IL MIO BLOG E' AD IMPATTO ZERO DI CO2

IL MIO BLOG E' AD IMPATTO ZERO DI CO2

Cerca nel blog

Caricamento in corso...

sabato 1 ottobre 2016

LA SINISTRA IN SUPER CRISI

Sinistra – Europa, socialdemocrazia al bivio. La mappa dei partiti in crisi | l’Unità TV

unita.tv- Europa, socialdemocrazia al bivio. La mappa dei partiti in crisi. Dalla Grecia al Regno Unito, dalla Francia alla Spagna e alla Germania: cosa sta succedendo ai partiti socialisti e socialdemocratici e come invertire la rotta – 
La sconfitta di Milliband alle elezioni del 2015 tuttavia è stata onorevole, anche se in molti vista la stagnazione dell’economia con il primo governo Cameron, si aspettavano una vittoria Laburista. Dopo la sconfitta, paradossalmente, il Labour si è sbilanciato ancora più a sinistra con Corbyn oppositore del New Labour e fautore di un programma oltranzista e statalista.
Come scrive Bertinetti, dello sbilanciamento a sinistra l’unica ad esultare è Theresa May, primo ministro conservatore che ha preso il posto di David Cameron dopo il referendum che ha sancito l’uscita del Regno Unito dall’Europa.
Ad oggi sembra improbabile per il Labour, dato in calo dai sondaggi, riuscire a tornare alla guida della Gran Bretagna in tempi brevi. Il Partito Laburista a guida Corbyn ha deciso di parlare agli elettori che già lo votano, rinunciando a svolgere un ruolo di sintesi, cosa fatta egregiamente nell’era Blair.
La Spagna post-Zapatero e il Psoe che fatica a ritrovarsiIl 2011 è l’anno che segna l’inizio del declino del Psoe, alla guida della Spagna dal 2004 con José Luis Rodríguez Zapatero. I 7 anni di governo del premier spagnolo hanno rappresentato per i partiti socialisti di tutta Europa un modello, con la Spagna in costante crescita economica e culturale e il Psoe in costante crescita elettorale. Certo la situazione di partenza era quasi drammatica, ma le politiche messe in campo da Zapatero hanno dato una grande spinta all’economia spagnola.
La crisi economica e l’esplosione della bolla immobiliare hanno messo però in evidenza tutti i problemi spagnoli e così anche l’azione di governo dei socialisti è stata vista da un’altra prospettiva. Dal 2011 il Partito Popolare ha preso in mano le redini del Paese, fino alle elezioni del dicembre 2015: da allora la Spagna non ha un governo, nonostante i cittadini si siano recati per ben due volte alle urne, facendo scivolare il paese iberico in una paralisi politica unica nella storia.
Nella crisi generale dei due maggiori partiti che da trent’anni governano il Paese, il Psoe è quello che accusa una flessione maggiore. Dal 2008 al 2015 ha infatti dimezzato i suoi voti passando dal 43,8% al 22%, insidiato da Podemos, nuovo soggetto politico di sinistra che lo incalza.
L’incertezza politica e la mancanza di un accordo, sia a destra che a sinistra, per la formazione di un governo sembrano aver penalizzato ulteriormente i socialisti, che nelle elezioni regionali di pochi giorni fa in Galizia e nei Paesi Baschi hanno vissuto il sorpasso di Podemos. Il Psoe soffre di una carenza di leadership, con Sanchez messo in discussione all’interno del suo stesso partito, con una parte che preme per un governo di coalizione con i Popolari che metterebbe fine alla paralisi politica che il Paese sta vivendo da ormai un anno.
In Germania il sentiero sempre più stretto per la SpdLa situazione della Spd forse è la più complicata nel panorama politico del socialismo europeo. E’ il partito che ha modernizzato la Germania con il cancelliere Gerhard Schröder, come Blair uno dei massimi esponenti della Terza via.
Quando nel 1998 l’Spd, con Schröder, conquistò la cancelleria a scapito di Helmut Kohl la situazione in Germania non era proprio rosea, ma grazie ad una politica seria e di sviluppo, a riforme dure e coraggiose, oltre a qualche concessione dell’Europa, Schröder riuscì a capovolgere la situazione portando la Germania ad essere tra i motori d’Europa.
Alle elezioni del 2005 dopo due mandati, però, perse contro Angela Merkel l’astro nascente della Cdu venuto dall’Est. In realtà avrebbe avuto i numeri per formare un governo rosso-rosso-verde, ma almeno a livello nazionale la Spd si è sempre rifiutata di allearsi con la sinistra radicale, che comunque non era propriamente favorevole alle politiche economiche di Schröder.
La scelta della Spd fu quella di formare un governo di coalizione, appoggiando la Cdu di Angela Merkel. Da quel momento i socialdemocratici non riuscirono più a conquistare la Cancelleria, tutt’ora in mano a Frau Angela con il sostegno della Spd. Se c’è una parola che contraddistingue i socialdemocratici tedeschi quella è sicuramente coerenza, infatti per ben due volte (2005-2013) hanno avuto la possibilità di formare un governo di sinistra con la Linke e per due volte hanno appoggiato la grosse koalition, mettendo davanti gli interessi del Paese a quelli del partito.
Questa posizione ha naturalmente penalizzato l’Spd, stretta tra la morsa della Cdu e quella della Linke. In vista delle elezioni federali del prossimo anno, la situazione politica tedesca non è delle migliori, con entrambi i partiti principali che vedono il consenso erodersi a vantaggio del partito antieuropeista Alternative für Deutschland a destra e della Linke a sinistra. Le posizioni di quest’ultimo periodo, sia sui temi economici che sull’immigrazione, fanno pensare ad uno spostamento a destra del partito, cosa che potrebbe rafforzare ulteriormente la Linke.
Con questi numeri qualsiasi esito è possibile, anche se sembra ancora in pole position una nuova grosse koalition, che però potrebbe, per la prima volta, essere a guida socialdemocratica.
La crisi del Partito socialista in Francia e il crollo di HollandeIn Francia il Partito Socialista è al governo, ha la maggioranza nell’Assemblea legislativa, ma le cose non vanno affatto bene. La popolarità del presidente Hollande e del primo ministro Valls sono in caduta libera e la politica del governo non è molto apprezzata dai cittadini.
Il rischio concreto per il partito socialista, dopo aver governato per 5 anni il Paese, è quello di ritrovarsi fuori dal ballottaggio nelle presidenziali del 2017, e addirittura terza forza nell’Assemblea legislativa. I sondaggi e anche l’esito delle elezioni intermedie pronosticano un ballottaggio tra le due formazioni di destra: l’Ump dell’ex presidente Nicolas Sarkozy e il Front National, partito identitario e antieuropeista, di Marine Le Pen. Non sarebbe la prima volta, già nel 2002 la Francia ha celebrato un ballottaggio tra i due partiti di destra, ma un chiaro segnale sulla rotta sbagliata scelta dal Psf, a cui vengono contestate le politiche sul lavoro, le politiche sull’immigrazione e le politiche antiterrorismo, in un paese che ha subito 3 grandi attacchi terroristici in meno di due anni.
La risposta a queste richieste, però, è stata peggiore della strada scelta in partenza con un appiattimento a destra che non fa onore ad un partito socialista importante come quello francese. Dopo le presidenza Mitterrand il Psf ha vissuto una lunga crisi che la vittoria di Hollande nel 2012 sembrava aver messo alle spalle, ma l’azione di governo ha riportato il partito indietro di quindici anni, almeno elettoralmente.
La speranza è che l’astro nascente e ex ministro ministro dell’Economia Emmanuel Macron, non molto gradito dalla base che lo accusa di aver tradito le aspettative della sinistra francese, possa in qualche maniera arginare questo perdita di consensi. Certamente non succederà in questa tornata elettorale dove il Psf sembra essere già battuto.

Questo breve giro politico dell’Europa ha certificato uno stato di salute precario per i partiti socialisti e socialdemocratici. Ogni Paese ha peculiarità e problemi diversi dagli altri, ma una cosa sembra accomunare tutti i partiti socialdemocratici europei: l’esaurimento di quella spinta riformista che tra la fine degli anni ’90 e l’inizio degli anni 2000 portò grande beneficio a tutta Europa.
Il passaggio di oggi è delicatissimo. I leader socialdemocratici sono chiamati all’impresa titanica di trovare risposte comuni davanti all’epocale mutazione economica e sociale che sta affliggendo il vecchio Continente. Gran parte del futuro della sinistra europea passa dal rafforzamento delle istituzioni comunitarie, verso quell’idea di Stati Uniti d’Europa, da tempo teorizzati ma mai neanche lontanamente attuati. O l’Europa o la morte, prima che altri Paese possano seguire la scia della Brexit e il pessimo esempio del Labour.
La strada è stretta per le socialdemocrazie, ma sembra obbligata e si chiama cambiamento. Solo tornando alla spinta riformista del passato si può pensare di non soccombere davanti all’avanzamento dei populismi, siano essi di destra e di sinistra.

Nessun commento:

Posta un commento