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mercoledì 31 maggio 2017

OLTRE 80 MILA MORTI PER IL FUMO OGNI ANNO

Fumo, oltre 80mila morti l'anno: un programma per smettere costerebbe meno delle cure

6,5 miliardi per curare le malattie correlate. Un programma per smettere di fumare costerebbe meno di 1.000 euro a paziente.
Fumo
Desk2 GLOBALIST30 maggio 2017
Fumo




















Il fumo di tabacco non fa male solo alla salute, ma anche alla sanità pubblica. È spesso l'ultima voce (quando c'è) nei bilanci di programmazione sanitaria. Questo il paradosso che la Società Italiana di Tabaccologia ha voluto approfondire oggi con un convegno al Senato. Il tema è stato dibattuto da rappresentanti di diverse società scientifiche, istituti di ricerca, ma anche da esponenti delle associazioni di pazienti e parlamentari.
"Il punto è - ha spiegato Biagio Tinghino, Presidente della Società Italiana di Tabaccologia - che i costi del tabagismo per lo Stato sono altissimi, circa 6,5 miliardi di euro per curare le malattie che derivano da questa dipendenza, senza considerare i danni sociali e il carico di sofferenza umana". Eppure gli interventi per aiutare i pazienti a smettere di fumare sono dotati di un elevato rapporto di costo/efficacia. Uno studio inglese già alcuni anni fa ha dimostrato come un counseling breve, associato all'uso di farmaci, sia capace di salvare molte più vite di altri (e pur importanti) progetti di screening. Ma la chiarezza dei dati scientifici si scontra con l'idea che il fumo di tabacco sia un problema risolvibile con la sola "buona volontà" e perciò non abbia bisogno di trattamenti e servizi di cura.

"Gli esperti , e la stessa Oms, ormai sono concordi nel definire il fumo di sigaretta una dipendenza, ossia una patologia basata su ben noti fenomeni neurochimici, indotti dalla presenza di nicotina, una delle droghe più attive sul cervello", ha chiarito Tinghino: "smettere di fumare da soli è il metodo più diffuso, ma anche quello meno efficace, che produce un esito dell'1-3% a distanza di un anno, mentre i trattamenti validati riescono a decuplicare le percentuali di successo". Altro punto dolente è costituito dai farmaci per smettere di fumare, che ad oggi sono a totale carico del cittadino che, a questo punto, viene penalizzato due volte: non solo quando fuma, ma anche quando vuole smettere. I farmaci per smettere di fumare sono già rimborsati in Inghilterra, Portogallo, Olanda, Svezia, Svizzera, Irlanda e Finlandia, a cui il mese scorso si è aggiunta la vicina Francia. "I benefici che verrebbero alla società da una reale riduzione del tabagismo si misurano sia sul piano umano e della qualità di vita - con la riduzione di mortalità e morbilità - sia con una riduzione significativa dei costi sanitari legati alla patologia tumorale come a quelle cardiovascolari e respiratorie", ha sottolineato il senatore Andrea Mandelli, presidente della Federazione Ordini dei Farmacisti Italiani, suggerendo di "arruolare il farmacista di comunità nelle attività di disassuefazione dalla nicotina che, è bene ribadirlo, è una delle sostanze capaci di indurre un grado di dipendenza elevatissimo".

A conti fatti, incluse le prestazioni sanitarie, un programma per smettere di fumare costerebbe meno di 1.000 euro a paziente, ma il guadagno di salute non avrebbe prezzo, dal momento che la 'smoking cessation' restituisce dai 3 ai 9 anni di vita, se effettuata prima dei 50 anni. Le proposte sono tante ed è giunto il tempo di parlarne. Per questo la Società Italiana di Tabaccologia rilancia e propone un gruppo di studio sulla loro fattibilità. E' veramente venuto il momento di "guadagnare salute" investendo nella cura del tabagismo e nei sani stili di vita.

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