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venerdì 2 giugno 2017

CONCORSO? SOLO PER ITALIANI

Concorso per soli italiani, giudice blocca il bando irregolare

ARTICOLOTRE
©Dpa/ Lapresse 15-06-2004 Italia Interni Scuola, Esami di Maturità
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-Redazione- Tutto bloccato e da rifare. Lo ha stabilito lo scorso 27 maggio, anche se la notizia si è diffusa solo oggi, un’ordinanza della giudice del lavoro di Firenze, Stefania Carlucci, in merito al bando di concorso del Ministero della Giustizia per 800 posti di assistente giudiziarioriservati ai soli cittadini italiani. L’inghippo, o meglio l’irregolarità sta proprio in quel l’ultima parte, quando cioè si parla di concorso per soli cittadini italiani. Un criterio selettivo e di esclusione che è incompatibile con il diritto comunitario. L’atto della giudice sospende la procedura concorsuale in modo da permettere a tutti gli stranieri in possesso dei requisiti richiesti, ovvero essere cittadini comunitari e extracomunitari in possesso di permesso di soggiorno lungo o dello status di rifugiato, ed essere rimessi in termini per poter partecipare con riserva al concorso.
Sconcerto e preoccupazione fra le migliaia di iscritti al concorso che da parte loro temono un rinvio sine die delle prove, già molto tormentate per errori nei quesiti della preselezione. Il ricorso, vinto contro il bando, arriva da una giovane donna albanese, laureata in giurisprudenza all’università di Firenze, in possesso di un permesso di soggiorno lungo, sostenuta dall’Associazione L’Altro Diritto presieduta dal professor Emilio Santoro e del cui comitato scientifico faceva parte il giudice Alessandro Margara, padre della riforma penitenziaria ed ex ministro della Giustizia. La donna lo scorso dicembre aveva inviato una diffida al Ministero per la rimozione della clausola del bando di concorso che riserva gli 800 posti ai soli cittadini italiani, in quanto ritenuta discriminatoria. Sarebbe bastato riaprire il bando anche agli aspiranti stranieri, ma da parte del Ministero nessuna risposta. A quel punto, sostenuta dalla Associazione L’Altro diritto e assistita dagli avvocati Alida Surace e Silvia Ventura, la giovane giurista ha promosso un ricorso cautelare di fronte al giudice del lavoro di Firenze, chiedendo la rimozione in via d’urgenza della lamentata discriminazione, individuale e collettiva, per motivi di nazionalità.
Il Trattato di funzionamento dell’Unione europea riserva gli impieghi nella pubblica amministrazione ai cittadini dei singoli Stati membri, quale sola eccezione alla abolizione di ogni discriminazione fondata sulla nazionalità. La Corte di Giustizia europea ha però ristretto – sentenza dopo sentenza – la portata applicativa della esclusione degli stranieri dalle pubbliche amministrazioni. Oggi in Italia il Testo unico sul pubblico impiego, modificato nel 2013 per adempiere agli obblighi europei, riserva ai cittadini italiani l’ammissione ai soli concorsi per mansioni che implichino “l’esercizio diretto o indiretto di pubblici poteri” o che attengano “alla tutela dell’interesse nazionale”.
L’ordinanza della giudice di Firenze ripercorre le sentenze della Corte Europea che hanno ritenuto illegittimo il requisito della cittadinanza per l’accesso a posti di lavoro che, pur collegati all’esercizio di pubblici poteri, consistono però soltanto in attività ausiliarie o preparatorie, o che, pur in contatto anche regolare e organico con autorità amministrative o giudiziarie, ne lascino inalterati i poteri di valutazione e di decisione. Quindi, secondo la giudice di Firenze occorre valutare in concreto se un posto all’interno della pubblica amministrazione costituisca o meno esercizio di pubblici poteri e ritiene di poterlo escludere per le mansioni di assistente giudiziario. Per questo ha giudicato discriminatoria, e quindi illegittima, la clausola del bando di concorso del ministero della Giustizia che lo riserva ai soli cittadini italiani. Intanto l’Avvocatura dello Stato ha già presentato reclamo contro la sospensione della procedura concorsuale.

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