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lunedì 17 ottobre 2016

TRUMP IL NUCLEARISTA

donald trump nucleare

TRUMP E’ PRONTO A DARSI AL NUCLEARE ?


DI PEPE ESCOBAR
Donald Trump, con nulla da perdere, potrebbe essere finalmente sul punto di darsi al nucleare. Non letteralmente, ma si tratta della Guerra Fredda 2.0.
Il Ministro degli Esteri tedesco Frank-Walter Steinmeier è preoccupato del fatto che la situazione tra USA e Russi oggigiorno sia addirittura più pericolosa che durante la Guerra Fredda. Il consulente per la politica estera del Presidente Putin Sergey Karganov sostieneche siamo in una situazione di pre-guerra da almeno 8 anni, dal fiasco della Georgia. Ci sono persino proposte per “ritornare alla Guerra Fredda” – dato che le regole di ingaggio sono chiare.
Sei mesi fa il Valdai Club ha pubblicato un interessante report firmato da Andrey Sushentsov, professore associato del Moscow State Institute of International Relations, e da Michael Kofman del Wilson Center, i quali avvertono che una guerra calda tra USA e Russia potrebbe “improvvisamente” sfociare in “escalation al contempo verticale ed orizzontale”.
Sarebbe la naturale conseguenza, ancora una volta, dell’assenza di regole ben chiare “la mancanza di netta separazione tra guerra e pace” – che crea una situazione di guerra a 360° dallo spazio elettromagnetico a quello cibernetico, tanto che i primi obiettivi colpiti dalla deflagrazione sarebbero i sistemi di controllo, finanziari, energetici e le reti di informazione.
Hillary Clinton per ora si è palesata come candidato ufficiale dell’asse composto da Wall Street e dal complesso industriale militare e di sorveglianza – un “partito della gueraa” bipartisan che unisce i neocon e i neoliberalcon. Come ho detto, è disposta ad andare in guerra ed ha persino coniato un nuovo asse del male.
Eccoci arrivati al surreale scenario di Donald Trump che si erge come ultimo baluardo tra la sanità mentale e la terza guerra mondiale.
Hello Daisy
Sarà guerra all’ultima macchinetta elettorale (truccata?). l’8 novembre si giocherà tutto sull’esito di un pugno di stati “deplorevoli”.
Per la macchina da scandalo sempre attenta alle molestie, ai baci e ai comportamenti disdicevoli da spogliatoio, Trump zoppicherà fino all’arrivo così come ha cominciato: un populista/nativista/nazionalista che lotta contro la frontiere libere (un mantra della Clinton, come si capisce dall’ultimo blocco di email diffuse da Wikileaks), il “libero” commercio, la globalizzazione e l’imperialismo democratico/”umanitario” dei cambi di regime e dei bombardamenti.
Le elite industriali della costa est che con discrezione supportano Trump lo stanno incitando a focalizzarsi su solo due punti: “Attaccare Obama e la Clinton per aver distrutto Libia e Siria, creando il flusso migratorio che sta minando il mondo civilizzato” e di attaccare Hillary come un surrogato di Wall Street puntando sul fatto che “la debacle del 2008 è stata creata dalle manipolazioni dei derivati, Wall Street è stata rimborsata, mentre la classe media ne ha patito le conseguenze. I primi sono tutti sostenitori di Hillary”.
Poi c’è la questione definitiva: la Guerra Fredda 2.0 tra USA e Russia che potrebbe sfociare nella terza guerra mondiale. Washington de facto sta tenendo le porte aperte alla possibilità di sferrare un attacco nucleare per Prima contro la Russia, parte della dottrina Full Spectrum Dominance – di cui Hillary è sostenitrice. Per smascherare il sue essere guerrafondaia gli uomini d’affari che sostengono Trump gli hanno suggerito di diventare – letteralmente – nucleare, lanciando una versione remixata del famoso spot che aveva garantito la vittoria nel 1964 a Lyndon Johnson.
Questo scatenerebbe la furia dei cabalisti neocon a sostegno di Hillary, come lo schiavetto del Dottor Stranamore Mark Milley, Capo dello Staff Generale dell’Esercito, che sta apertamente parlando di “vittoria” militare contro Cina e Russia.
Il discorso di Milley era pienamente autorizzato. Può essere visto come una proposta di legge – come gli ultimi schiamazzi dei neocon. Persino all’interno del Pentagono ci sono persone di rilievo che vedono la fine del MAD (Mutua Distruzione Assicurata) come pura follia. Così come (il brutto anatroccolo) la Casa Bianca, il Segretario di Stato John Kerry ha interrotto le negoziazioni con il Ministro degli Esteri Lavrov solo per poco. Mosca ha sottolineato con fervore che è stato Kerry ha ricominciare a telefonare a Mosca, il giorno dopo la supposta pesante rottura.
Una fonte newyorchese connessa ai “Padroni dell’Universo”, su garanzia di anonimato, ha svelato pari del mistero: “Le minacce degli USA di bombardare tutte le postazioni di Assad sono state ritirate quasi immediatamente su ordini dall’alto impartiti ad Obama. Kerry, in seguito ad ordini simili, ha preso l’iniziativa per contattare Lavrov e riprendere velocemente le trattative. Gli USA non vogliono essere coinvolti in una guerra nucleare che probabilmente perderebbero, dato che i Russi hanno fatto passi in avanti di generazioni nei missili difensivi ed il loro spazio aereo è effettivamente impenetrabile”.
Per quanto riguarda la dottrina del MAD “ormai è finita. Come ha detto Brzezinsky, se fosse vero, ed è vero, allora gli USA hanno smesso di essere una potenza globale”.
Il momento della fionda
In tutti i media statunitensi i neocon ed i neoliberalcon, assieme ai loro galoppini, continuano ad ansimare. Il “Siraq” è già di fatto, indirettamente, una mini-guerra mondiale, che vede NATO e GCC contro i “4+1” (Russia, Siria, Iraq, Iran e Hezbollah) e la Cina (ciò rende il tutto una guerra per procura tra NATO.GCC e i più importanti membri di BRICS/SCO).
Crogiolandosi nel festino elettorale, la Macchina da Soldi della Clinton accusa Wikileaks di essere “un braccio della propaganda del governo russo” a favore del “candidato burattino Trump”, con il manager della campagna John Podesta che incolpa la Russia dell’ “attacco criminale” alle e-mail e denuncia l’ “amicizia speciale” con Putin. Il neo-maccartismo è la regola (isterica): virtualmente tutto l’establishment USA considera l’approccio conciliatorio di Trump verso Putin e la Russia, come un tradimento dall’interno.
Ancora peggio, gli arsenali di USA e Russia sembrano sul filo del rasoio. Gli “involucri delle bombe” sono un argomento di conversazione normale. Il piano della CIA di aspettare che la Russia andasse in bancarotta prima che il programma di modernizzazione dell’esercito sia portato a termine nel 2017 è andato in fumo. In cima a tutto, gli incidenti possono – e potrebbero effettivamente – accadere. Non c’è più MAD: solo una follia sempre crescente, dato che l’incapacità del Partito della Guerra di leggere i limiti da non superare con la Russia continua ad aumentare la possibilità che la guerra nascosta si tramuti in guerra calda.
La macchina da Tweet Trump come è noto non legge. Se solo uno dei suoi consiglieri gli potesse riassumere i fondamenti di un libro provocatorio, Teologia della Provocazione, diffuso in Francia quest’anno.
La tesi centrale, come esposta dal Professor Gerard Conio, è che il neoliberalismo, come imposto dal Nuovo Ordine Mondiale e dalle elite finanziarie, non è l’antitesi del comunismo totalitario, ma piuttosto il suo apice, con una piccolissima maggioranza di padroni che detiene potere di vita e di morte su una grande maggioranza di schiavi.
Hillary è la consacrata – guerrafondaia – rappresentante di quei padroni, o per citare il vincitore del Nobel per la letteratura 2016 Bob Dylan, è solo una pedina del gioco, mentre Trump si pone volontariamente come outsider. Lei è Golia. Se lui vorrà uscirne come un vincente Davide, la sua fionda (nucleare) deve essere un remix di Daisy.

Pepe Escobar è autore di Globalistan: How the Globalized World is Dissolving into Liquid War (Nimble Books, 2007), Red Zone Blues: a snapshot of Baghdad during the surge (Nimble Books, 2007), e Obama does Globalistan (Nimble Books, 2009). Può essere contattato a pepeasia@yahoo.com.
13.10.2016

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