Nel giorno seguente al suo compleanno e proprio nelle ore in cui cade l’anniversario del Watergate, che travolse Richard Nixon, si complica la posizione di Donald Trump nell’affaire delle collusioni con esponenti del governo russo. Secondo il Washington Post, il presidente degli Stati Uniti è indagato per “oltraggio alla giustizia”. L’ex capo della Fbi Robert Mueller, nominato ‘procuratore speciale’ a metà maggio dal vice ministro della Giustizia Rod Rosenstein dopo l’auto-ricusazione del ministro Jeff Sessions, sta indagando sul Russiagate, ovvero sulle interferenze di Mosca nell’ultima campagna elettorale, e punta a chiarire se Trump abbia ‘ordinato’ al direttore dell’Fbi, James Comey, di insabbiare le indagini sull’ex consigliere per la sicurezza nazionale Michael Flynnsui quali gravano i sospetti di collusione con funzionari del governo russo.
TRUMP: “CONTRO DI ME CACCIA ALLE STREGHE PIU’ GRANDE DELLA STORIA USA”
La replica del presidente è arrivata dopo poche ore, dura e secca: “Hanno costruito una collusione fasulla sulla storia della Russia, non hanno trovato nessuna prova, così ora proseguono per l’ostruzione della giustizia sulla base di una storia fasulla. Bello”. Prima, l’indiscrezione del quotidiano della Capitale era stata di fatto confermata dal portavoce del legale di Trump, Mark Kasowitz: “La fuga di notizie del Fbi riguardante il presidente è oltraggiosa, non scusabile ed illegale“. Parole che nella sostanza avvalorato la notizia del Washington Post, anche se non è ancora giunto alcun chiarimento da parte degli inquirenti. Dopo qualche ora, il presidente degli Stati Uniti ha rincarato la dose su Twitter: “Stiamo assistendo alla singola caccia alle streghe più grande della storia politica americana, condotta da persone malvagie e combattute”.
PUTIN: “COMEY COME SNOWDEN, ASILO POLITICO ANCHE A LUI. USA? NON SONO NEMICO”
Anche Vladimir Putin, da Mosca, è intervenuto indirettamente sulla questione, rispondendo alle domande dei cittadini durante la linea diretta con il Paese, appuntamento che si rinnova di anno in anno da 15 anni. Il leader del Cremlino, interrogato da un cittadino russo, ha paragonato l’ex capo del Fbi a Edward Snowden: “James Comey ha preso note delle sue conversazioni con il presidente Donald Trump e poi attraverso un amico le ha passate ai media – ha detto Putin – Ma allora che differenza c’è fra lui e Edward Snowden? Possiamo dare anche a lui asilo politico qui in Russia“. Sui rapporti con la Casa Bianca, poi, il presidente russo è stato ancora più chiaro: “Noi non consideriamo gli Usa come un nemico”. Un frase arrivata rispondendo in diretta tv a un suo sostenitore americano che, chiamando dall’Arizona, ha chiesto al leader del Cremlino “un consiglio per far capire che la Russia non è un nemico” e ha denunciato che la “russofobia” negli Usa cresce. A quest’intervento – che rispecchia perfettamente il modo in cui il governo russo racconta i rapporti con l’Occidente – Putin ha risposto dicendo anche di sapere “che in America” la Russia ha “molti amici” e ha affermato che i sentimenti negativi nei confronti della Russia sono provocati negli Stati Uniti dalla lotta politica interna. Rispondendo a una domanda sull’incontro conDonald Trump in programma nell’ambito del G20, Putin ha detto che ci sono molti settori nei quali Russia e Usa possono cooperare: dalla non proliferazione delle armi nucleari alla protezione dell’ambiente, dalla questione coreana alla lotta alla povertà.
L’IPOTESI IMPEACHMENT PER TRUMP ORA È PIÚ CONCRETA
Se il tycoon avesse davvero influenzato l’operato di Comey, la sua situazione rischia di peggiorare ulteriormente. Perché c’è un precedente negli Stati Uniti che preoccupa l’inquilino della Casa Bianca. Nel 1998, Bill Clinton finì davanti al Senato con la stessa ipotesi di reato per aver mentito riguardo alla sua relazione con la stagista Monica Lewinsky. L’ostruzione alla giustizia è infatti uno dei “gravi crimini” per i quali è previsto l’impeachment, come disposto dalla sezione 4 dell’articolo 2 della Costituzione.
Nei prossimi giorni, con ogni probabilità all’inizio della prossima settimana, Mueller sentirà alcuni funzionari dell’Intelligence. Tra di loro, riporta il quotidiano del capo di Amazon Jeff Bezos, ci sono il direttore della National Intelligence Daniel Coats, il capo della Nsa Mike Rogers e il suo vice Richard Ledgett. I tre verranno sentiti come persone informate sui fatti e appariranno volontariamente davanti al procuratore. Tra i cinque, non è ancora chiaro se ci sarà o meno anche Comey, licenziato in tronco via Twitter da Trump lo scorso maggio nonostante il suo mandato fosse in scadenza nel 2022Davanti al Senato come aveva spiegato di aver interpretato come “un’indicazione” le parole del presidente sulle indagini che riguardavano Flynn.