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mercoledì 7 giugno 2017

GENITORI! OCCHIO AI PEDOFILI ONLINE. PORTATELI IN CHIESA DOVE SARANNO AL SICURO

Pedofili online, l’allarme: attenti 

a pubblicare le foto dei vostri 

figli su Facebook

pedofili online

A lanciarlo il Garante della Privacy 

La pubblicazione delle foto dei propri figli su Facebook ma più in generale sui social network e sul web può alimentare gli scambi di materiale pedopornografico. È opportuno quindi evitare o stare bene attenti a diffondere immagini dei propri bambini, a non esporli troppo. È l’allarme lanciato ieri alla Camera dei deputati dal Garante della Privacy Antonello Soro, in occasione della presentazione della relazione annuale 2016 dell’Autorità.

PEDOFILI ONLINE, ALLARME SULLA PUBBLICAZIONE DI FOTO DI MINORI

Stando a quanto riferito ed emerso dal lavoro dell’Autority, e a quanto da sequestri della polizia postale, i pedofili sono in agguato su Internet per rubare da bacheche e pagine personali foto di minori per poi veicolarle nel web sommerso, quello non raggiunto dai motori di ricerca. Il Garante parla di «crescita vertiginosa» della pedopornografia con due milioni di indagini censite nel 2016, circa il doppio rispetto all’anno precedente. Con un interesse dei criminali anche per foto che tutti noi diffondiamo quotidianamente per condividerle con i nostri amici. Le immagini di un bambino al momento della nascita, nel giorno del compleanno, mentre gioca spensierato, sono un modo per raccontare un momento di gioia ma si trasformano talvolta in oggetto di scambio tra utenti perversi.
I siti pedopornografici oscurati nei primi 5 mesi del 2017 sono stati 190. Sono 500mila i ragazzi coinvolti in progetti di educazione online della polizia postale. Gli esperti invitano a stare bene attenti a non pubblicare foto di minori che possano essere fraintese, ammiccanti. Si tratta delle immagini che più spesso vengono rubate per essere veicolate nei circuiti pedopornografici. Il mondo dei pedofili si rivela comunque variegato. Le vittime sono sia bambini piccoli che ragazzi adolescenti.
(Foto da archivio Ansa. Credit: Silas Stein / dpa)

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