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martedì 13 giugno 2017

HAMAS PASSA A BEIRUT

Ultimo tango a Doha, Hamas passa a Beirut

ARTICOLOTRE
hamas-Monica Mistretta– Ennesimo, audace cambio di fronte per Hamas.
Gli uomini dell’organizzazione islamica che dal 2007 governano la Striscia di Gaza, si preparano a un nuovo corso di rapporti con l’Iran e gli Hezbollah in Libano. Dopo sei anni di battaglie al fianco dei ribelli sunniti nella guerra civile siriana, si torna a flirtare con gli sciiti.
Il 10 giugno Osama Hamdan, storico rappresentante di Hamas in Libano, ha annunciato che Ismail Haniyeh, leader politico dell’organizzazione, ha in programma una visita in Iran nel prossimo futuro. Una dichiarazione di intenti senza equivoci.
La scorsa settimana alcuni ufficiali dell’organizzazione palestinese hanno lasciato il Qatar in seguito alla crisi dipolmatica che ha travolto il paese costringendolo a rivedere i suoi consolidati legami con la Fratellanza Musulmana e Hamas. Tra loro c’è anche Saleh al-Arouri, accusato di essere il mandante dell’omicidio dei tre adolescenti israeliani rapiti e assassinati in Cisgiordania nell’estate del 2014. Secondo il ministro della Difesa israeliano Avigdor Lieberman, al-Arouri adesso si troverebbe proprio in Libano, ospite degli Hezbollah e delle Guardie rivoluzionarie iraniane del generale Qassem Suleimani.
Difficile credere che siano bastate solo poche ore di trattative tra Hamas e Hezbollahper preparare il trasferimento di al-Arouri da Doha a Beirut. Un curioso filo rosso di eventi suggerisce che il passaggio sia stato organizzato con cura. E che la crisi del Qatar non abbia colto di sorpresa gli uomini dell’organizzazione islamica. I leader di Hamas hanno ponderato per mesi la svolta politica. La crisi che ha messo in difficoltà l’intero asse della Fratellanza Musulmana, dalle milizie di Ghweil in Libia alla Turchia del presidente Recep Tayyip Erdogan, non li ha trovati impreparati.
Agli inizi di maggio è il nuovo documento politico dell’organizzazione islamica palestinese, presentato a Doha, a suggerire che qualcosa sta cambiando in Medio Oriente. Hamas prende le distanze dalla Fratellanza Musulmana, l’organizzazione alla quale appartiene dalla sua fondazione, e accetta la possibilità di uno stato palestinese nei confini del ’67.
Pochi giorni dopo, il 6 maggio, Ismail Haniyeh viene eletto leader dell’ufficio politico di Hamas al posto di Khaled Meshal, residente nella capitale del Qatar. La leadership di Hamas si sposta da Doha a Gaza, nel campo profughi di Shati, da cui proviene Haniyeh.
In quegli stessi giorni nella penisola del Sinai, al confine con la Striscia di Gaza, si verifica un altro curioso passaggio di fronte, questa volta militare. Le tribù beduine, prima fra tutte quella dei Tarabin, vicina agli uomini di Hamas per legami di sangue e interessi di traffici,  iniziano a collaborare con l’esercito del presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi nella lotta contro i miliziani dell’Isis. Hamas non reagisce. Ed è singolare che a ventiquattro ore dall’inizio della bagarre diplomatica in Qatar, Yahya Sinwar, il leader di Hamas a Gaza, si trovi Al Cairo per colloqui con gli ufficiali dell’intelligence egiziana. È chiaro che l’organizzazione palestinese ha intavolato una nuova era di rapporti con il governo egiziano, uno dei protagonisti delle vicende di Doha.
Il presidente al-Sisi ha scelto una linea di schieramento piuttosto sfumata nelle lotte regionali. Alla fine del 2016 ha ceduto all’Arabia Saudita la sovranità di due isole nel Mar Rosso in cambio di lauti finanziamenti e vantaggiose forniture di petrolio. Ma ha anche inviato consulenti militari in Siria per appoggiare l’esercito di Assad, sostenuto dall’Iran. Per al-Sisi il problema non sono le milizie sciite ma gli uomini della Fratellanza Musulmana e quelli dell’Isis in Sinai.
Il 31 maggio, a pochi giorni dalla crisi del Qatar, Hamas è in Libano. Il quotidiano arabo ‘Asharq al-Awsat’, con sede a Londra, rivela che a Beirut si è tenuto un incontro tra rappresentanti palestinesi di Hamas e ufficiali delle Guardie rivoluzionarie iraniane. Il tutto alla presenza di personalità del movimento sciita libanese Hezbollah. Secondo il quotidiano, l’Iran ha promesso di rinnovare l’assistenza finanziaria all’organizzazione islamica di Gaza. Il passaggio di al-Arouri da Doha a Beirut sarà solo una questione di giorni. Quando si scatena la crisi a Doha, Hamas ha già a disposizione una nuova capitale in cui trasferire i propri uomini.
Abili tessitori di doppi giochi, i leader dell’organizzazione palestinese negli ultimi trenta anni sono stati ospiti di svariate capitali del Medio Oriente, sfruttando amici di circostanza e complicati intrecci politici. Damasco negli anni 90, poi Doha e Istanbul nel 2011, con l’arrivo delle cosiddette primavere arabe, e oggi Beirut e Il Cairo.
 Anche nei momenti più difficili della guerra civile siriana, quando Hamas si scontrava faccia a faccia con le milizie sciite sostenute dall’Iran, a Gaza non hanno mai smesso di arrivare i fondi delle organizzazioni islamiche di Teheran. I palestinesi, con i loro traffici, i legami diplomatici ambigui e il fascino popolare della loro causa sulla piazza araba, fanno sempre comodo a tutti.
Seguire le loro mosse, aiuta a capire in anticipo cosa accadrà sul lato mediorientale del Mediterraneo. Cominciando da un primo quesito: ma adesso Khaled Meshal resterà a Doha?

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