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venerdì 30 giugno 2017

I BAGARINI ONLINE

Bagarinaggio online, dieci indagati per aggiotaggio e truffa da un milione di euro

Dieci persone sono indagate per aggiotaggio e truffa nell'ambito dell'inchiesta sul bagarinaggio online. Coinvolte diverse società

Biglietti dei concerti che si esaurivano in un lampo, sparendo dai circuiti ufficiali per poi ritornare in circolazione su siti web secondari, con rialzi fino al 90% del valore originale. Dieci persone sono indagate per aggiotaggio e truffa ai danni di chi non avrebbe badato a spese pur di assistere al concerto del proprio cantante o band preferiti.
Tempo fa, la Procura di Milano aveva aperto un’indagine per le ipotesi di reato di “sostituzione di persona” e “truffa informatica” su una presunta attività di bagarinaggio online (noto anche come “secondary ticketing”) in relazione a trentamila biglietti del concerto di Bruce Springsteen dello scorso 3 luglio a San Siro.
Stando a quanto è emerso dall’inchiesta condotta dal pm Adriano Scudieri e affidata al Nucelo di Polizia Tributaria, la speculazione sui biglietti dei concerti vedrebbe coinvolte le società “Di and Gi”, “Live Nation”, “Live Nation Italia” e l’allora vertice di “Vivo”, accusate di aver alterato il mercato e truffato gli acquirenti.
Gli indagati ricorrevano ad alcuni espedienti volti a raggiungere un aumento o una diminuzione del prezzo dei biglietti degli spettacoli. In pratica, stando a quanto emerso dalle indagini, gli organizzatori di concerti di artisti famosi come Vasco Rossi o Coldplay mettevano un numero ristretto di biglietti ad un prezzo “normale” rivendendo tagliani online su siti secondari a cifre persino decuplicate.
Un meccanismo che, secondo gli inquirenti, sarebbe stato in funzione dal 2011. In quel periodo, “Vivo Srl”, con il bagarinaggio online, avrebbe venduto biglietti per un importo di quasi 800 mila euro, guadagnando con la rivendita circa 222 mila euro, mentre Live Nation, che produce e promuove i concerti più importanti, avrebbe ricavato con il “secondary ticketing” un milione e 200 mila euro.
Al centro di queste operazioni ci sarebbe stata la società svizzera Viagogo, che avrebbe rivenduto i biglietti a un prezzo maggiorato rispetto a quanto stabilito dai cantanti e dagli organizzatori, divulgando al contempo informazioni false al pubblico sulla disponibilità dei tagliandi e inducendo così gli utenti ad acquistarli a un prezzo molto più elevato.
Gli indagati dovranno rispondere ora delle accuse di aggiotaggio, ossia di avere alterato il mercato dei biglietti, nonché di truffa, per avere ingannato gli spettatori sulla reale disponibilità dei ticket per i concerti, costringendoli così ad acquistarli nei circuiti secondari a prezzi scandalosamente più più alti.

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