Diciotto ordinanze di custodia cautelare per un totale di 25 indagati per traffico internazionale di cocaina che dal Sudamerica arriva in Calabria. È scattata stamattina prima dell’alba l’operazione “Buena Ventura” coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria. Gli uomini del questore Raffaele Grassi e del capo della squadra mobile Francesco Rattà hanno stroncato un’organizzazione legata alla ‘ndrangheta che riusciva a fare arrivare in Italia ingenti quantità di sostanza stupefacente proveniente dall’altra parte del mondo.
La droga partiva dalla Colombia, dal Perù, dalla Repubblica Dominicana e arrivava nel nostro Paese anche attraverso la Spagna. Cocaina che veniva poi immessa nelle piazze di Milano, Napoli, Bologna e Pescara. Ma la testa del traffico era sempre la Locride e le cosche di Africo che riuscivano a fare affari con i colombiani.  
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Tra gli arrestati, infatti, Rocco Morabito e Giovanni Palamara, esponenti di primo piano delle rispettive famiglie mafiose di Africo e ritenuti i capi della ‘ndrina Morabito-Bruzzaniti-Palamara che opera in tutto il comprensorio della provincia reggina, da Bova Marina a Bianco passando anche per Platì.
Nell’inchiesta, la Mobile di Reggio è stata affiancata dallo Sco e dalla Direzione centrale dei servizi antidroga. Su richiesta del procuratore Federico Cafiero De Raho, il gip Adriana Trapani ha disposto l’arresto anche del narcos con cui facevano affari i calabresi, il colombiano Carlos Eulogio Esquivel Lozada. Per la Dda è lui l’uomo con il quale la ‘ndrangheta della Locride aveva avviato trattative per l’apertura di un canale di importazione di cocaina fra la Colombia e la Calabria.
Il cartello calabrese, infatti, aveva assunto concrete e avanzate iniziative per la pianificazione e la realizzazione di compravendita di droga lungo l’asse Reggio Calabria – Bogotà, da far arrivare verosimilmente al porto di Gioia Tauro, nascosta in container di frutta o di pesce surgelato, attraverso apposite società operanti nel settore della importazione di prodotti ortofrutticoli.
Un canale che sarebbe passato anche per l’aeroporto di Bologna dove, stando alle risultanze investigative della Mobile, le cosche potevano contare su un finanziere, oggi indagato, e su una società di vigilanza che aveva il compito di assicurare ai corrieri che rientravano dalla Colombia con la droga di non essere sottoposti a controlli all’aeroporto di Bologna.