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mercoledì 14 giugno 2017

IL BRAVO ORCO

Il pedofilo, un orco mascherato da uomo

Dietro un’apparente gentilezza e un falso interesse per la preda si cela un concentrato di odio e di anaffettività
Il pedofilo è un malato mentale grave. Dal punto di vista sintomatologico la pedofilia è caratterizzata da manifestazioni che contemporaneamente contemplano: l’infanzia, l’affettività e la violenza. Come psicoterapeuti bisogna però abbandonare la visione superficiale dei fatti manifesti e andare alla lettura del latente, del senso dei fatti. Quindi, parlando di “infanzia” si deve andare oltre la dimensione “medico-pediatrica” per coglierne quella inerente la psicologia dello sviluppo psichico e identitario. Così pure riferendosi all’area della “affettività” dobbiamo coglierne non l’eventuale e solo apparente aspetto sessuale ma la dimensione specifica del rapporto affettivo tra un minore e un adulto. Infine citando la “violenza” ci deve interessare non tanto l’aspetto sadico della pedofilia, non sempre presente, quanto la sua estrinsecazione psicologica, in cui l’aggressività (spesso latente cioè non materiale) fa capo all’anaffettività e all’odio. Così meglio definiti i tre aspetti della sintomatologia di competenza della pedofilia, possiamo ora esaminare come essi riguardino il pedofilo nella sua scelta del punto di attacco, nello strumento da lui utilizzato e nell’intenzionalità che lo muove. Il punto di attacco è rappresentato dalla speranza di colui che è in formazione umana, ovvero di colui che mosso da fisiologica ingenuità cerca un “genitore”, un adulto che lo ami, cioè lo capisca e gli consenta di realizzare la sua ancora incerta identità che necessita di conferma: «Avere la speranza di trovare un altro essere umano uguale a me, meglio di me, che mi voglia bene permettendomi di diventare grande e quindi sicuro delle percezioni della mia mente». Lo strumento è la seduzione, non solo quella fisica del piacere materiale ma anche quella mentale del piacere di capire, di conoscere, quella che venne chiamata paideia dagli antichi greci. La pericolosa seduzione del rapporto interumano perverso. Inganni e bugie travestite da dolcissime mele avvelenate o da melodiosi canti di sirene. La seduzione rende la vittima complice del rapporto perverso e la complicità condivisa sarà la tagliola che legherà il bimbo ingenuo al perverso con la catena ferrea dei sensi di colpa, per aver ceduto alla gentilezza del serpente incantatore, per essersi lasciato coinvolgere in un rapporto che sembrava piacevole, che appariva intelligente. La colpa della collusione imbruttisce la sua immagine. L’intenzionalità è la corruzione. Ciò che va corrotto e rovinato è la vitalità dell’immagine interna, essa dà all’identità umana la conoscenza della verità di sé stesso e dell’altro. Corrompere il minore, confonderlo affinché non raggiunga quella sapienza che si raggiunge solo cimentando la propria capacità di reagire nei rapporti interumani. E finisca per dubitare sempre di sé stesso e degli altri: «Credevo fosse una nonna gentile invece era un lupo cattivo». La gentilezza ipocrita di un pedofilo fiacca la vitalità e, come la tortura fisica (ma forse peggio in quanto invisibile), mira a scindere la realtà del corpo e della ragione cosciente dalla verità non materiale della nascita e del primo anno di vita (ossia la vitalità e la capacità di immaginare), affinché per compiacere il corpo materiale o la ragione cosciente si rinunci a sentire e conoscere la verità dolorosa di un rapporto interumano, si rinunci a difendere la verità di sé stessi. A questo punto è pleonastico dilungarsi sull’eziologia della pedofilia in quanto essa è esattamente ciò che il pedofilo procura di fare alla sua vittima ovvero farlo diventare come lui è diventato, soggiacendo all’ambiente violento della propria infanzia, quando smettendo di sentire angoscia e dolore smise anche di ribellarsi all’aggressore invisibile e ne divenne colluso. Due parole sulla prevenzione. Essa riguarda gli adulti a cui occorre affettività e sapienza verso i figli. Il genitore buono mascherato da lupo cattivo farà giocare il bambino che si diverte perché sa chi c’è dietro la maschera; il genitore sapiente confermerà i disagi e i rifiuti, anche maldestri, del bambino nei confronti della maschera di gentilezza di persone negative. Così il bimbo avrà sempre più fiducia nelle proprie percezioni e intuizioni e, imparando a sentire la puzza della strega o del serpente anche sotto mentite spoglie, correrà a cercare aiuto. Bisogna però dire che anche gli adulti devono imparare a non lasciarsi incantare da certe “seduzioni culturali” come per esempio quella di Freud che ritiene la sessualità un bisogno fisico di scarica, che parla di sessualità infantile perversa, che attribuisce al bambino un normale autoerotismo. A loro va consigliato di munirsi di quello che è il miglior antidoto nei confronti della cultura razionale e religiosa: la Teoria della nascita dello psichiatra Massimo Fagioli, il cui primo libro Istinto di morte e conoscenza è stato così presentato da Barbara Palombelli in una intervista radiofonica all’autore: «È un testo che io consiglio alle mamme perché è un libro che racconta di quanto siamo fragili». Giovanni Del Missier psichiatra e psicoterapeuta
Da LEFT del 10-06-2017

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