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mercoledì 14 giugno 2017

DOPO I BARCONI DIVENTIAMO SCHIAVI

Dai barconi alla schiavitù vittime dei mercanti di uomini – La Stampa

foto – Il recupero di un gruppo di migranti, immagine ormai consueta del fenomeno migratorio verso l’Europa. L’Italia, ponte sul Mediterraneo con l’Africa, è la meta preferita dai trafficanti di uomini.
lastampa.it – Dai barconi alla schiavitù vittime dei mercanti di uomini. Sfruttamento sessuale e sul lavoro: sono soprattutto le donne e i minorenni non accompagnati a pagare il prezzo più alto.   – linda laura sabbadini
Vi sembrerà strano, ma sempre più anche il nostro Paese ha lo schiavismo in casa. Ed è molto difficile intercettarlo e al tempo stesso combatterlo.
Si chiama «trafficking», è la tratta di esseri umani, che riguarda circa 21 milioni di persone nel mondo, tra questi 8 milioni di minori e una maggioranza di donne.
 Sono le stime dell’Ilo (Organizzazione internazionale del lavoro).
L’Europa purtroppo non ne è immune, circa 800 mila persone sono sottoposte a forme di sfruttamento di ogni genere, da quello sessuale a quello sempre più sviluppato, lavorativo.
Lo sfruttamento sessuale è un grave rischio che corrono donne e bambini che scappano dalla guerra, dalle persecuzioni, dall’Isis e dalla fame. Pensiamo alle donne nigeriane.
Partono dalla Nigeria con il sogno di trovare un lavoro decente, finiscono per essere stuprate durante il viaggio, per essere sfruttate sessualmente in Libia e infine in Italia.
Le donne accumulano debiti impossibili da ripagare, dopo essere state sottoposte a riti voodoo in patria. Affidate alle cosiddette maman in Italia, diventano ostaggi, controllate in ogni spostamento.
E se si ammalano di Aids tornano in patria abbandonate dalle loro stesse famiglie, accolte solo dalle organizzazioni di volontariato. Una tragedia infinita, dietro l’angolo delle nostre case.
Sulla strada  
Quando vedete le nigeriane per la strada, magari siete portati a pensare che siano prostitute per scelta. Non è così.
E’ prostituzione coatta, su cui si arricchiscono gli sfruttatori, lo sanno bene le associazioni che intervengono contro la tratta. Non possiamo far finta di non vedere.
Ieri a Roma è stato presentato alla Camera dei deputati, in un evento organizzato dalla Fondazione Nilde Iotti, un commovente libro sulla storia di una donna nigeriana uscita dall’inferno della tratta «Il coraggio della libertà» (Paoline) che cerca di ricostruirsi il suo futuro, a sottolineare che uscire dalla tratta è difficile ma è possibile.
La tratta si affianca ai processi migratori, più aumentano i flussi di persone che scappano dall’Isis, dalle violenze, guerre, carestie, più aumenta il rischio di sfruttamento sessuale e lavorativo.
Se si adottano politiche molto restrittive, aumentano le probabilità di sfruttamento perché i migranti sono costretti ad accettare qualsiasi condizione di lavoro, di sfruttamento sessuale e non ce la fanno a ribellarsi.
I controlli  
D’altro canto abbiamo il problema della necessità di rigidi controlli per tutelarci dal terrorismo. Accoglienza verso chi è in grave difficoltà e forte controllo possono coniugarsi.
Dobbiamo trovare risposte articolate nella prima accoglienza e nei processi di integrazione e possiamo farlo bene, perché siamo un popolo generoso, come ci dimostrano gli abitanti di Lampedusa ogni giorno.
Dobbiamo sentirci investiti di questa missione di grande umanità, ognuno di noi. Molto possiamo fare. Molti già fanno. Tante storie terribili di tratta nel nostro Paese sono finite bene perché siamo una eccellenza nella lotta alla tratta. Abbiamo salvato e reinserito migliaia di donne in questi anni.
Abbiamo un’ottima legge che protegge le vittime di tratta, e associazioni molto competenti che hanno accumulato un know how importante: associazioni variegate: femministe, laiche e religiose, come quella di suor Eugenia Bonetti, tutte in prima fila.
I Paesi europei, anche grazie all’azione dell’Unione europea e del Consiglio d’Europa, particolarmente del meccanismo di monitoraggio della Convenzione sulla tratta (Greta), hanno molto imparato l’uno dall’altro attraverso lo scambio di best practice.
Il nostro Paese spicca per eccellenza, da sempre e siamo fieri che sia italiana anche la rapporteur dell’Onu sulla tratta, Maria Grazia Giammarinaro, magistrata siciliana. Dobbiamo continuare su questa strada e investirci di più.
Lorenzo Vidino
Se i diritti umani sono la priorità, allora il supporto alle persone trafficate deve essere immediato, incondizionato, continuo e l’azione di prevenzione ad ampio spettro. Come sempre, quando si parla di schiavitù, la priorità è liberare gli schiavi. Veramente, e senza condizioni.

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