Iva al 25% se non si fa qualcosa prima.
Cordialmente vostro

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