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giovedì 22 giugno 2017

A PALERMO C'E' UN GROSSO PROBLEMA: IL CALCIO!

Sindacato Rosanero, la soluzione per salvare le sorti del Palermo calcio


tifosi-palermoARTICOLOTRE -Elisabetta Cannone- Né Zamparini, che è ormai il passato, né Baccaglini, che dovrebbe essere il futuro prossimo. La fine di questo campionato che ha visto retrocedere il Palermo nel suo anno orribile potrebbe concludersi con una novità che arriva da lontano, l’estero, per rinsaldare però le radici siciliane. La panacea a tutti i mali per la società di via del Fante potrebbe essere una copia rivista e rivisitata della “formula Barcellona”: i tifosi proprietari della squadra. Convinto sostenitore di questo nuovo assetto è l’avvocato palermitano, e ovviamente tifoso, Roberto La Rosa che prospetta già la nascita di quello che chiama “sindacato rosanero”. E anche qualcosa di più: la costituzione di una polisportiva in grado di far riappropriare la città e i palermitani dello sport in generale. Tra azionariato popolare, vivaio cittadino di calciatori (al massimo siciliani) e la presenza del Comune (senza però diritto di voto), il nuovo Palermo calcio potrebbe diventare vanto e orgoglio della città e dei tifosi. 
Ma cos’è in concreto questo sindacato e come dovrebbe funzionare lo abbiamo chiesto al diretto interessato, che in una lunga chiacchierata ha tracciato il nuovo volto di una città più sociale e sostenibile.
Avvocato La Rosa, cos’è esattamente il sindacato rosanero di cui parla?
Innanzitutto preciso che non è un sindacato tradizionale. La sua finalità è tutelare il diritto dei tifosi rosanero ad avere una squadra degna della città di Palermo e soprattutto avere un assetto societario affidabile che consenta di fare una programmazione nel tempo per portare la squadra nei palcoscenici che merita. Palermo è una capitale europea, con una sua storia importante e quindi non può accontentarsi, quando va bene, di stare in serie A ma merita scenari internazionali. Lo merita anche il pubblico palermitano perché è una tifoseria molto sportiva che conosce il rispetto di quelle avversarie e le squadre che arrivano alla Favorita vengono accolte adeguatamente. 
Come dovrebbe funzionare questo sindacato?
Abbiamo previsto dieci punti con cui immaginiamo un nuovo tipo di società sportiva non più una basata su una proprietà privata, che appartiene a una singola persona e non importa se siciliana o meno, in cui i tifosi non possono decidere alcunché. L’esempio a cui ci siamo rifatti è la società sportiva del Barcellonache ha più di un secolo di vita ed è nata da subito come public company ovvero la proprietà appartiene interamente ai tifosi che eleggono il presidente. 
La società sarà costituita innanzitutto dai tifosi che saranno i proprietari e prenderanno le decisioni importanti e poi dal Comune in qualità di socio capitalista, senza diritto di voto, che avrebbe la gestione degli questi impianti sportivi cittadini, attualmente lasciati all’abbandono, a titolo gratuito. 
Alla base di questo sindacato c’è un patto con i tifosi del Palermo: puntare sui nostri giocatori, sul vivaio rosanero e siciliano, con un costo bassissimo e ingaggi diminuiti. Valorizzare i giocatori del vivaio palermitano o delle società siciliane sarà un valore aggiunto. Siamo contrari a giocatori che cambiano spesso maglia. L’esempio che mi viene in mente è Totti, un giocatore che ha dedicato tutta la sua carriera a una sola società sportiva: quella della sua città. Vorremmo che in futuro nel Palermo ci siano tanti Totti, calciatori di Palermo orgogliosi di avere la maglia del Palermo e fedeli a un ideale. Riducendo i compensi dei giocatori, la cifra che rimarrebbe alla società sportiva potrebbe essere investita negli impianti sportivi. 
Si verrebbe a costituire non solo una squadra di calcio, ma una vera polisportiva che gestirebbe gli altri sport con i proventi del calcio. 
Ma chi metterebbe i soldi per la costituzione del sindacato e la creazione della società sportiva?
Per quanto riguarda i soldi nei professionisti ci sono: in serie A ad esempio sono tantissimi quelli che arrivano dai diritti televisivi. Il Palermo è arrivato a gestire 40-50 milioni in serie A, in serie B sarebbero 15-20 milioni, ma con i giocatori locali rimarrebbe una cifra pari a circa 10 milioni di euro ovvero esattamente 5 volte quello che il Comune di Palermo dedica attualmente allo sport. 
Poi esistono i contributi federali. In serie B, il prossimo anno, il Palermo gestirà una cifra superiore ai 25 milioni di euro. Supponendo la permanenza in questa serie per tre anni, in media sarebbero 20 milioni di euro. A questo punto il patto da fare con i cittadini palermitani dovrebbe essere di puntare ad avere non solo la squadra di calcio ma anche impianti sportivi. Per questo ovviamente occorre una politica di austerity ma che avrebbe un valore nel futuro. 
Oltre a quelli della Federazione sportiva, ci sono anche i soldi dei diritti televisivi, della pubblicità, delle sponsorizzazioni e della stessa tifoseria che verrebbe numerosa allo stadio, ovvero gli incassi. Pensiamo a uno stadio dove il prezzo del biglietto è drasticamente ridotto perché non è concepibile dover pagare più del teatro, credo che si debba dare una dimensione a tutto. Lo sport è popolare e deve essere accessibile a tutti, pertanto il biglietto deve essere drasticamente diminuito. 
Si verrebbe a profilare, anche a livello nazionale, un nuovo tipo di società sportiva con azionariato popolare, il Comune socio capitalista ma senza diritto di voto e dunque una polisportiva che potrà dare dignità anche ad altri sport. 
Come dovrebbe avvenire?
Come sindacato rosanero abbiamo proposto la costruzione di una cittadella sportiva nella zona dello Zen, una delle aree più degradate di Palermo. Qui verrebbero realizzati diversi impianti sportivi all’aperto, parchi giochi, aree attrezzate e non a uso della cittadinanza. Vogliamo aria pulita e che si faccia sport che serve non solo per la salute ma anche da prevenzione sociale soprattutto per i giovani che così sarebbero allontanati da realtà pericolose. 
Cosa pensa del passaggio di proprietà del Palermo calcio da Zamparini a Baccaglini?
C’è molto scoraggiamento. Temiamo che dopo la retrocessione possa esserci qualcosa di peggiore. Anche se il closing si è chiuso positivamente, l’ultima parola non spetta alle banche ma alla Figc. Se quest’ultima ritenesse che l’operazione di passaggio ha violato i principi della trasparenza e non ha una solidità economica tale da consentire al Palermo di fare la serie B, questo rischierebbe di non esservi ammesso e, come accadde al Parma, dovrebbe ripartire dai dilettanti ovvero la serie D.
Comunque vada, vogliamo costituire ugualmente il sindacato rosanero. Se riusceremo a essere mille soci, attivando una campagna del 1000×1000 con mille euro ciascuno si arriverebbe a un milione di euro che in B potrebbe essere lo 0,5 del capitale sociale, mentre in serie D l’intero capitale sociale. 
Quanto può essere fattibile, a Palermo, la nascita di questo sindacato?
Dobbiamo riscoprire l’orgoglio e la fierezza di essere siciliani e palermitani e basare il progetto di azionariato popolare sulla sicilianità. A chi ci dice che vogliamo far entrare la politica nello sport rispondo che non è un reato, dipende dal tipo di politica: se è ideologica è un discorso, ma se è di tipo ideale, quella che vogliamo portare avanti noi, è tutto un altro discorso. 
Sarà un Palermo basato sulla sovranità popolare e il potere al popolo rosanero, per questo vogliamo una polisportiva dove i palermitani si sentano proprietari di qualcosa che li unisce e lo sport sarà condiviso tra tutti.

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