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giovedì 1 giugno 2017

EURODEPUTATI

Bruxelles, 40 milioni di indennità agli eurodeputati. Ma solo 10 eletti italiani su 73 rispondono sulle loro spese

L’indennità - Oltre al congruo stipendio hanno 4.300 euro al mese per uffici e attività in Italia. Quasi nessuno spiega, solo uno rendiconta, appena due restituiscono 
Quaranta milioni di euro l’anno senza controlli. I 748 membri del Parlamento europeo ricevono ogni mese un’indennità per le spese generali (Isg) di 4.342 euro a copertura dei costi di un ufficio e delle attività di rappresentanza nel territorio di elezione. Senza controlli. Le regole ci sono, ma sono poco chiare, spesso le raccomandazioni sono orali e variano di anno in anno. Ai 73 eletti italiani vanno 3,8 milioni l’anno. Li ricevono ogni mese direttamente nel proprio conto corrente. Abbiamo chiesto a ciascun deputato se ha un ufficio come europarlamentare in Italia, a quanto ammontano le spese coperte dall’indennità, la disponibilità a mostrarne un rendiconto e se ha mai restituito la parte inutilizzata o intende farlo.
Silenzio dai deputati di Forza Italia, che a fine aprile hanno votato quasi compatti contro sei emendamenti al bilancio, per l’introduzione di maggiore trasparenza sulle Isg. Unico a rispondere, Antonio Tajani da presidente del Parlamento. Facendo sapere di non avere un ufficio in Italia e di gestire il fondo “in linea con il regolamento”. Dal presidente avremmo apprezzato maggiore trasparenzaTajani scrive anche di aver rinunciato all’indennità di rappresentanza prevista per il presidente del Parlamento europeo(1.418,07 euro al mese) e, nel novembre 2014, all’indennità transitoria di fine mandato pari a 468 mila euro, quale ex vicepresidente dellaCommissione Ue. Dichiara di aver intrapreso azioni per riformare le regole.
Vedremo. Già lo scorso anno il Parlamento aveva approvato l’introduzione di una “completa trasparenza” ma in ufficio di presidenza, stando al verbale del 12 dicembre 2016, infatti, l’allora presidente del Parlamento Martin Schulz bocciò la proposta perché i controlli avrebbero avrebbe avuto costi eccessivi. Della Lega Nord Mara Bizzotto è la sola a pubblicare l’indirizzo di un ufficio locale. I deputati del Carroccio sono tra coloro che hanno votato per gli obblighi di rendiconto e controllo. Ma il passaggio dalla predicazione alla pratica non sembra agevole. Nessun rendiconto, nessuna risposta. Salvini? “È molto impegnato, ci sono le elezioni”.
Il pd: silenzio e sedi fantasma – Non risponde Gianni Pittella (Pd). “Non è uno qualsiasi”, spiega un assistente. Decisamente no. È il presidente del gruppo europeo dei Socialisti e Democratici che ha conteso a Tajani lo scranno più alto del Parlamento. A lui si allineano gli altri deputati del Pd. Che, infatti, sugli emendamenti trasparenza sull’indennità hanno votato contro.
Dodici deputati del Pd su 29 danno riferimenti su dove trovarli in Italia. In quattro usano come punto di appoggio la sede del Parlamento europeo in via IV Novembre 149 a Roma. Ne usufruiscono tra gli altri Silvia Costa e David Sassoli. L’utilizzo degli spazi è gratuito, così abbiamo ripetutamente provato a contattarli per sapere come utilizzano il fondo e se intendano restituirne l’eventuale differenza. Tante promesse, non hanno richiamato. Stessa sede per Enrico Gasbarra. Un fantasma: nessuno risponde ai telefoni dei suoi uffici. Goffredo Bettini sul proprio sito indica il suo ufficio in un palazzo signorile di via Tirso a Roma, interamente occupata da una società. Nessuna targa o citofono con il suo nome. Chi lavora lì non ne sa nulla e anche lui non risponde. Come Paolo De Castro e Cécile Kashetu Kyenge. Le segreterie: “Vi facciamo chiamare”. Macché.
Pier Antonio Panzeri è l’unico esponente del Pd ad aver risposto. Ci informa di “non avere nessun ufficio in affitto” e di attenersi alle norme del Parlamento europeo. Stop.
Flavio Zanonato, anch’egli Pd, ha un ufficio in Piazza dei Frutti a Padova al secondo piano. Al telefono l’assistente è molto disponibile, ma appena si parla di soldi, allontana la palla.
In almeno tre casi l’indirizzo è quello della sede locale del Pd: Piemonte, Milano e Brescia. Mercedes Bresso subaffitta una stanza nello stabile di via Masserano, a Torino. All’ingresso sul citofono non c’è traccia del nome dell’eurodeputata. Patrizia Toia, invece, ha un ufficio nella stessa struttura del Pd metropolitano di Milano, in via Lepetit. “È un’ala dedicata, autonoma”, fanno sapere dalla tesoreria. Luigi Morgano rimanda all’indirizzo della Federazione di Brescia, di proprietà della Fondazione Ds.
Lorenzo Cesa, attuale segretario dell’Udc, indica come sede da deputato europeo quella nazionale del partito. Al bilancio dell’Udc risultano sue donazioni, ma nessun canone di locazione. Come spende l’indennità? Ah saperlo. Nonostante la cortesia dei segretari, più volte sollecitati, non abbiamo avuto risposta.
Le regole ci sono ma senza sanzioni – “Un membro del Parlamento europeo può sì prendere in affitto un ufficio da un partito – afferma Marjory Van den Broeke, vice portavoce del Parlamento di Bruxelles e Strasburgo –, basta che certe condizioni vengano rispettate e che l’affitto sia a prezzo di mercato, in modo da prevenire il finanziamento indiretto”. “Ci deve essere un bisogno di avere un ufficio lì”, precisa. “Soprattutto, l’ufficio dovrebbe essere usato davvero per l’esercizio del mandato europeo. Dovrebbe essere separato dagli altri uffici e chiaramente indicato per il lavoro al Parlamento europeo. Non può essere utilizzato da altre persone o per altri fini”. Ma se non ci sono controlli non ci sono sanzioni.
L’eurodeputato e coordinatore provinciale catanese di Forza Italia, Salvatore Pogliese, ha la segreteria allo stesso indirizzo di una sua proprietà. Raffaele Fitto, leader dei Conservatori e Riformisti Fitto, pure. Ma la domanda resta la stessa per tutti, a prescindere: come e quanto spendono dei 4.342 euro che le vengono dati per coprire le spese generali? Loro non lo dicono e il Parlamento non controlla. A noi – se non per pochi casi – non è dato saperlo.
Il verde riminese che mette tutto online – Solo dieci deputati hanno voluto dare informazioni sull’utilizzo dell’Indennità per le spese di rappresentanza. Oltre ai già citati ci sono gli indipendenti: Marco Affronte, ex grillino passato ai Verdi e Barbara Spinelli, eletta nella lista Tsipras da cui poi è uscita, Sergio Cofferati e la civatiana Elly Schlein. Si aggiungono Curzio Maltese ed Eleonora Forenza della lista L’Altra Europa con Tsipras. Infine, Piernicola Pedicini del Movimento Cinque Stelle. Sono appena tre gli eurodeputati che tengono una rendicontazione pubblica delle indennità che ricevono. Infatti, il Parlamento fa sapere che, trattandosi di una somma forfetaria, “ai deputati non è richiesto nessuno scontrino o giustificativo”.
“Se ne raccontano su questi fondi – dice Affronte –. All’inizio del mandato ricordo che dicevano che per molti è un altro pezzo di stipendio”. Che ammonta a 8.484 euro lordi mensili più una diaria esentasse di 307 euro sui giorni di presenza in Parlamento. “Ho sempre pubblicato online quello che spendevo”. L’ex cinquestelle riminese, passato al gruppo dei Verdi europei, è l’unico ad averci mostrato la documentazione delle spese. La principale è l’affitto di una scrivania in uno studio associato in una zona non troppo centrale di Rimini: 366 euro al mese. E poi telefonia, cancelleria, acquisto di stampanti e computer, il sito web, abbonamenti a riviste e agenzie, l’organizzazione di eventi territoriali. Difficile che si arrivi a consumare l’intero importo. Affronte, che riceve l’indennità su un conto a parte, per ora stima di restituire a fine mandato almeno 93.543 euro. È un impegno, quello di ridare indietro i fondi non utilizzati, preso da tutto il gruppo dei Verdi europei. Spese più alte per i Cinque Stelle Ignazio Corrao e Piernicola Pedicini. Sui loro siti per ora le eccedenze da restituire ammontano rispettivamente a 60.750 euro e 12.225. L’ufficio indicato da Corrao è in piazza Castelnuovo a Palermo. La rendicontazione mostra negli anni un forte calo nel costo dell’affitto da 1.100 a 250 euro. Pedicini, che inizialmente puntava a dare due punti di riferimento nella circoscrizione meridionale, fa sapere: “Non ho più aperto lo studio a Benevento. Siamo in procinto di chiudere anche quello a Potenza. Lavoriamo da casa”. Pedicini è un vero appassionato di elettronica, solo tra il 2015 e il 2016 nel suo rendiconto risultano oltre 11mila euro di spese sotto questo capitolo. Con la spesa più consistente del 2016, 1783,84 euro, a dicembre.
C’è chi li ha restituiti e chi dice che lo farà – Anche un’altra deputata del M5s, Isabella Adinolfi, a dicembre ha lasciato l’ufficio che aveva in locazione a Salerno. Ma nonostante le promesse e le votazioni a favore di una maggiore trasparenza, degli altri grillini non si sa di più. Uffici locali vengono indicati anche sui siti di Daniela AiutoDavid BorrelliFabio Massimo Castaldo e Laura Ferrara. Borrelli allo stesso indirizzo ha una casa di proprietà. Un appartamento in una zona residenziale di villette a schiera. Al telefono rispondono le assistenti locali: “Ufficio onorevole Borrelli”. Altro non si può sapere. La responsabile della comunicazione M5s Cristina Belotti, parla per tutti: “A fine legislatura ogni deputato sarà tenuto a restituire al Parlamento tutto quello che non ha speso e giustificare ogni spesa compiuta durante il mandato” ma per ora non è possibile “un bilancio complessivo e verificabile”.
In realtà, si può restituire anche prima o rinunciare. Ogni anno, dal 2010 a oggi, dai cinque ai venti deputati su 748 restituiscono i fondi, senza contare quelli che hanno richiesto di non ricevere l’intero importo. Per esempio, Barbara Spinelli ci ha comunicato di avere già riconsegnato “una quota non utilizzata pari ad euro 90.000”. Anche Curzio Maltese, a favore dell’eliminazione di questo fondo, dichiara: “Ho restituito al Parlamento europeo migliaia di euro”. Spinelli e Maltese, così come Cofferati, non hanno un ufficio in Italia. Elly Schlein Eleonora Forenza, invece, dei costi di locazione li hanno e delle indennità fanno uso quasi interamente. “Tra affitto (2.100 euro mensili) e altre spese riconducibili all’ufficio, si spendono circa tre quarti dell’indennità, ma varia da mese a mese – spiega l’eurodeputata di base a Bologna –. Poi ci sono un’altra serie di spese coperte dalla stessa indennità, ma non direttamente collegate alla gestione dell’ufficio di rappresentanza”. La capogruppo dell’Altra Europa con Tsipras ha un ufficio in via degli Scialoja 3 a Roma, accanto a Rifondazione, in un palazzo dell’Enpam. Una targa segnala la sua presenza nettamente separata da quella del partito. Anche lei elenca tante altre voci, tutte previste nell’elenco delle spese imputabili.
A tentare di colmare il silenzio del Pd arriva in extremis una nota, secondo cui l’emendamento dei Verdi bocciato il 27 aprile non è stato sostenuto in quanto “demagogico e inefficace”, ma loro sono per la “pubblicazione delle norme di utilizzo” e rispettano “il regolamento del Parlamento europeo e sotto il controllo degli organismi preposti”. Stessa musica dalla delegazione italiana dei Popolari europei (FI e Ap): “Rispetto delle norme e sostegno alla riforma”. Ma i controlli della libera stampa, evidentemente, no.
*Irpi – Investigative reporting project Italy
Il lavoro è stato sostenuto dal Journalism Fund

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