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sabato 20 maggio 2017

L'INTEGRAZIONE CULTURALE ALLA TEDESCA

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La Germania presenta l'”Iniziativa di integrazione culturale” per immigrati

FONTE: ZEROHEDGE.COM
Una task force creata dal governo per promuovere l’integrazione dei migranti nella società tedesca ha pubblicato un elenco delle caratteristiche fondamentali della cultura germanica.
L’elenco omette volontariamente termini politicamente non corretti come “patriottismo” e “cultura originaria” (Leitkultur) e riduce tradizioni e valori tedeschi al minimo. Si stabilisce implicitamente il multiculturalismo come espressione più completa della cultura nazionale.
La cosiddetta Iniziativa di Integrazione Culturale (Initiative kulturelle Integration) è stata creata dal governo tedesco nel dicembre 2016 per promuovere la “coesione sociale” dopo che il cancelliere Angela Merkel ha aperto i confini a più di un milione di migranti provenienti da Africa, Asia e Medio Oriente.
La task force – guidata dal Consiglio Culturale Tedesco (Deutscher Kulturrat) in stretta collaborazione col Ministero degli Interni tedesco e una ventina tra gruppi mediatici, religiosi e altri – è stata incaricata di stabilire cosa costituisca la cultura tedesca. L’obiettivo iniziale era quello di facilitare l’integrazione culturale incoraggiando i migranti ad assimilarsi ad un insieme condiviso di valori culturali.
Dopo cinque mesi di discussione, la task force il 16 maggio ha presentato un elenco di ciò che considera i primi 15 principi guida della cultura tedesca. Riassunto nella frase “Coesione nella Diversità”, l’elenco è fatto di idee molto generiche sulla cultura tedesca – uguaglianza di genere, libertà di espressione e fede, pluralismo e democrazia – che non sono affatto uniche della Germania.
Si è passati da integrazione ed assimilazione a coesistenza, tolleranza e ai tedeschi che adottano la cultura del migrante.
“L’integrazione riguarda tutti in Germania: la coesione sociale non può essere prescritta, né è solo un compito politico… La solidarietà è uno dei principi fondamentali della nostra coesistenza. Si manifesta nella nostra comprensione reciproca e nell’attenzione alle esigenze altrui – vogliamo una società di solidarietà…
“L’immigrazione cambia una società e richiede apertura, rispetto e tolleranza da ambo le parti… Fomentare paure non è il modo giusto – vogliamo una società cosmopolita…
“Il processo di integrazione europea non è solo una garanzia per la pace, un’importante base per prosperità ed occupazione, ma anche per una convergenza culturale e per valori europei comuni – vogliamo un’Europa unita”.
Il ministro degli Interni, Thomas de Maizière, noto sostenitore dell’idea di una Leitkultur, ha espresso delusione per il rifiuto della task force di essere più specifico su cosa costituisca l’essere tedesco. “Non possiamo chiedere a nessuno di rispettare la nostra cultura se non sappiamo quale sia”, ha detto. In una conferenza stampa a Berlino il 16 maggio ha elaborato:
“Sono chiaramente in disaccordo con il Consiglio culturale tedesco per quanto riguarda la parola Leitkultur: a me piace questa parola, a loro no. Non mi è ancora chiaro se ciò che disturba è la parola “centrale” o la parola “cultura”, o tutte e due. Oppure la nostra storia”.
I critici dicono che una Leitkultur richiederebbe ai migranti di abbandonare le loro identità per conformarsi alla maggioranza – l’opposto dell’ideale multiculturale in cui i migranti possono mantenere le proprie identità.
De Maizière ha generato un mare di critiche dopo aver scritto un articolo pubblicato su il Bild  il 29 aprile, dove invita i migranti ad accettare una Leitkultur. Ha detto che la Germania ha bisogno di una “cultura propria che agisca da collante della società, soprattutto perché la migrazione ci sta rendendo sempre più diversi”.
Nel suo articolo, il ministro ha descritto dieci caratteristiche fondamentali della cultura tedesca, tra cui il principio della meritocrazia ed il rispetto della cultura e della storia. Ha aggiunto: “C’è qualcosa oltre il nostro linguaggio, la costituzione ed il rispetto dei diritti fondamentali che ci lega nei nostri cuori, che ci rende diversi e ci distingue dagli altri”.
Sul ruolo della religione, ha scritto che “il nostro stato è neutro, ma amichevole verso le comunità religiose… le chiese abbelliscono il nostro paesaggio. La Germania è un paese occidentale, culturalmente, spiritualmente e politicamente”. Ha aggiunto:
“In Germania diciamo il nostro nome e scuotiamo la mano quando salutiamo, siamo una società aperta, mostriamo il nostro viso, non mettiamo il burqa”.
I commenti di De Maizière sono stati largamente derisi. Martin Schulz, candidato socialdemocratico (SPD), ha dichiarato che la “cultura principale, costituita da libertà, giustizia e convivenza pacifica, è sancita dalla costituzione”.
Jamila Schäfer dei Verdi ha dichiarato:
“Non appena la tua identità si basa sul paese a cui appartieni, è facile assumere un atteggiamento di superiorità. E questo è pericoloso e anti-democratico perché non è inclusivo. Una società è sempre in cambiamento e una delle ragioni è la migrazione. Non credo che aggrapparsi alla propria cultura sia il modo per convivere pacificamente”.
La logica della Schäfer porterebbe la cultura tedesca ad auto-annullarsi sull’altare di una chimerica pace sociale, accettando che il background giudeo-cristiano tedesco venga sostituito lentamente dalla legge islamica della sharia. Molti politici tedeschi sono d’accordo con lei.
Il leader dei Liberi Democratici, Christian Lindner, ha accusato de Maizière di riaprire “un vecchio ed obsoleto” dibattito: “Ancora una volta, è colpa della religione”.
L’ex segretario generale del partito della Merkel, Ruprecht Polenz, ha affermato che il concetto di Leitkultur “non si addice ad una società pluralista”. Ha aggiunto:
“Un certo Islam suggerisce o addirittura impedisce agli uomini di stringere la mano alle donne. Non credo sia giusto, ma non fa male a nessuno”.
Il commissario tedesco per l’integrazione, Aydan Özoğuz, ha bollato il dibattito sulla Leitkultur come “ridicolo e assurdo”. Su Tagesspiegel ha scritto:
“Una cultura specifica tedesca, al di là del linguaggio, è semplicemente non identificabile. Storicamente, culture regionali, immigrazione e diversità hanno modificato la nostra storia. La globalizzazione ha ulteriormente moltiplicato la diversità. Gli immigrati non possono essere regolati da una cultura di maggioranza”.
Nonostante le critiche, de Maizière sembra avere il sostegno del pubblico tedesco. Un sondaggio del 5 maggio condotto da Insa per la rivista Focus ha scoperto che il 52,5% dei tedeschi pensa che la Germania abbia bisogno di una Leitkultur. Solo il 25,3% degli intervistati era contrario.
I suoi sforzi mirano a riconquistare gli elettori conservatori preoccupati dalle politiche liberali della Merkel sull’immigrazione. Molti di questi hanno abbracciato Alternativa per la Germania (AfD), partito che ha chiesto di frenare la migrazione di massa.
Un sondaggio del 17 maggio di Forsa per Stern e RTL ha dimostrato che se le elezioni federali di settembre si tenessero oggi, la CDU vincerebbe col 38%, molto più del 26 dell’SPD. Il FDP prenderebbe l’8%, seguito da Verdi e AfD, ognuno con un 7%. Se i tedeschi potessero scegliere il cancelliere direttamente, piuttosto che attraverso le liste dei partiti, la Merkel vincerebbe con il 50%, contro il 24% del suo principale sfidante Schulz. Gli elettori tedeschi, almeno per ora, sembrano essere contenti dello status quo, con o senza Leitkultur.

Fonte: www.zerohedge.com
Link: http://www.zerohedge.com/news/2017-05-19/we-dont-wear-burkas-germany-unveils-cultural-integration-initiative-immigrants
Scelto e tradotto per www.comedonchisciotte.org da  HMG

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