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mercoledì 31 maggio 2017

L'ABBANDONO DEI NEONATI

Non si abbandonino i neonati: partorire in anonimato si può

ARTICOLOTRE
neonatoL.M.- Un neonato, probabilmente appena partorito, è morto a Settimo, in provincia di Torino.
Un’altra piccola vittima è deceduta a Trieste, circa un mese fa, ritrovata all’interno di un cortile condominiale.
Morti che si potevano evitare, conseguenza di gravidanze inaspettate e certamente indesiderate. Ma la legge prevede esplicitamente che la donna che decida di portare a termine la gravidanza, possa partorire nel più totale anonimato, non riconoscere il nascituro e lasciarlo nell’ospedale dove partorisce, così da garantire assoluta sicurezza al bimbo.
Il nome della madre, ricorda il ministero della Salute, rimane per sempre segreto e nell’atto di nascita del bambino viene scritto ‘Nato da donna che non consente di essere nominata’.
“Il diritto a rimanere una mamma segreta prevale su ogni altra considerazione o richiesta e ciò deve costituire un ulteriore elemento di sicurezza per quante dovessero decidere, aiutate da un servizio competente ed attento, a partorire nell’anonimato”, sottolinea il ministero.
Poi scatta l’immediata segnalazione alla  Procura della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni della situazione di abbandono del neonato non riconosciuto.
Ciò consente l’apertura di un procedimento di adottabilità e la ricerca di una coppia idonea all’adozione.
Può inoltre accadere, per scelta o per necessità, che il parto non avvenga in una struttura ospedaliera. Anche in questo caso il neonato non deve correre alcun pericolo, lo si può lasciare in speciali culle, versione moderna e tecnologica delle Ruote degli esposti, che in genere si trovano in prossimità di ospedali, parrocchie o conventi.
Una volta depositato il neonato, la finestra si chiuderà mettendolo in sicurezza. Il personale che sorveglia la culla si prenderà immediatamente cura del piccolo secondo la procedura adottata per il neonato non riconosciuto e verrà avviato il procedimento di adozione.
A Tal proposito Gianluigi Gigli, presidente del Movimento per la Vita, dichiara “A fronte di una buona legge, credo che lo Stato non abbia fatto e non stia facendo abbastanza per pubblicizzare questi ottimi strumenti che le donne hanno a disposizione“.

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