IL MIO BLOG E' AD IMPATTO ZERO DI CO2

IL MIO BLOG E' AD IMPATTO ZERO DI CO2

Cerca nel blog

mercoledì 22 novembre 2017

HABLA CON GIAN SI FERMA UN PAIO DI SETTIMANE

DOPO ESSER STATI OSCURATI IERI E IERI L'ALTRO, CI FERMIAMO PER UN PAIO DI SETTIMANE VISTO CHE ABBIAMO LAVORATO ININTERROTTAMENTE COMPRESA TUTTA L'ESTATE E DALLO SCORSO NOVEMBRE.

UN PO' DI PAUSA DI RIFLESSIONE E TORNEREMO CON NUOVISSIME IDEE, INTERVISTE, HIT PARADE DI DICEMBRE E DI TUTTO IL 2017.

SEGUITECI ANDANDOVI A CERCARE GLI ARTICOLI PER PAROLA CHIAVE.

LE STATISTICHE AD OGGI DEL 2017 (NONOSTANTE OLTRE 40 GIORNI DI OSCURAMENTO) PARLANO CHIARO: + 27,32% RISPETTO ALL'ANNO 2016 (CHE RIPORTAVA UN + 13,75% RISPETTO AL 2015).

GRAZIE DI CUORE

LA REDAZIONE DI HABLA CON GIAN

domenica 19 novembre 2017

Emeli Sandé - Higher (Official Video) ft. Giggs

Luis Fonsi, Demi Lovato - Échame La Culpa

Green Day - Back In The USA (Official Music Video)

Queens Of The Stone Age - The Way You Used To Do

STANDO SOTTO A GNAOGNAOGNAO

Home / Attualità / Non è mai stato così bello
Tel Aviv Pride

Non è mai stato così bello

DI ISRAEL SHAMIR
unz.com
Vorrei dire che la Palestina sta bruciando e che Israele sta soffrendo, ma bisogna dire la verità:
Israele e Palestina stanno prosperando sotto Netanyahu. Non è mai stato così bello. Il salario minimo israeliano è ora di oltre 1.500 dollari; in un paio d’anni è passato da 4.000 a 5.300 shekel al mese. L’inflazione non ha seguito questo aumento, nonostante le pessimistiche previsioni. I poveri non sono più poveri, ancorché forse alcuni non sono propriamente ricchi.
I prezzi in valuta locale sono stabili. Sulla scena internazionale, lo shekel è alto, molto alto (anche se al di sotto dei suoi picchi del 2014), ed il Tesoro lotta per impedirne un’ulteriore ascesa. Ecco perché i prezzi sembrano piuttosto alti per uno straniero. Un panino, l’umile falafel israeliano/palestinese, ed una bevanda analcolica vi costeranno (minimo) 10 dollari, e a Tel Aviv probabilmente vi verrà preparato e servito da un rifugiato africano. Un modesto pranzo costa circa 20 dollari, una buona cena molto di più, e bisogna prenotare con largo anticipo per trovare un tavolo. Questo dal lato israeliano. Da parte palestinese, un pranzo simile costa leggermente meno, forse 15 dollari. I ristoranti comunque sono pieni; gli israeliani amano mangiare e lo fanno tutto il tempo, parlano di cibo anche troppo.
I turisti vanno in Terra Santa come mai prima d’ora. Questo ottobre, tutti gli hotel di Gerusalemme e Tel Aviv erano occupati; era difficile trovare una stanza per meno di $200 a notte, anche più lontano. Gli alberghi di Betlemme e persino di Hebron sono pieni. I loro occupanti sono turisti diretti a Gerusalemme. Ci sono code per entrare nei più importanti santuari ed attrazioni turistiche, la Basilica della Natività a Betlemme e la Basilica del Santo Sepolcro di Gerusalemme. Fanno la fila per ore per venerare il luogo della nascita e della sepoltura del Salvatore.
I palestinesi si stanno unendo a questa prosperità costruendo case. C’è un grande boom edilizio in tutta la Cisgiordania. Nuovi appartamenti crescono in ogni spazio vuoto. I poveri villaggi di ieri, come Imwas vicino Betlemme e Taffuh vicino Hebron, sono diventati vere e proprie città con case moderne di 3-4 piani, molto simili a quelle ambìte dagli israeliani. Non sono belle come quelli costruite dai loro padri e nonni, ma è una tendenza globale.
Israele ha ridotto al minimo i posti di blocco interni che prima separavano praticamente ogni villaggio palestinese da quelli vicini. Un palestinese può oggi viaggiare nella propria zona più o meno senza ostacoli. È ancora una rottura di scatole andare da Betlemme (appena a sud di Gerusalemme) a Ramallah (appena a nord di Gerusalemme), ed è quasi impossibile andare a Gerusalemme, ma è già un progresso.
Ramallah è una città moderna, con molte belle case di recente costruzione, hotel a cinque stelle, ristoranti alla moda e la vicina università di Bir Zeit. Non è più la città che ha coraggiosamente combattuto l’esercito israeliano durante la Seconda Intifada del 2001. È diventata più morbida. L’esercito israeliano entra ancora in città ogni volta che vuole e rapisce i cittadini, a volte per un post irriverente su Facebook. Recentemente hanno arrestato un giovane perché Google aveva tradotto male il suo “Buongiorno” in “Vai ed uccidi”, o qualcosa di simile.
I cittadini israeliani non sono autorizzati dal governo ad entrare nei territori palestinesi. Forse una scelta giusta: se gli israeliani vedessero quanto i propri vicini vivano come loro, nello stesso ambiente di stile occidentale, capirebbero che il Muro è inutile, perché c’è una differenza minima tra le due parti. Quella sarebbe la fine dell’autoimposto separatismo ebraico.
Non posso però celebrare questa convergenza; amavo la buona vecchia Palestina delle case di pietra tra i vigneti e dei contadini sempre al lavoro con i loro ulivi. Non c’è più. A Dura al-Kari’a, un incantevole villaggio con bellissime sorgenti, i campi sono deserti. I figli dei contadini lavorano negli uffici governativi di Ramallah e non vogliono tornare ai campi. Le sorgenti non sono celebrate come unica fonte di vita, sono considerate solo un piacevole ricordo di un passato irrilevante. Il capitalismo neoliberista ha distrutto ciò che il sionismo non è riuscito ad uccidere.
È questa tuttavia la realtà del 21° secolo. Lo stesso è avvenuto in Provenza e Toscana; cose molto peggiori sono accadute nella vicina Siria ed in Iraq. La gente si abitua a questa nuova realtà, siamo solo noi, vecchi romantici, a lamentarci.
Questa ricca Israele può facilmente assorbire la prospera Palestina, annullando le proprie leggi sull’apartheid. Anni fa sarebbe stato un salto nell’ignoto, oggi sarebbe un passo facile.
Non ci sono tuttavia voci in Israele che chiedano un simile passo. I partiti ebraici di destra che vogliono integrare la Palestina sono disposti a farlo senza gli abitanti. Vogliono tenersi la terra ma non la gente. La sinistra israeliana ebraica è praticamente scomparsa. Il suo principale partito laburista ha eletto questo mese un nuovo leader, che ha già promesso che non mollerà mai gli insediamenti (dovrebbero rimanere ebrei per sempre) e che non permetterà mai agli arabi di entrare nel proprio governo. Ha anche chiesto un atteggiamento più vigoroso e combattivo nei confronti dei vicini dello stato ebraico: se sparano un missile, noi ne spariamo cinquanta. Gli arabi capiscono solo il linguaggio della forza, ha detto. Con una sinistra così, chi ha bisogno della destra?
L’integrazione avrebbe dunque senso dal punto di vista dei costi-vantaggi. Il problema è che è sempre stato così, anche nel ’48, quando Israele possedeva l’unico porto moderno di Haifa nel Mediterraneo orientale, l’oleodotto poteva consegnare il petrolio di Kirkouk alle raffinerie di Haifa e le ferrovie collegavano Beirut con Damasco ed Il Cairo tramite Giaffa e Tel Aviv. Anche allora gli ebrei potevano rotolare nell’oro, ma preferirono un’ostilità perpetua. Sapendo questo, non sono sicuro che stavolta sarà diverso.
La seconda parte della Dichiarazione Balfour, la promessa di salvaguardare i diritti dei non-ebrei, si è rivelata essere di difficile attuazione. E fino a quando gli ebrei non saranno costretti a ripensarci, qualsiasi progresso reale è improbabile. Ma anche senza progresso ed in condizioni di disuguaglianza, la peculiare posizione geografica della Palestina e le ragionevoli politiche economiche di Netanyahu rendono la vita abbastanza sopportabile. È molto fastidioso non poter guidare liberamente da Betlemme a Ramallah o Jaffa, è una gran rottura non poter volare da e verso l’unico aeroporto del paese, ma economicamente le cose non sono poi così male. D’altronde, molti neri forse prosperarono anche ai tempi delle leggi Jim Crow e dell’apartheid sudafricano.

Fonte: www.unz.com
Link: http://www.unz.com/ishamir/it-has-never-been-so-good/
14.11.2017
Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di HMG

RIINA

Home / Attualità / LE FACCE DEL POTERE

LE FACCE DEL POTERE

DI GIANNI PETROSILLO
conflittiestrategie.it
E’ morto Totò Riina, lo chiamavano il Capo dei capi. Probabilmente, definirlo tale è troppo ma fu sicuramente uno dei leader della criminalità organizzata siciliana, con le sue ramificazioni nazionali e internazionali. I giudici lo hanno incriminato per quasi tutto, stragi, omicidi, traffici ed altre attività illecite con cui generalmente si sopravvive nel mondo della illegalità. E’ stato accusato dai pentiti di essere dietro ogni trama della mafia, dalla sua ascesa, negli anni ’70, fino alla sua caduta, nel gennaio 1993 (anno in cui viene arrestato). Lo si ritiene responsabile anche degli attentati dinamitardi successivi, tentati o riusciti, (a Firenze, Milano e Roma) finalizzati ad intimidire i magistrati che lo avrebbero giudicato o inviare messaggi in più alto loco politico. Non ci interessa, in questa sede, fare la storia criminale di questo individuo che non ha mai rivelato nulla ai togati e che ha sempre respinto le accuse di altri malavitosi, passati dall’altra parte della barricata. Nella sua tetragonicità, non scalfita nemmeno dal carcere duro, c’è già l’Uomo. Il potere, nella sua espressione più alta, si manifesta proprio attraverso questi personaggi che ne incarnano adeguatamente ruoli e finalità. Uno come Riina avrebbe potuto guidare un Paese per capacità strategica e attitudine al comando.
Del resto, come afferma La Grassa, la criminalità organizzata è l’altra faccia della legalità “organizzata”. Potere e contropotere (o contropoteri) sono sempre Potere che si declina nelle sue varianti e variabili. O anche a diversi livelli, perché ci sono poteri che possono sussistere solo negli interstizi della società. La mafia, per esempio, non potrebbe mai lanciare l’assalto allo Stato, come afferma qualche sciocco. Per esistere necessita di un quadro legale che la qualifichi come antilegalità, limitata ad alcuni settori o estensioni (marginalità) territoriali. Lo Stato (i suoi apparati) “appaltano” questi spazi che gruppi criminali si conquistano confliggendo tra loro. La linfa del potere è, infatti, il conflitto per primeggiare ma ci sono anche conflitti che si esauriscono in una mera pressione, verso un Potere superiore che non è scalabile per la sua natura storica (egemonia della coercizione), al fine ottenere un certo riconoscimento o magari fette di torta più grandi nell’esercizio di determinate attività. La lotta tra legalità e antilegalità si riproduce costantemente perché hanno bisogno una dell’altra per esistere. Senza la prima non ci sarebbe la seconda e viceversa. Ma c’è un aspetto ancor più interessante da sottolineare. Gli uomini di potere sono agiti dal potere, pur sentendosene attori indipendenti. Scrive al proposito Carl Schmitt: “Il potere è una grandezza oggettiva ed autonoma rispetto a qualsivoglia individuo umano, che, di volta in volta, lo detenga nelle proprie mani…La realtà del potere passa sopra la realtà dell’uomo. Io non dico che il potere dell’uomo su un altro è buono. Non dico neanche che è cattivo. Dico però che è neutro. E mi vergognerei come essere pensante di dire che è positivo, se sono io ad averlo e negativo se a possederlo è il mio nemico. Mi limito ad affermare soltanto che il potere è per tutti, anche per il potente, una realtà a sé stante e lo trascina nella propria dialettica. Il potere è più forte di ogni volontà di potere, più forte di ogni bontà umana e fortunatamente anche di ogni malvagità umana”. Qui, ovviamente, non si tratta di scagionare gli individui dai loro atti ma un soggetto che occupa un determinato ruolo (di potere) si troverà invischiato nella sua logica. Un presidente darà, dunque, l’ordine di sganciare la bomba atomica, un mafioso quello di fare una strage. Oppure, un Capo di governo varerà un provvedimento per concedere le cure gratuite ai non abbienti ed un capo cosca distribuirà stipendi alle famiglie dei carcerati. Di cattiverie e di buone azioni è lastricata la strada del potere e dei suoi strumenti-umani.
Detto ciò, molto grossolanamente, lo ammetto, mi disturba leggere sui giornali che a Riina debba essere negata persino la dignità umana. Sallusti che scrive “uno di meno” o “non riposi in pace” al boss è un abietto. Fu lui, qualche tempo fa, ad invocare l’omicidio di Kim Jong Un. Ciò vuol dire che, se egli avesse potuto, avrebbe dato l’ordine di ammazzare un uomo per preservare un ordine da lui ritenuto superiore. Non è questa la cosa spregevole che si rimprovera a Riina, di uccidere per mantenere il controllo? Feltri, invece, scrive oggi che un analfabeta come Riina, con la 5° elementare, non poteva essere un vero capintesta. Per esercitare il potere, o per comprenderlo intimamente, ci vuole la laurea? E che dire di quegli imprenditori che hanno il fiuto degli affari senza aver mai studiato marketing? Questi giornalisti sono davvero ridicoli. Loro sì che senza capire nulla del mondo che li circonda pretendono di dare lezioni a tutti su tutto lo scibile umano e disumano.
Gianni Petrosillo
Fonte: www.conflittiestrategie.it
Link: http://www.conflittiestrategie.it/le-facce-del-potere
19.11.2017

FB LASCIA METTERE I COMMENTI DEI PICCIOTTI SU RIINA

commenti alla morte di Totò Riina
 | 

SU FACEBOOK GLI ASSURDI COMMENTI ALLA MORTE DI TOTÒ RIINA: «RIP, UOMO D’ONORE» | GALLERY

Sulla pagina Facebook “Noi carcerati” sono apparsi assurdi commenti alla morte di Totò Riina. Sotto al post che ne dava notizia – “È morto Totò Riina, il ‘capo dei capi’. Il boss mafioso da 24 anni era al 41 bis” – si sono susseguiti centinaia di commenti, alcuni dei quali esaltavano la figura del capo di Cosa nostra. “Riposi in pace un uomo che ha fatto sempre del bene”, “un grande personaggio”, Condoglianze alla famiglia Riina”, “Ora si sta male senza Totò. Mangiava lui e faceva mangiare a tutti”: sono alcuni dei commenti.

GLI ASSURDI COMMENTI ALLA MORTE DI TOTÒ RIINA

commenti alla morte di Totò Riinacommenti alla morte di Totò Riinacommenti alla morte di Totò Riinacommenti alla morte di Totò Riinacommenti alla morte di Totò Riinacommenti alla morte di Totò Riinacommenti alla morte di Totò Riinacommenti alla morte di Totò Riinacommenti alla morte di Totò Riinacommenti alla morte di Totò Riina

IL WASHINGTON POST STA CON DI MAIO!


Luigi Di Maio
 | 

SECONDO IL WASHINGTON POST, DI MAIO È «IL MILLENNIAL CHE PUÒ ESSERE IL PROSSIMO LEADER DELL’ITALIA»

Lo descrivono come un giovane 31enne con la barba ben fatta e definiscono sorprendente la sua parabola politica, dal momento che non ha finito gli studi e non ha mai intrapreso un lavoro da professionista. Ecco il ritratto di Luigi Di Maio secondo il Washington Post. È uscita oggi la tanto attesa intervista del leader politico del Movimento 5 Stelle sul prestigioso quotidiano statunitense. Che lo lancia come «il millennial che può diventare il prossimo leader dell’Italia».

LUIGI DI MAIO, IL RITRATTO DEL WASHINGTON POST

Il viaggio americano di Luigi Di Maio lascia sul suo terreno una certa attenzione da parte della stampa locale. Dopo l’editoriale di Beppe Severgnini per il New York Times (non troppo lusinghiero, in verità), tocca al Post dipingere una delle personalità che desta maggiormente l’attenzione degli osservatori internazionali in materia di politica.
Di Maio, almeno per l’età, viene accostato a Emmanuel Macron e a Sebastian Kurz, rispettivamente giovani presidenti di Francia e Austria e, nel corso dell’articolo, si certifica il cambiamento avvenuto all’interno del Movimento 5 Stelle: meno lontano di un tempo rispetto alle posizioni europeista, con uno sguardo di maggiore attenzione rispetto alla NATO, deciso a invocare la giustizia sociale, con una posizione definita «convenzionale» circa l’immigrazione nel nostro Paese.

MAFIA A 5 STELLE CONTRO SEVERGNINI

insulti dei grillini a Beppe Severgnini
 | 

GLI INSULTI DEI GRILLINI A BEPPE SEVERGNINI PER L’EDITORIALE SUL NEW YORK TIMES

Beppe Severgnini ha deciso di pubblicare gli insulti dei grillini, dopo il suo editoriale sul New York Times, in cui il giornalista ha criticato Di Maio, che «non ha mai avuto un lavoro né finito gli studi». «Hai sputtanato l’illustre Di Maio di cui tu non sei nemmeno il suo calzino sporco dopo 11 km di passeggiata», ha ribattuto qualcuno al direttore di Sette, uno dei giornalisti italiani più stimati nel mondo anglosassone.

Questo è solo uno degli insulti dei grillini a Beppe Severgnini – «il mio preferito», dice lui – che ha quindi deciso di rispondere al fiume di commenti negativi, con un editoriale sul Corriere della Sera, dal titolo “Il Movimento 5 Stelle e la nazione irascibile”. Prendendo spunto dalla reazione inusitata contro di lui, che si è manifestata su Facebook, Twitter e il blog Italians, il giornalista ha fatto un’analisi dello scarso livello di fiducia che c’è nel nostro Paese, presagio – riprendendo una teoria del famoso economista Adam Smith – di un mal funzionamento del sistema economico. «È più di un malumore collettivo. È una miscela di permalosità e delusione, sospetto e presunzione. Ogni tanto bum!, esplode», scrive l’editorialista.

GLI INSULTI DEI GRILLINI A BEPPE SEVERGNINI PER LE CRITICHE A DI MAIO

Esattamente come è successo per il suo articolo apparso sul New York Times, su cui Severgnini scrive una volta al mese dal 2013.  «Ho raccontato gli alti e bassi – più spessi questi ultimi, purtroppo – della politica italiana: da Bossi a Renzi, passando per Berlusconi, Prodi, Monti e Grillo. In quel pezzo, a Gigi Di Maio ho dedicato due righe», rimarca il giornalista. La reazione però è stata di pancia: alcuni degli insulti dei grillini a Beppe Severgnini non sono neanche pubblicabili. Tra quelli da non censurare: «Mentecatto, verme, bastardo, lurido, ignobile, stronzo, servo, leccalecca, parassita, mangiasassi, anima nera, venduto, traditore, venditore di aspirapolvere porta a porta».

DON PIERI CONTRO LA BONINO: METTIAMO IN CARCERE QUESTO PORCO BASTARDO!

Don Francesco Pieri
 | 

«HA PIÙ MORTI SULLA COSCIENZA RIINA O LA BONINO?», IL COMMENTO CHOC DI DON FRANCESCO PIERI

Togliete Facebook ai preti bolognesi! Dopo l’attacco di don Lorenzo Guidotti alla ragazza minorenne stuprata, arriva quello di don Francesco Pieri a Emma Bonino: il prelato, che è anche docente alla Facoltà teologica dell’Emilia-Romagna, ha sfruttato la morte del capo di Cosa Nostra, per attaccare la leader radicale, in prima linea per le battaglie che hanno portato alla legge sull’aborto. «Ha più morti innocenti sulla coscienza Totò Riina o Emma Bonino?», si chiede il don su Facebook.
Il post, dapprima visibile a tutti gli utenti del social network, già nella serata di ieri è stato ristretto ai soli amici di don Francesco Pieri. Prima, però, è stato notato dalla redazione de Il Resto del Carlino, che lo ha riportato in un articolo pubblicato questa mattina. Contattato al telefono, il docente avrebbe risposto “No comment”. Lo stesso ha fatto la curia. Una reazione diversa, quindi dal  subitaneo pentimento di don Lorenzo Guidotti, che dopo le critiche dei suoi superiori e lo sconcerto dell’opinione pubblica, si è rimangiato ciò che aveva scritto.

IL POST DI DON FRANCESCO PIERI SULLA BONINO: «HA PIÙ MORTI SULLA COSCIENZA LEI O RIINA?»

Don Francesco Pieri non ha alcuna intenzione di cambiare opinione e di correggere quanto scritto: tra l’omicidio e l’aborto – spiega nei commenti – «moralmente non c’è differenza», citando la Gaudium et spes del Concilio Vaticano II che «mette l’aborto (non importa se legalizzato, ospedalizzato e mutuabile o no) in serie con “genocidio, omicidio volontario” e altri crimini orrendi (GS 27), tra cui certamente quelli di mafia, e lo definisce “abominevole delitto” (GS 51). Solo che vedo meno gente disposta a indignarsi e schierarsi per “questi” innocenti. Anche tra chi metterebbe la mano sul fuoco per il Vaticano II».

IDIOZIA: DI URI AVNERY

A History of Idiocy 

I am furious. And I have good reason to be furious.
I was going to write an article about a subject I have been thinking about for a long time.
This week I opened the New York Times and lo, my yet unwritten article appeared on its opinion pages in full, argument after argument.
How come? I have only one explanation: the author – I have forgotten the name – has stolen the ideas from my head by some magical means, which surely must be branded as criminal. A person once tried to kill me for doing the same thing to him.
So I have decided to write this article in spite of everything.
THE SUBJECT is idiocy. Particularly, the role of idiocy in history.
The older I get, the more convinced I am that sheer stupidity plays a major role in the history of nations.
Great Thinkers, compared to whom I am a mere intellectual dwarf, have pursued other factors to explain what has turned history into a mess. Karl Marx blamed the economy. The economy has directed humankind from its earliest beginnings.
Others blame God. Religion has caused awful wars, and still does. Look at the Crusades, which for almost two hundred years raged in my country. Look at the 30-year War which devastated Germany. No end in sight.
Some accuse Race. Whites against Red Indians. Aryans against Untermenschen. Nazis against Jews. Terrible.
Or geopolitics. The White Man’s Burden. The Drang-nach-Osten.
For many generations, Great Thinkers have been searching for some deep explanation for war. There must be such an explanation. After all, terrible historical events cannot just happen. There must be something profound, something sinister, which is causing all this untold misery. Something that has accompanied the human race from its very beginnings, and that still directs our destiny.
I HAVE adopted most of these theories in my time. Many of them impressed me very much. Great thinkers. Deep thoughts. I have read many thick volumes. But in the end, they left me unsatisfied.
In the end it hit me. There is indeed one factor common to all these historical events: foolishness.
I know that this sounds incredible. Foolishness? All these thousands of wars? All these hundreds of millions of casualties? All these emperors, kings, statesmen, strategists? All fools?
Recently I was asked for an example. "Show me how it works," an incredulous listener demanded.
I mentioned the outbreak of World War I, an event that changed the face of Europe and the world forever, and which ended just five years before I was born, My earliest childhood was spent in the shadow of this cataclysm.
It happened like this:
An Austrian archduke was killed in the town of Sarajevo by a Serbian anarchist. It happened almost by accident: the planned attempt failed, but later the terrorist happened upon the duke and killed him.
So what? The duke was a quite unimportant person. Thousands of such acts have happened before and since. But this time the Austrian statesmen thought that this was a good opportunity to teach the Serbs a lesson. It took the form of an ultimatum.
No big deal. Such things happen all the time. But the powerful Russian empire was allied with Serbia, so the Czar issued a warning: he ordered the mobilization of his army, just to make his point.
In Germany, all the red lights went on. Germany is situated in the middle of Europe and has no impregnable natural borders, no oceans, no high mountains. It was trapped between two great military powers, Russia and France. For years the German generals had been pondering how to save the Fatherland if attacked from the two sides simultaneously.
A master-plan evolved. Russia was a huge country, and it would take several weeks to mobilize the Russian army. These weeks must be used to smash France, turn the army around and stop the Russians.
It was a brilliant plan, worked out to the finest detail by brilliant military minds. But the German army was stopped at the gates of Paris. The British intervened to help France. The result was a static war of four long years, where nothing really happened except that millions upon millions of human beings were slaughtered or maimed.
In the end a peace was made, a peace so stupid that it virtually made a Second World War inevitable. This broke out a mere 21 years later, with even larger numbers of casualties.
MANY BOOKS have been written about "July 1914", the crucial month in which World War I became inevitable.
How many people were involved in decision-making in Europe? How many emperors, kings, ministers, parliamentarians, generals; not to mention academicians, journalists, poets and what not?
Were they all stupid? Were they all blind to what was happening in their countries and throughout their continent?
Impossible, one is tempted to cry out. Many of them were highly competent, intelligent people, people versed in history. They knew everything about the earlier wars that had ravaged Europe throughout the centuries.
Yet there you are. All these people played their part in causing the most terrible war (up to then) in the annals of history. An act of sheer idiocy.
The human mind cannot accept such a truth. There must be other reasons. Profound reasons. So they wrote innumerable books explaining why this was logical, why it had to happen, what were the "underlying" causes.
Most of these theories are certainly plausible. But compared to the effects, they are puny. Millions of human beings marched out to be slaughtered, singing and almost dancing, trusting their emperor, king, president, commander-in-chief. Never to return.
Could all these leaders be idiots? They certainly could. And were.
I DON'T need the examples of the thousands of foreign wars and conflicts, because I live in the middle of one right now.
Never mind how it came about, the present situation is that in the land that used to be called Palestine there live two peoples of different origin, culture, history, religion, language, standard of living and much more. They are now of more or less equal size.
Between these two peoples, a conflict has now been going on for more than a century.
In theory, there are only two reasonable solutions: either the two peoples shall live together as equal citizens in one state, or they shall live side by side in two states.
The third possibility is no solution – eternal conflict, eternal war.
This is so obvious, so simple, that denying it is sheer idiocy.
Living together in one state sounds logical, but is not. It is a recipe for constant conflict and internal war. So there remains only what is called "two states for two peoples".
When I pointed this out, right after the 1948 war, the war in which Israel was founded, I was more or less alone. Now this is a world-wide consensus, everywhere except in Israel.
What is the alternative? There is none. Just going on with the present situation: a colonial state in which 7 million Israeli Jews oppress 7 million Palestinian Arabs. Logic says that this is a situation that cannot go on forever. Sooner or later it will break down.
So what do our leaders say? Nothing. They pretend to be oblivious to this truth.
At the top of the pyramid we have a leader who looks intelligent, who speaks well, who seems competent. In fact, Binyamin Netanyahu is a mediocre politician, without vision, without depth. He does not even pretend that he has another solution. Nor do his colleagues and possible heirs.
So what is this? I am sorry to have to say it, but there is no other definition than the rule of idiocy.

LA CHIESA CATTOLICA ROMANA DEVE FINIRE: SUBITO. O E' COLPA DEI GENITORI?

Scandalo nel collegio dei ‘chierichetti’, indagine del Vaticano: no abusi, ci furono rapporti gay

La denuncia di un ex seminarista era stata ripresa da Gianluigi Nuzzi, all’interno del suo ultimo libroNuove indagini sulla vicenda confermano che negli ultimi anni si sono verificate vicende di rapporti tra i ragazzi ospiti
di PAOLO RODARI
CITTÀ DEL VATICANO. Si tinge sempre più di giallo la vicenda del preseminario San Pio X, il collegio situato a palazzo San Carlo, dentro le mura leonine, dove alloggiano i cosiddetti ‘chierichetti’ del Papa. Recentemente è stato il giornalista Gianluigi Nuzzi, all’interno del suo ultimo libro Peccato originale (Chiarelettere), a riportare la denuncia di un ex seminarista che scrive in una lettera di aver assistito ad abusi sessuali avvenuti proprio lì dentro. Oggi è l’Ansa a riportare la notizia che un nuovo e recente filone di indagini, condotto dalle autorità vaticane proprio nell’ambito del preseminario, avrebbe portato alla luce il fatto che negli ultimi anni si sono verificate soltanto vicende di rapporti omosessuali tra i ragazzi ospiti. Secondo quanto scrive l’Ansa, in sostanza, i risultati delle indagini andrebbero a ribaltare le conclusioni di precedenti accertamenti, che invece non avevano trovato riscontri per simili vicende. Nel pomeriggio la Sala Stampa Vaticana ha diramato un comunicato nel quale spiega che “i fatti denunciati avrebbero coinvolto alcuni coetanei tra loro”. Per questo è in corso una nuova indagine.
La denuncia contenuta nel libro di Nuzzi è comunque precisa e circostanziata. L’autore di Vaticano S.p.A.Sua Santità e Via crucis, infatti, riporta una lettera di denuncia scritta dal polacco Kamil Tadeusz Jarzembowski. L’autore della missiva è un ex studente del preseminario che dichiara: “A settembre del primo anno di frequenza, cioè al mio rientro in Vaticano dopo le vacanze estive, il rettore mi assegnò una stanza dormitorio da dividere con Paolo, anch’egli alunno del preseminario. Nel corso dell’anno scolastico, e più precisamente dalla fine del mese di settembre fino all’inizio del mese di giugno, sono stato testimone di atti sessuali che Antonio esigeva da Paolo, atti sessuali che si compivano nonostante la mia presenza. Gli atti venivano svolti sempre di sera, intorno alle 23”.
Secondo quanto ha spiegato Kamil, anche il molestatore era un ragazzo ma, ha precisato nel corso di un servizio de Le Iene, aveva comunque “una posizione di potere all’interno del seminario e anche della Basilica di San Pietro. Non era un normale seminarista perché godeva della massima fiducia del rettore. Era lui che sceglieva cosa facevo io, cosa faceva il mio amico e così via”.
E ancora: “Dopo che tutti gli altri alunni si erano coricati, Antonio accedeva nella stanza dormitorio condivisa da me e Paolo. Qui avvenivano rapporti di sesso orale, mentre alcune volte i due si recavano insieme in un’altra stanza per proseguire il rapporto. Antonio aveva libero accesso al preseminario, era particolarmente benvoluto da diversi monsignori, esercitando una certa influenza su noi allievi. Antonio poteva godere di forti e particolari rapporti di fiducia che gli consentivano, pur non avendo incarichi ufficiali nell’istituzione, di muoversi con potere nel preseminario. Questo garantiva la possibilità di esercitare una forma di potere e di intimidazione nei più giovani seminaristi (che si sentivano di fatto a lui subalterni). È questa la ragione per cui Paolo si sentiva obbligato a cedere alle sue richieste, le quali infatti sottendevano un sottile e inespresso ricatto: in caso di resistenza alle richieste, il mio amico studente avrebbe potuto avere dei problemi con i superiori o sarebbe stato ‘punito’ con l’assegnazione di un ruolo più marginale nello svolgimento del servizio liturgico, soprattutto in occasione delle celebrazioni pontificie”.
“Le stesse preoccupazioni – scrive ancora l’ex seminarista – erano alla base del mio imbarazzo e della mia paura a denunciare apertamente i fatti dei quali ero testimone. Una mia presa di posizione diretta ed esplicita avrebbe infatti determinato il mio allontanamento dal seminario, essendo io consapevole del fatto che Antonio godeva di una speciale protezione da parte della gerarchia.La crescente angoscia di fronte al ripetersi degli avvenimenti sopra ricordati, unita alla paura di essere allontanato, mi indussero comunque a confidare le mie preoccupazioni e il mio sconcerto al mio direttore spirituale (e direttore spirituale dell’intero seminario), don Marco”.
http://www.repubblica.it/vaticano/2017/11/18/news/vaticano_accertati_rapporti_gay_nel_collegio_dei_chierichetti-181432342/

SFONDARE IL CULO DEI CHIRICHETTI: TUTTO IN VATICANO

Abusi sessuali sui chierichetti del Papa, il Vaticano conferma: “In corso indagine per far luce sull’accaduto”

I fatti denunciati dalle inchieste delle Iene e dall’ultimo libro di Gianluigi Nuzzi sono al centro di una nuova inchiesta penale. Ne dà notizia un comunicato ufficiale della Santa Sede, da cui si evince che già nel 2013 erano arrivate segnalazioni in tal senso
Il Vaticano apre una nuova indagine sugli abusi sessuali commessi ai danni dei chierichetti del Papa. La notizia arriva dopo poco più di una settimana dall’uscita nel nuovo libro di Gianluigi Nuzzi, Peccato originale (Chiarelettere) e dalle inchieste de Le Iene, che svelano, tra l’altro, i rapporti omossessuali a cui erano costretti alcuni allievi del preseminario vaticano san Pio X. Le sconcertanti testimonianze pubblicate dal giornalista nella sua accurata inchiesta avevano già trovato ampio riscontro nelle dichiarazioni che proprio alcuni dei protagonisti avevano rilasciato a Le Iene. Il programma di Italia 1, però, è andato anche oltre, raccogliendo le parole della vittima di queste molestie.
La conferma della nuova indagine vaticana in corso dopo la pubblicazione del libro di Nuzzi è contenuta in un comunicato della Sala Stampa della Santa Sede: “In merito alla vicenda che vede coinvolto un ex alunno del preseminario san Pio X, successivamente ordinato sacerdote, si precisa quanto segue. A seguito di alcune segnalazioni, anonime e non, a partire dal 2013 furono compiute, a più riprese, delle indagini sia da parte dei superiori del preseminario sia da parte del vescovo di Como, atteso che la comunità degli educatori appartiene alla sua diocesi. I fatti denunciati, che risalivano agli anni precedenti e che avrebbero coinvolto alunni coetanei tra loro, alcuni dei quali non più presenti nell’Istituto al momento degli accertamenti, non trovarono adeguata conferma. In considerazione di nuovi elementi recentemente emersi, – prosegue la nota – è in corso una nuova indagine che faccia piena luce su quanto realmente accaduto”.
Dal Vaticano, quindi, arriva più di una conferma sull’attendibilità di quanto mandato in onda dalle Iene e pubblicato da Nuzzi. In Peccato originale il giornalista riporta anche la lettera scritta dal polacco Kamil Tadeusz Jarzembowski e consegnata nelle mani di Bergoglio. L’autore della missiva è un ex studente del preseminario vaticano che ha denunciato al Papa di essere “stato testimone di atti sessuali che Antonio esigeva da Paolo(entrambi nomi di fantasia, ndr), atti sessuali che si compivano nonostante la mia presenza. Gli atti venivano svolti sempre di sera, intorno alle ventitré”. Parole che Kamil ha poi ribadito a LeIene in un lungo servizio in cui ha parlato anche e soprattutto la vittima di questi abusi. Da qui la svolta investigativa. 
Da quello che è emerso negli ultimi giorni, però, non sarebbero solo questi due ex seminaristi ad aver denunciato negli anni ai diretti superiori ciò che avveniva di sera nel collegio vaticano che li ospitava. Il cerchio si starebbe allargando e di molto con diverse altre testimonianze analoghe che hanno indotto la Santa Sede a riaprire l’indagine. Un procedimento che, se dovesse trovare tutti i riscontri positivi, confermerebbe che le denunce fatte da Kamil e da altri suoi compagni del preseminario all’epoca dei fatti sono state quanto meno sottovalutate, per usare un eufemismo, consentendo così all’autore di questi abusi di essere ordinato prete, cosa avvenuta proprio quest’anno, e di essere incardinato nella diocesi di Como.
https://www.ilfattoquotidiano.it/2017/11/18/abusi-sessuali-sui-chierichetti-del-papa-il-vaticano-conferma-in-corso-indagine-per-far-luce-sullaccaduto/3986632/