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domenica 4 giugno 2017

CHI HA FATTO, DA DOVE VENGONO I MIEI VESTITI?

Fashion Revolution: l’eco-responsabilità della moda avanza a grandi passi

AGORAVOX, 4 GIU 2017. Molte soluzioni sono state proposte a riguardo, come ad esempio evitare la sovrapproduzione per non immagazzinare, lavorare con materie prime locali, educare il consumatore ad attendere i riassortimenti. Inoltre bisognerebbe anche, conoscere le aziende tessili, visitarle, impegnarsi con loro per proporre delle commesse per poi pagarle al giusto prezzo, ovvero tutto quello che concerne la sicurezza per il lavoratore.
È indispensabile la necessità dell’inquadramento attraverso le leggi.
Nel febbraio 2017, una legge relativa ai doveri di vigilanza è stata adottata dall’Assemblea Nazionale su richiesta di un raggruppamento di ONG, sindacati e del Collettivo Etico sull’etichetta (Collectif Ethique sur l’étiquette.)
D’ora in poi, le imprese multinazionali committenti, con più di 5.000 salariati in Francia o più di 10.000 a livello internazionale, hanno l’obbligo, pena il pagamento di sanzioni, di pubblicare un piano di vigilanza che indichi le misure che hanno preso per identificare e prevenire i rischi e gli impatti negativi sull’ambiente e sui diritti umani, che la loro attività potrebbe provocare.
Concretamente, hanno l’obbligo di verificare i metodi di lavoro dei loro subappaltatori, ma anche fissare delle regole che permettano a questi ultimi di lavorare in condizioni adeguate, come ad esempio cessare di fare pressione sulle scadenze di produzione o sui prezzi , anche se questo implica scegliere a livello economico di ridurre i margini.
Concretamente, questo riguarda 150 multinazionali francesi.
Questa legge, che impone alle imprese di essere rispettose e conformi alla legislazione, anche se imperfetta perché alleggerita se la si confronta al testo iniziale, dovrebbe essere ora adottata a livello europeo e internazionale.
La strada sembra ancora lunga, ma gli sforzi sono notevoli per molti dei marchi e dei nuovi nomi emergenti. Alcune marche dedicano una parte consistente del loro budget per migliorare la loro catena di approvvigionamento, altre ancora correggono i processi di produzione quando viene segnalato loro un problema. Per altre l’eco-responsabilità è parte fondamentale del loro modello economico. Ciò che è certo, è che tutte le società che si impegnano in questo modo, ci guadagnano poi in notorietà.
Quali sono le alternative per adottare un comportamento d’acquisto più responsabile?
Quello che si sottende con questa domanda è che il prezzo della moda etica spesso resta elevato.
Anche se l’offerta è sempre più sviluppata e attraente, la problematica del potere d’acquisto è reale. Consumare meno per consumare in maniera più intelligente è una delle risposte.
Un’altra è di rivolgersi ai locali ed interessarsi al savoir-faire. I nuovi marchi che arrivano sul mercato hanno una storia da raccontare, tutti cercano coraggiosamente di rispondere agli standard del mercato (una moda trendy, un’offerta e un prezzo accessibile).
E per i fashion addicts, che amano cambiare spesso guardaroba, esistono numerose soluzioni alternative come l’affitto degli abiti, i vestiti di seconda mano, il riciclaggio, Il vide dressing.

Le scuole hanno un ruolo da giocare su diversi piani.
Quello ad esempio della sensibilizzazione e dell’informazione degli studenti, in modo che riescano a capire i problemi reali e facciano la differenza tra green washing[3] e realtà.
Ma anche organizzare delle formazioni per insegnare agli studenti tutto ciò che richiede la creazione di un marchio di moda responsabile (come e con chi costruire la propria catena di approvvigionamento, quali sono i mezzi di verifica, come calcolare il suo impatto ambientale)
Per saperne di più e rimanere informati: 
Fashion Revolution dà molte informazioni e permette di scaricare l’Indice di Trasparenza della Moda 2017 (Fashion Transparency Index 2017) che include le politiche, le pratiche, gli impatti sociali e ambientali dei 100 più grandi marchi mondiali della moda:
A proposito di
Collettivo Etico sull’etichetta (Collectif éthique sur l’étiquette), un collettivo pluripartecipato, che lavora per il rispetto dei diritti umani di coloro che lavorano nella moda e il riconoscimento del diritto all’informazione dei consumatori sulla qualità sociale dei loro acquisti: http://www.ethique-sur-etiquette.org
Campagna DETOX di Green Peace, volta a eliminare dal settore tessile ii prodotti tossici: https://greenpeace.fr/tags/detox.

[1] Espressione anglosassone utilizzata per designare il rinnovamento, il più rapido possibile, delle collezioni della moda sartoriale. La fast fashion riguarda più spesso dei prodotti a basso costo e che non sono destinati ad essere conservati per più di una stagione dall’acquirente.
[3] Espressione che designa un processo di marketing o di pubbliche relazioni  utilizzata da una organizzazione allo scopo di darsi un’immagine ecologica responsabile. La maggior parte delle volte, gli investimenti sono in pubblicità che per delle reali azioni in favore dell’ambiente. Fonte Wikipedia.
Traduzione dal francese di Sara Portone via Trommons

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