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martedì 6 giugno 2017

BECCATO IL TERZO TERRORISTA DI LONDRA

Attentato Londra: terzo terrorista London Bridge e quella pista italiana

Attentato Londra: terzo terrorista London Bridge e quella pista italiana
Attentato Londra: terzo terrorista London Bridge e quella pista italiana
LONDRA – Sul terzo terrorista delLondon Bridge di Londra, soprannominato “l’innamorato” e di cui la polizia non diffonde il nome, c’è una pista che porta verso l’Italia. Scotland Yard al momento non ha rilasciato alcun dettaglio riguardo al terrorista che insieme a Kuhram Shazad Butt e a Rachid Redouane, ha investito, accoltellato e ucciso sette persone sul London Bridge e al Borough Market sabato sera. Ma un nome c’è. Appartiene a un uomo di origini marocchine. Lo sa la polizia inglese e lo sa l’Antiterrorismo italiana, che in queste ore sta indagando.
Non si sa se il terrorista sia semplicementepassato in Italia o se vi abbia vissuto stabilmente. Né se aveva mostrato segnali di radicalizzazione nel nostro Paese. Una fonte di intelligence consultata da Repubblica si limita a dire che l’indagine “è in corso”, senza specificare se sia collegata al trasferimento sospetto di denaro con money transfer, effettuato da un gruppo di pachistani tra Londra e l’Italia, di cui è stato dato conto lunedì.
Come scrive Fabio Tonacci per Repubblica:
L’identità degli altri due attentatori è stata invece diffusa da Scotland Yard. E di nuovo l’MI5 si ritrova al centro della bufera. Kuhram Shazad Butt, 27 anni, ritenuto il capo del commando, è un cittadino britannico nato in Pakistan, con la passione per l’Arsenal e un passato da dipendente dei trasporti pubblici: i servizi segreti inglesi lo conoscono dal 2015, quando fu oggetto di un’indagine per terrorismo finita nel nulla. “Non c’erano elementi che lasciassero presagire cosa avrebbe fatto”, sostiene ora il capo dell’Antiterrorismo inglese Mark Rowley.
È una dichiarazione poco credibile, visto che Khuram Butt era un conclamato integralista. Sostenitore convinto del gruppo islamista al-Muhajiroun, che un mese fa fermava la gente per strada per invitare a boicottare le elezioni. Chiunque non avesse la barba lunga, per lui era kuffar, “non credente”. Non solo. Un documentario di Channel4 lo aveva ripreso mentre srotolava una bandiera nera simile a quella dell’Isis a Regent’s Park.
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