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giovedì 13 ottobre 2016

PAOLO ROSSI SU DARIO FO

Paolo Rossi: “Fo, il mio primo maestro. Mai più nessuno come lui”

L’attore è stato allievo del Premio Nobel scomparso stamane. Aveva debuttato sotto la sua regia nel 1978. «Alcuni si arrendono all’età. Lui non conosceva rassegnazione»


LA STAMPA 13/10/2016
Si è svegliato da poco Paolo Rossi. E da pochi minuti ha saputo della morte di Dario Fo. È decisamente sotto choc per la notizia, avuta in modo così brusco e inatteso. Addolorato. Per questo ha poche parole accorate, che escono quasi a fatica. «È difficile parlare. E ancora di più ricordare, in un momento così. I ricordi sono momenti intimi che tali vorrei restassero. In questo momento il pensiero va piuttosto a chi gli era vicino, al dolore che provano. Al figlio Jacopo in particolare». 

Impegnato in questi giorni nella preparazione dello spettacolo «RossinTesta», omaggio a un altro amico mancato da poco, Gianmaria Testa, in occasione della scomparsa del cantautore, non aveva quasi parlato di quel lutto. E lo spettacolo che porta in scena oggi è il suo modo di ricordare, ringraziare ed esorcizzare il dolore.  

Allievo giovanissimo di Fo, Rossi era cresciuto alla sua scuola: con lui regista, poco più che ventenne, aveva debuttato su un palcoscenico teatrale in «Histoire du Soldat»: correva l’anno 1978. «Ho avuto la fortuna di avere avuto lui come primo maestro – dice l’attore -. Lui che mi ha fatto capire che potevo fare questo mestiere. Poi ne ho avuti altri, Jannacci, Cecchi… Ma nessuno come lui».  

Se quest’anno Rossi si è riconfrontato proprio l’«Histoire» stravinskiana, voce narrante nell’esecuzione dei solisti dell’Orchestra Leonore, molto più ravvicinato è stato l’omaggio che qualche anno fa ha dedicato al Maestro: quando - tradendolo e reinterpretandolo – ne aveva portato in scena (molto a modo suo) «Mistero buffo».  

Rossi ricorda che nei giorni del debutto Fo era andato a vederlo al Piccolo di Milano. «In camerino si era fatto fuori tutto il catering – dice scherzosamente cercando di alleggerire il momento –. In realtà non avevamo molto parlato del mio «Mistero», né allora né poi: di lì a poco sarebbe mancata Franca, e lui si sarebbe molto isolato».  

E poi aveva poco tempo Fo. «Si era impegnato su cento fronti lavorativi: aveva ancora tanto da fare e da dare, ed era diventato quasi frenetico negli ultimi tempi. Ci sono persone che si arrendono all’età; e altre che combattono fino alla fine. Nel suo carattere non c’era posto per la parola rassegnazione». 

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