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martedì 6 giugno 2017

IL CIRCOLO VACCARELLA

Ilva Taranto, Circolo Vaccarella: un mld l’anno (di lire) per 20 anni a Fiom, Fim, Uilm

ROMA – Ilva Taranto, c’era una volta il Circolo Vaccarella (c’è stato fino al 2.013). “Circolo dopolavoro aziendale costosissimo: per mantenerlo l’azienda (allora i Riva) ha versato a Fiom, Film e Uilm sei miliardi di vecchie lire tra il 1996 e il 2000 e 400mila euro l’anno fino al 2013, fino che la generosa abitudine è stata interrotta dal commissario Bondi…” (Goffredo Buccini, Corriere della Sera).
Appurato dunque che qualche “pagliuzza” oltre che le “travi” altrui nella non bella storia industriale e civile dell’Ilva di Taranto c’è anche nell’occhio del sindacato, verificato che anche il “pulpito” sindacale non sempre razzola quanto predica, veniamo appunto alla “predica” di Cgil, Cisl e Uil e dei sindacati in toto su Ilva (guarda caso la stessa “predica” di fresco esposta e narrata in Alitalia).Dice e recita la predica sindacale che Ilva-Taranto (come Alitalia) è azienda “strategica”. Strategica niente meno che per il paese, l’Italia, tutti noi. E che vuol dire oggi “strategica” per Ilva (appena ieri e già domani per Alitalia)? Che certo sono aziende in perdita se non peggio. Che certo si possono vendere a qualcuno, alla sola condizione però che restino, Ilva e Alitalia, come erano prima. Questa è la predica dello “strategico”.
Di Alitalia si è detto più volte e Buccini lo riassume efficacemente (Se perdi 700 mila euro al giorno non sei strategico neanche per tua mamma”). Purtroppo la perdita giornaliera di Alitalia non è di 700 mila euro ma quasi il doppio e il paese, cioè tutti noi, abbiamo già pagato sette miliardi di euro all’ostinazione di Alitalia, dei suoi sindacati, dei suoi sponsor politici di restare…”strategica”.
Ad Ilva Taranto le cose stanno così: per non avvelenare ancora di più l’ambiente e quartieri della città di cui si è fatto strage la produzione di acciaio non potrà superare le sei milioni di tonnellate fino al 2.023. Chi compra Ilva-Taranto deve sottostare a questo blocco, a questo vincolo. A meno di non “gasare” la gente. E per questa produzione, i sei milioni di tonnellate, gli operai oggi impiegati da Ilva sono troppi. “Il resto sono chiacchiere” nota ancora una volta con chiarezza Buccini.
Dunque un sindacato che facesse una predica giusta e onesta al resto della società predicherebbe giustamente e onestamente che non si mettono in strada lavoratori. Che chi non avrà più lavoro ad Ilva dovrà avere reddito e protezioni sociali. Questa è predica giusta e onesta. Non lo è raccontare la predica di Ilva “strategica” che può continuare…come prima. E la predica diventa bugiarda e autolesionista quando intona il non si può “svendere” a nessuno che non garantisca la stessa occupazione di prima.
E’, guarda caso, la stessa falsità raccontata in Alitalia: votate no al referendum e avrete condizioni migliori, bocciate, bocciate ogni piano di cambiamenti e alla fine nessuno si farà male davvero. Perché, vedrete, in Italia dichiari “strategica” un’azienda e finisce, deve finire che quell’azienda resta uguale a prima perché arrivano i soldi pubblici. In Alitalia si chiamava qualche settimana fa “nazionalizzazione”, in Ilva ora si chiama “comprato strategico”. E’ la stessa cosa: i soldi pubblici a garanzia e pagamento che nulla cambi, non il milione al giorno e più che Alitalia perde, non il numero degli addetti a Ilva Taranto nonostante la produzione bloccata per non ammazzare la gente.
E alla domanda chi mai comprerà Alitalia o Ilva se queste sono le inamovibili condizioni, la risposta sindacale è: “non svenderemo”. Cioè fuggano pure i compratori che vogliano fare azienda e venga, si fermi, diventi stabile lo Stato (“Pantalone” lo chiama Buccini). Idea quella di pantalone-Stato che paga il carattere “strategico” di Alitalia, Ilva e altro non poco d’Italia che affascina e mobilita non solo i sindacati. Anche M5S, tanto per dire.
E’ quindi a più voci la predica poco giusta e poco onesta e non è neanche nuova: da tempo immemorabile si propongono e ripropongono casi Sulcis…quelle miniere che non ha alcun senso e ragione e giustizia si chieda restino aperte o riaprano. Assistere, accompagnare, aiutare, sostenere chi perde il lavoro non è e non deve essere mantenergli aperta l’insegna inutile ai più e a carico dei più della azienda di prima. Ma questa è la predica, a suo modo furba, dello “strategico”. Se non per l’Italia, per l’isola, per la Sardegna e poi per il Veneto, Le Alpi, Gli Appennini, il Tirreno…
A meno che per “strategico” non si intenda qualcosa d’altro. Nota sempre Buccini nel suo articolo: “L’Ilva in quegli anni beneficiò del resto Taranto intera: la Chiesa, i politici, i giornalisti. Rendere i fumi invisibili fu un dispendioso gioco di prestigio. Che però alla fine sarà sempre pagato dal solito amico di tutti. Lo stesso che raccoglierà gli strategici cocci se l’accordo-vendita Ilva andrà in frantumi: il vecchio Pantalone”.
Ah, ecco: strategico è mantenere e difendere ovunque il sistema per cui aziende e “Circoli Vaccarella” d’Italia li paga il Fisco e quando il Fisco non ce la fa li paga il debito, pubblico beninteso. Strategica è la garanzia che l’Italia resisterà, resisterà, eccome se resisterà in tutti i suoi innumerevoli Circoli Vaccarella (uno uguale, anzi peggio ce l’ha e ce l’ha ancora Atac, l’aziendina efficiente e sana di bus e metro a Roma). Anzi la pagliuzza di un Circola Vaccarella in fondo è poca cosa, se non fosse che è parabola. Parabola di una società intera educata e ora convinta che sia giusto, possibile perfino diritto civile l’irresponsabilità di mettere in conto tutto, sempre e comunque a qualcun altro.

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