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martedì 30 maggio 2017

PAROLE ED INCHIESTE

Dalle giuste parole alle ingiuste richieste – m@cwalt – un colpo di remo

uncolpodiremo – Dalle giuste parole alle ingiuste richieste – di m@cwalt
Dalle giuste parole alle ingiuste richieste, di giuste richieste e ingiuste pretese
Sono passati secoli che le giuste parole di molti grandi filosofi che invitano l’uomo ad essere migliore, a lottare per una Società più giusta, sono state profferite e scritte. Parole che invitano l’Uomo a creare luoghi migliori e statualità virtuose per la ricerca di valori condivisibili e civili. E ancora no ci siamo arrivati.
Cibo per la mente e organizzazioni pratiche per una evoluzione migliore e sana che coinvolga tutti nel progetto di una crescita evolutiva senza ingiuste pretese.
Filosofi, poeti, uomini semplici che dalle loro esperienze di vita, dalla sofferenza e dall’impegno hanno maturato la convinzione che sia cosa “sana e giusta” combattere l’iniquo, la dittatura, l’ingiustizia. Nella lotta si sono accorti che combattere società disumane è grande merito e direzione esistenziale da lasciare come eredità alle generazioni future.
Si ha come principio il bene generale, la crescita di generazioni libere dai bisogni, dalla barbarie, dalla paura. Ma purtroppo vediamo ancora ai nostri giorni che tutto questo impegno e ricerca non è ancora sufficiente.
La naturale evoluzione ci permette di benificiare dello sforzo dei “giusti”, e di scoperte scientifiche che migliorano le nostre vite, ma la sopraffazione e in molti casi la barbarie non è ancora terminata. Intere comunità vengono sterminate perché solidali con “l’avversario”. La smisurata crescita di arsenali militari e i miliardi di euro spesi per armi sempre più sofisticate e tremende é in aumento.
Così invece che sanità generalizzata, scuole disponibili, sicurezza e lavoro per ogni individuo dove le condizioni rendono possibile grandi sviluppi é ancora negata e in molti casi distrutta.
E’ come se la visione della società sia differenziata tra l’uomo comune e le grandi corporazioni finanziarie, economiche e industraili, che guardano questa nostra Terra come ad un “allevamento” personale, dove sperimentare, attuare sistemi complessi di maggiore sfruttamento e ingiustizia sociale.
Populismo e nazionalismo tornano ad essere imperativi politici – come sempre a comodo dei grandi tycoon commerciali – e queste vanno ad erodere le conquiste dei lavoratori e i diritti civili faticosamente conquistati, incitando alla paura dell’altro, del diverso, alimentando l’appartenenza razziale, tribale. Così da centellinare il lavoro, l’occupazione la crescita, la mescola.
Non c’è pace in terra e alle viste invece sono maggiormente cresciuti i problemi di sopravvivenza generale. Appaiono più lontani i desideri di uguaglianza ed equità sociale mentre cambiamenti del clima, mancanza di energia, grandi siccità promettono disastri ancora maggiori e annientamento di intere popolazioni, distruzione di intere contee, sperpero di grandi risorse.
La falce di signora morte miete un grande raccolto, vuoi per calamità naturali, vuoi per esperimenti di armamenti letali più potenti, vuoi per l’insaziabile appetito di flebili carneadi pronti a sfruttare ogni occasione per l’attimo di potenza e notorietà che si sono presi, così da accrescere le proprie fortune personali, la propria influenza politica.
Questi non hanno a cuore né i popoli a loro soggetti né il Pianeta che insieme abitiamo.
Per quei trenta denari sono pronti a distruggere crescita e sviluppo umanamente possibili come se la loro piccola storia fosse la grande storia dell’umanità intera.
Lente trasformazioni di civiltà e benessere sono accompagnate da grandi disastri epocali, da guerre di sterminio, da migrazioni drammaticamente destabilizzanti. Un “popolo intero” è in movimento perché scappa dalla morte, dal saccheggio, dalla violenza, emigra da prospettive senza futuro e invade i Paesi Occidentali che non sono preparati né per accoglierli né per regolarizzare questo esodo monumentale.
Capisco però l’orrore che accompagna questo esodo, che è pronto a creare altri orrori distruggendo le nostre organizzazioni statuali, civili, politiche ed economiche. Una invasione incontrollata che va riversandosi sulle spiagge d’Europa, nei porti del sud del Mondo in cerca di una salvezza che è difficile regolare, quantificare, stabilizzare e soddisfare.
E’ più facile che divenga come una “invasione di cavallette” che tutto spoglia e distrugge perchè nessuno dei Paesi “assalito e desiderato” è capace di una così grande accoglienza richiesta.
m@cwalt

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