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martedì 4 ottobre 2016

MARIA OPERATA CON UNA GRUCCIA PER ABORTIRE: I POLACCHI

“Operata in segreto con una gruccia dopo lo stupro”: l’incubo di Maria, in piazza per l'aborto

La giovane aveva subito violenza da parte dello zio
AFP

LA STAMPA 04/10/2016
Maria Jarusjewska ha lasciato il marito a casa a brontolare di mattina presto. Da Siedice, dove fa l’infermiera, ha preso l’autobus per Varsavia. Da sola, tutta vestita di nero, tranne per la borsetta «chè l’avevo solo marrone». Lei è una delle migliaia di donne che ieri sono scese in piazza per rivendicare il diritto «a decidere di avere una vita “normale”». Maria, chiamata così perché quando è nata – in una famiglia tradizionale e molto cattolica - era «bella come una Madonna». Oggi ha 20 anni.  

Polonia, donne in piazza contro la legge anti aborto

Due anni fa, prima di sposarsi con Mowsze, lo zio, di 52 anni, l’aveva violentata. «Ero sola a casa. Una domenica che i miei genitori erano andati dai parenti. Non mi ha picchiata, non mi ha lasciato segni. Forse avrei dovuto lottare di più». Maria vive ancora con il senso di colpa: «Meno male che ora ho Mowsze, che mi vuole bene e mi protegge da tutto, anche dai ricordi». Ai genitori non ha mai detto cos’era successo: «Nessuno mi avrebbe mai creduta. Ne sono certa. Il fratello di papà, poi…». E denunciare lo zio alla polizia, nel piccolo paese in cui viveva, era fuori discussione. Ma una denuncia per stupro, per la legge polacca, sarebbe stata l’unica strada per poter abortire legalmente. «Quando mi sono accorta di essere incinta ho vomitato dal disgusto. Poi ho mangiato delle pastiglie che ho rubato a mia nonna insieme a del veleno per le farfalle degli armadi. Ho pensato che il peggio che poteva succedermi era di morire, che era sempre meglio che vivere così. Ma non sono morta».  
Maria non vuole dire chi l’ha aiutata: «Il cognome che vi ho dato è di un vecchio compagno di scuola, non è il mio. E ora con questa nuova legge assurda se mi trovano mi potrebbero arrestare, così come quelli che mi hanno aiutato a uscire dall’incubo». Per uscire dall’incubo Maria è dovuta passare attraverso un altro incubo: «Ho abortito clandestinamente». L’hanno aiutata delle sue «conoscenti» che ci erano già passate. «Siamo andate in una città quasi al confine con la Germania. La “clinica” era in un appartamento. Molto pulito, in ordine. Quando ho visto chi mi avrebbe operata mi sono tranquillizzata, sembrava una persona a posto che sapeva cosa stava facendo. Mi ha detto che mi avrebbe fatto l’anestesia locale. Ma poi ho capito il “come” l’avrebbe fatto…».  

A Maria l’interruzione di gravidanza è stata praticata con una gruccia di alluminio appiattita, di quelle che si usano in lavanderia. «La cosa pazzesca è che prima di farlo l’ha pure sterilizzata». Non ha più voglia di raccontare: «Lo faccio solo perché oggi, qui, dobbiamo fermare questa legge. Dobbiamo dire a tutti che non è facile vedere cosa è giusto e cosa non lo è. Che nessun giudice o politico può decidere al posto nostro, e che ogni storia è diversa. E che nessuna donna deciderebbe mai di rinunciare a un figlio se non avesse delle buone ragioni».

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