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lunedì 29 maggio 2017

AUTODETERMINAZIONE TERAPEUTICA: COS'E'?

La Cassazione stabilisce il diritto all’autodeterminazione terapeutica

ARTICOLOTRE
sanita-Carmela Pistacchio– La responsabilità medica e il risarcimento dei dannicorrelati sono argomenti tristemente attuali.
La giurisprudenza di merito e di legittimità si è occupata negli ultimi anni di un gran numero di questioni che hanno visto coinvolti medici e pazienti.
I giudici sono stati investiti del mandato di decidere  in merito alla tutela della salutenon solo sotto il profilo dell’efficacia delle cure mediche proposte dal sanitario o dell’eventuale errore sanitario, ma anche sotto il profilo dell’opportunità o meno di intraprendere un determinato percorso terapeutico.
Negli approdi giurisprudenziali si è delineato e definito  accanto al  diritto alla salute il diritto all’autodeterminazione del paziente, che trovano una sintesi inscindibile nel concetto di “consenso informato” ovvero “ la consapevole adesione al trattamento  sanitario proposto dal medico”.
La Suprema Corte  (Cass. Civile, Sez.III, 27 novembre 2015, nr. 24220) chiamata a decidere su un caso concreto  in merito alla responsabilità del sanitario per omessa diagnosi delle patologie di cui era affetto il feto, ha stabilito l’autonomia risarcitoria in caso della lesione del diritto all’autodeterminazione terapeutica rispetto al diritto alla salute.
Ha riconosciuto alla paziente un risarcimento dei danni solo per il fatto di non essere stata informata dal medico sulle conseguenze che la mancata prescrizione di un esame prenatale avrebbe avuto sul decorso della gravidanza, non mettendo, in tal modo,  la paziente in condizione di poter scegliere se portare a termine o meno la gravidanza .
In merito all’onere probatorio gli Ermellini hanno affermato che la paziente non deve dare la prova di non essere stata sufficientemente informata dovendo solo allegare l’inadempimento del sanitario, delineando un meccanismo risarcitorio automatico.
Infatti la responsabilità dell’operatore sanitario deriva dal sol fatto di non aver messo il paziente in condizione di prestare un consenso realmente informato, pertanto la prova di aver minuziosamente informato il paziente, in ordine ai possibili accertamenti diagnostici, deve essere fornita dal professionista.
Sotto tale profilo si potrebbe però dubitare sull’opportunità di un automatico risarcimento da parte del sanitario che non riesca a provare di aver compiutamente informato il paziente, quanto meno sotto il profilo della ragionevolezza e dell’equità.
I Giudici della suprema Corte  sembrano non  aver alcun dubbio:
la Costituzione Italiana, mettendo al centro del sistema dei valori democratici la persona, riconosce come diritto inviolabile non solo il diritto alla salute ma anche quello di autodeterminarsi.

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